Niente denti né attrito: ecco gli ingranaggi che funzionano con i fluidi
Per quanto l’ingegneria abbia fatto passi da gigante, i classici ingranaggi sono rimasti sorprendentemente fedeli a sé stessi da tempi immemori. Parliamo di soluzioni comuni come denti che si incastrano, superfici solide che si sfiorano, attrito da gestire con lubrificanti e manutenzione continua. Un sistema che si dimostra da sempre efficace, certo, ma anche vulnerabile perché basta poco, un granello di polvere o un leggero disallineamento, per mettere in crisi un intero meccanismo.
È partendo da questo limite che un gruppo di ricercatori della New York University ha deciso di ripensare il concetto stesso di ingranaggio. Si è così deciso di eliminare del tutto i denti e affidare il trasferimento del movimento a un fluido, dove non avviene nessun contatto diretto tra le parti, pertanto non ci sono superfici che si consumano nel tempo. Innovativo ma banale allo stesso tempo, non trovate?
In pratico si sono eseguiti dei test in laboratorio, dove i ricercatori hanno immerso due cilindri in una miscela viscosa di acqua e glicerolo. Quado uno dei due viene messo in rotazione da un motore, l’altro resta libero e poi appena il primo inizia a girare il liquido attorno non rimane fermo, ma si muove, crea vortici e correnti che finiscono per coinvolgere anche il secondo cilindro. Sembra più complesso a scriverlo che a ricrearlo.
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