Stipendi più alti e maggiore flessibilità nelle Unioni di Comuni con la Legge di Bilancio 2026
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La manovra finanziaria ridisegna regole su assunzioni, mobilità e salario accessorio negli enti locali associati, aprendo nuovi spazi per aumenti retributivi e una gestione del personale più efficiente.
La Legge di Bilancio 2026 introduce un intervento atteso da tempo nel complesso sistema del personale degli enti locali, con ricadute dirette anche sulle Unioni di Comuni. L’articolo 1, comma 238, della legge 30 dicembre 2025, n. 199, chiarisce e modifica le modalità di calcolo delle capacità assunzionali, incidendo su un nodo cruciale: il rapporto tra mobilità del personale, limiti di spesa e possibilità di riconoscere aumenti economici.
La norma si inserisce in un quadro più ampio di semplificazioni amministrative pensate per rafforzare la gestione associata delle funzioni, soprattutto nei territori caratterizzati da piccoli enti. L’obiettivo politico e organizzativo è evidente: rendere le Unioni strumenti realmente attrattivi e funzionali, superando rigidità che negli anni hanno frenato sia l’organizzazione interna sia le politiche retributive.
Mobilità interna senza penalizzazioni
Uno dei passaggi più rilevanti del comma 238 riguarda la mobilità tra enti appartenenti alla stessa Unione. La legge stabilisce che il trasferimento di un dipendente da un’Unione a un Comune membro, o viceversa, non produce effetti negativi sul calcolo del turnover.
In concreto:
- per l’ente di provenienza, l’uscita del dipendente non viene considerata una cessazione utile ai fini delle capacità assunzionali;
- per l’ente di destinazione, l’ingresso non è qualificato come nuova assunzione, purché il trasferimento avvenga all’interno del medesimo perimetro associativo.
Questa precisazione normativa elimina una distorsione che, fino a oggi, scoraggiava la mobilità interna. Gli spostamenti di personale, pur rispondendo a esigenze organizzative, finivano infatti per consumare margini di spesa o bloccare future assunzioni. Con la nuova disciplina, la mobilità diventa uno strumento neutro, favorendo una distribuzione più razionale delle risorse umane.
Più autonomia organizzativa per gli enti associati
La ratio della disposizione è chiaramente orientata a rafforzare la flessibilità gestionale. Le Unioni di Comuni, spesso chiamate a gestire servizi complessi con organici ridotti, potranno ora riorganizzarsi senza il timore di sforare vincoli finanziari.
Questo approccio premia una visione integrata dell’ente associativo, considerato non come una somma di amministrazioni isolate, ma come un sistema unitario. In tale prospettiva, la circolazione del personale diventa un fattore di efficienza e non più un problema contabile.
Superato il “tetto 2016” sul salario accessorio
La vera novità, però, riguarda il trattamento accessorio. Per anni, le Unioni di Comuni sono rimaste escluse dalle aperture normative che consentivano ai singoli Comuni di incrementare i fondi destinati a premi, indennità e incentivi.
Il cosiddetto “tetto 2016”, introdotto dall’articolo 23, comma 2, del decreto legislativo 75/2017, aveva cristallizzato il salario accessorio ai livelli di quell’anno, impedendo qualsiasi crescita strutturale. Il “Decreto PA” del 2025 aveva già allentato questi limiti per i Comuni, ma non per le Unioni.
Con la Legge di Bilancio 2026 arriva finalmente l’armonizzazione:
- anche le Unioni di Comuni possono incrementare il fondo per il salario accessorio;
- l’aumento è consentito in proporzione alle nuove assunzioni effettuate;
- il vincolo storico del 2016 viene di fatto superato.
Si tratta di un passaggio decisivo, che consente agli enti associati di riconoscere maggiori compensi legati alla produttività, alle responsabilità e ai risultati.
Risorse proprie e rispetto dei vincoli di spesa
La maggiore autonomia non è però priva di condizioni. La legge chiarisce che gli incrementi del trattamento accessorio devono essere finanziati con risorse proprie dell’Unione. Non è ammesso, quindi, trasferire automaticamente il costo sui bilanci dei Comuni aderenti oltre i limiti consentiti dalla normativa sul personale.
Questo equilibrio tra apertura e prudenza mira a garantire sostenibilità finanziaria, evitando che gli aumenti retributivi si traducano in squilibri strutturali.
Aumenti salariali nel triennio 2025-2027
Le novità normative si intrecciano con il rinnovo economico previsto per il personale degli enti locali. Secondo le stime contenute nella manovra:
-
nel 2026 l’aumento medio raggiungerà circa 92 euro lordi mensili;
-
a regime, entro la fine del 2027, gli incrementi complessivi si collocheranno tra 150 e 158 euro lordi.
Questi valori riguardano anche i dipendenti delle Unioni di Comuni, che potranno beneficiare sia degli aumenti contrattuali sia delle nuove possibilità sul fronte del salario accessorio.
Detassazione e incentivi economici
Un ulteriore elemento di rilievo è la detassazione del salario accessorio per il 2026. La Legge di Bilancio introduce un’imposta sostitutiva del 15% sui compensi accessori, in luogo delle aliquote IRPEF ordinarie, per i lavoratori con redditi fino a 50.000 euro.
L’agevolazione si applica entro un tetto massimo di 800 euro e rende più conveniente, anche dal punto di vista netto, l’erogazione di premi e indennità. Un incentivo che rafforza l’impatto concreto delle nuove regole.
Continuità economica e tutela delle professionalità
Grazie alle precisazioni sulla mobilità, i dipendenti che si spostano tra Comuni e Unioni dello stesso ambito possono mantenere le posizioni economiche acquisite, comprese le indennità accessorie. Non essendo considerati “neoassunti”, non subiscono decurtazioni dovute ai limiti di spesa dell’ente ricevente.
Questo aspetto tutela le professionalità e rende la mobilità una scelta meno penalizzante, favorendo percorsi di crescita coerenti con le esigenze del territorio.
Un’opportunità strategica per i piccoli enti
Nel complesso, il comma 238 rappresenta un cambio di passo nella disciplina del personale delle Unioni di Comuni. Più flessibilità, maggiori possibilità di valorizzazione economica e regole più coerenti con la logica della gestione associata.
Per i piccoli enti, spesso alle prese con carenze di organico e difficoltà nel trattenere competenze qualificate, la riforma apre spazi concreti per rendere le Unioni più competitive e attrattive, senza rinunciare al controllo della spesa pubblica.
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