PNRR verso il traguardo: cosa rivelano le ultime revisioni del piano

Febbraio 11, 2026 - 09:00
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PNRR verso il traguardo: cosa rivelano le ultime revisioni del piano

lentepubblica.it

A pochi mesi dalla chiusura del Piano nazionale di ripresa e resilienza, l’Italia si trova in una fase decisiva. Il cronometro corre veloce e, mentre una parte significativa delle riforme previste ha già superato il vaglio europeo, restano aperte diverse questioni legate all’avanzamento concreto dei progetti e alla capacità di trasformare le risorse in interventi reali.


A fare luce su questo passaggio delicato è la ricerca di Openpolis, che attraverso il progetto OpenPNRR monitora in modo indipendente lo stato di attuazione del piano.

I dati disponibili, seppur non aggiornati agli ultimissimi mesi, restituiscono un quadro articolato: da un lato l’Italia ha rispettato finora le principali scadenze formali, dall’altro una quota rilevante degli interventi finanziati non è ancora giunta alla fase finale.

Spesa e avanzamento: un equilibrio ancora fragile

Secondo le informazioni analizzate da Openpolis sulla base della settima relazione governativa trasmessa al Parlamento, al termine del 2025 risultava speso poco più del 52% delle risorse complessive del PNRR, pari a circa 101 miliardi di euro. Una percentuale che, pur non essendo decisiva ai fini della rendicontazione europea, rappresenta un indicatore importante per comprendere il ritmo di avanzamento degli investimenti.

Sul fronte finanziario, l’Italia ha già incassato oltre 153 miliardi di euro, vale a dire quasi l’80% dei fondi complessivamente assegnati. Questo risultato è stato possibile grazie al rispetto delle milestone e dei target previsti per le prime otto rate. Tuttavia, come sottolinea l’analisi di Openpolis, tali risultati sono stati raggiunti anche attraverso numerose modifiche al piano, che nel tempo hanno comportato rinvii, semplificazioni e in alcuni casi un ridimensionamento degli obiettivi iniziali.

Centinaia di migliaia di progetti, ma non tutti a buon punto

Il numero complessivo degli interventi finanziati dal Pnrr ha superato quota 550mila, un dato più che raddoppiato rispetto a inizio 2025. L’aumento, spiegano le fonti governative, è legato soprattutto al progressivo completamento delle procedure di registrazione da parte dei soggetti attuatori.

Di questi progetti, circa 384mila risultano conclusi, mentre oltre 32mila sono in fase di completamento. Resta però una fetta non trascurabile — circa il 24% — di interventi ancora lontani dalla conclusione. Un elemento che solleva interrogativi, soprattutto considerando che il piano è ormai nella sua fase terminale e che molte opere più complesse, spesso anche le più costose, tendono a procedere più lentamente.

Come evidenzia Openpolis, manca inoltre un dato fondamentale: il valore economico complessivo dei progetti conclusi rispetto a quelli ancora in corso. Un’assenza che rende più difficile valutare l’effettivo stato di avanzamento degli investimenti più rilevanti.

La sesta revisione: una svolta obbligata

Dal 2023 al 2025 l’Italia ha presentato a Bruxelles sei richieste di revisione del Pnrr, un numero che testimonia le difficoltà incontrate nella sua attuazione. L’ultima, approvata dalla Commissione europea nel novembre 2025, rappresenta un passaggio cruciale.

Pur mantenendo invariata la dotazione complessiva del piano, il governo è intervenuto su 173 misure, tra riforme e investimenti. L’obiettivo dichiarato è stato quello di rendere il Pnrr più gestibile nella sua fase finale, riducendo il peso burocratico e chiarendo meglio i criteri di verifica dei risultati.

Secondo la ricostruzione di Openpolis, per 83 misure le modifiche hanno avuto un carattere puramente tecnico e semplificatorio. In altri 52 casi, invece, la revisione è stata più incisiva, con cambiamenti nelle modalità di attuazione e, talvolta, nella distribuzione delle risorse. In alcune situazioni si è arrivati anche a un ridimensionamento degli obiettivi, motivato da criticità emerse durante l’attuazione.

Riallocazioni e nuove priorità

Dal punto di vista finanziario, la sesta revisione ha comportato una riallocazione complessiva di circa 13,4 miliardi di euro. Alcuni interventi hanno subito riduzioni consistenti, spesso a causa di una domanda inferiore alle attese o di difficoltà strutturali. Tra questi figurano misure legate alla transizione energetica avanzata, alle comunità energetiche, alla prevenzione del dissesto idrogeologico e alle politiche attive del lavoro.

Le risorse liberate sono state indirizzate verso ambiti considerati più pronti a essere realizzati. In particolare, sono stati rafforzati strumenti già esistenti come Transizione 4.0, il fondo per i contratti di filiera e alcune riforme nel settore delle infrastrutture ferroviarie.

Un elemento sempre più centrale, come segnala Openpolis, è il ricorso agli strumenti finanziari, che oggi gestiscono oltre 23 miliardi di euro del Pnrr. Questa scelta consente di rispettare le scadenze europee assumendo impegni giuridici entro il 2026, pur permettendo la realizzazione concreta degli interventi anche oltre tale data.

Meno scadenze, ma più mirate

La revisione ha inciso anche sulla programmazione di milestone e target. Il numero complessivo delle scadenze è sceso da 614 a 575, soprattutto grazie ad accorpamenti e semplificazioni. Le ultime tre rate sono state oggetto di un riequilibrio significativo, con una riduzione degli obiettivi intermedi considerati non essenziali.

In alcuni casi i target sono stati anticipati perché già sostanzialmente raggiunti; in altri sono stati ripensati o posticipati per tenere conto di ritardi oggettivi. Nel frattempo, l’Italia ha già ottenuto i fondi dell’ottava rata e ha presentato la richiesta per la nona.

Il dossier della fondazione Openpolis

Qui il documento.

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