Rider a 2,50 euro a consegna: Procura di Milano dispone amministrazione giudiziaria per Glovo

Febbraio 11, 2026 - 09:00
 0
Rider a 2,50 euro a consegna: Procura di Milano dispone amministrazione giudiziaria per Glovo

lentepubblica.it

La Procura di Milano accende i riflettori sul modello Glovo: dispone l’amministrazione giudiziaria nei confronti del colosso del delivery per sfruttamento del lavoro, con rider sottopagati e senza tutele sindacali minime.


Il lavoro digitale prometteva flessibilità, autonomia e nuove opportunità. Per decine di migliaia di rider, però, si è trasformato in una quotidianità segnata da compensi minimi, controllo costante e assenza di tutele. È questo il quadro che emerge dall’inchiesta della Procura di Milano, che ha disposto il controllo giudiziario della piattaforma di food delivery Glovo, contestando un sistema di sfruttamento lavorativo su larga scala.

Secondo gli inquirenti, il modello organizzativo adottato dalla società – operativa in Italia tramite Foodinho – avrebbe coinvolto circa 40mila fattorini, sottoposti a una gestione algoritmica stringente e a compensi incompatibili con standard minimi di dignità economica. Il provvedimento, adottato in via d’urgenza, dovrà ora essere vagliato da un giudice per le indagini preliminari, ma segna un passaggio di forte discontinuità nel rapporto tra giustizia, piattaforme digitali e lavoro.

Il provvedimento: amministrazione giudiziaria e modelli organizzativi sotto accusa

La misura disposta dalla Procura prevede la nomina di un amministratore giudiziario, con il compito di verificare il rispetto della normativa sul lavoro e di avviare un percorso di regolarizzazione dei rider. Non si tratta solo di correggere singole irregolarità, ma di intervenire su un impianto aziendale ritenuto strutturalmente inadeguato.

Gli atti parlano di una politica d’impresa che avrebbe consapevolmente sacrificato la legalità, affidandosi a un sistema organizzativo incapace di prevenire condizioni di sfruttamento diffuse. Un’impostazione che, secondo l’accusa, avrebbe favorito una compressione sistematica dei diritti, spostando il rischio economico integralmente sui lavoratori.

L’inchiesta si inserisce in un filone già noto alla magistratura milanese, che negli ultimi anni ha acceso i riflettori su diversi colossi della logistica e dei servizi, chiamati a rispondere di pratiche elusive delle norme sul lavoro.

Compensi sotto la soglia di povertà e controllo digitale costante

Il dato più allarmante riguarda le retribuzioni. Secondo l’indagine, i rider avrebbero percepito in media circa 2,50 euro a consegna, una cifra ritenuta non solo insufficiente, ma incompatibile con il diritto a un’esistenza libera e dignitosa. Pagamenti legati esclusivamente alla consegna effettuata, senza riconoscimento dei tempi di attesa, degli spostamenti o dei rischi connessi all’attività.

A rendere il quadro ancora più critico è il sistema di controllo algoritmico: assegnazione delle corse, valutazioni delle performance, penalizzazioni e premi sarebbero stati gestiti da remoto, attraverso meccanismi automatici che di fatto avrebbero limitato l’autonomia dei lavoratori, avvicinando il rapporto a una forma di subordinazione mascherata.

L’inchiesta, coordinata dal pm Paolo Storari, ipotizza condizioni di sfruttamento estremo, tali da poter integrare anche fattispecie penalmente rilevanti.

Il “caporalato digitale” e il nodo dei lavoratori migranti

Da anni i sindacati parlano di “caporalato digitale” per descrivere un sistema in cui la tecnologia diventa strumento di intermediazione opaca e di compressione dei diritti. Un fenomeno che colpisce in modo particolare i lavoratori più fragili, spesso migranti, per i quali il food delivery rappresenta una delle poche porte d’accesso al mercato del lavoro.

Secondo NIDIL CGIL, l’intervento della Procura riporta al centro una realtà denunciata da tempo: un settore cresciuto rapidamente senza un adeguato presidio normativo, dove il cottimo è diventato la regola e l’autonomia contrattuale una finzione.

CGIL: “I rider non sono autonomi, va applicato il lavoro subordinato”

La presa di posizione della CGIL è netta. L’ordinanza, secondo il sindacato, conferma quanto già emerso in precedenti pronunce giudiziarie: i rider non possono essere considerati lavoratori autonomi quando l’organizzazione del lavoro è eterodiretta.

Dati alla mano, quasi il 60% dei fattorini dichiara compensi compresi tra 2 e 4 euro lordi all’ora, una soglia che solleva interrogativi non solo giuridici, ma sociali. Per la CGIL, qualora emerga un rapporto etero-organizzato, deve trovare applicazione la disciplina del lavoro subordinato, con tutte le tutele previste dal contratto collettivo nazionale.

Non solo. Viene contestata la scelta di remunerare esclusivamente il tempo di consegna, escludendo le attese e trasferendo sui lavoratori il rischio d’impresa, oltre alla mancanza di risultati concreti nel confronto sindacale.

CISL e Fit CISL: “Salario equo e sicurezza non sono opzionali”

Sulla stessa linea si colloca la CISL, insieme alla Fit CISL. Per i sindacati confederali, quanto emerge dall’inchiesta impone una riflessione profonda sul lavoro mediato dalle piattaforme.

Salario equo, tutela della salute, sicurezza stradale e contrasto all’illegalità non possono essere considerati elementi accessori, nemmeno in contesti ad alta flessibilità. La richiesta è quella di controlli continui, applicazione dei contratti stipulati dalle parti più rappresentative e una contrattazione capace di governare anche il ruolo degli algoritmi.

La direttiva europea e il bivio per il food delivery

Lo sguardo si allarga pertanto adesso al contesto europeo. Il recepimento della Direttiva UE sul lavoro tramite piattaforme viene indicato come un passaggio decisivo per superare le ambiguità che hanno finora consentito modelli organizzativi opachi. Una riforma che non può essere rinviata né svuotata, soprattutto in un settore che coinvolge oltre un milione di persone.

L’obiettivo dichiarato è chiaro: ricondurre il lavoro digitale entro confini di legalità, trasparenza e responsabilità sociale, evitando che l’innovazione diventi il paravento di nuove forme di sfruttamento.

Un precedente che può cambiare il settore

Il controllo giudiziario disposto a Milano rappresenta dunque un precedente di grande rilevanza. Non si tratta solo di un caso giudiziario, ma di un banco di prova per l’intero comparto del food delivery e, più in generale, per il lavoro su piattaforma.

In conclusione se confermato, il provvedimento potrebbe aprire la strada a una revisione profonda dei modelli di business, imponendo alle aziende di rimettere al centro la persona, e non solo l’efficienza dell’algoritmo. Una sfida che riguarda ora il presente del lavoro e, soprattutto, il suo futuro.

The post Rider a 2,50 euro a consegna: Procura di Milano dispone amministrazione giudiziaria per Glovo appeared first on lentepubblica.it.

Qual è la tua reazione?

Mi piace Mi piace 0
Antipatico Antipatico 0
Lo amo Lo amo 0
Comico Comico 0
Furioso Furioso 0
Triste Triste 0
Wow Wow 0
Redazione Redazione Eventi e News