Anche sull’Iran, il Pd aspetta che il M5s decida che cosa si può dire e si può fare

Gen 15, 2026 - 02:00
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Anche sull’Iran, il Pd aspetta che il M5s decida che cosa si può dire e si può fare

Le grandi tragedie della storia trovano sempre il modo per sbarcare al Nazareno nella forma della farsa, malgrado la gravitas che accompagna le prudenze, le incertezze e le ipocrisie di un partito costretto a dissimulare la sindrome di Stoccolma verso Giuseppe Conte e il Movimento 5 stelle con posture fintamente adulte e responsabili e nei fatti mediocremente opportunistiche e servili.

Poche settimane fa i vertici del Partito democratico hanno pubblicamente bacchettato Graziano Delrio e il piccolo gruppo di senatori dem che con lui avevano presentato un disegno di legge per la prevenzione e il contrasto dell’antisemitismo, mutuandone la definizione approvata dall’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto (International Holocaust Remembrance Alliance – Ihra) e fatta propria ufficialmente dall’Italia con una delibera del Consiglio dei ministri del 17 gennaio 2020.

Visto che al tempo a Palazzo Chigi c’era Giuseppe Conte, avrebbe dovuto esserne entusiasta e invece se ne sentiva offeso e criminalizzato, insieme a tutto il cucuzzaro antisionista, che dal 7 ottobre 2023 dà il tono che fa la musica delle piazze proPal e giudica la liberazione della Palestina “dal fiume al mare” un auspicio umanitario, non un grido di battaglia antisemita contro l’ebreo collettivo rappresentato dallo Stato di Israele.

Due giorni fa lo spettacolo si è ripetuto quando il senatore dem Filippo Sensi ha annunciato la presentazione di una risoluzione a sostegno delle imponenti manifestazioni in corso contro il regime iraniano. Un’opportuna scampanellata, per svegliare la sinistra dal sonno dogmatico, che le impedisce di sposare cause senza denominazione di origine anti-imperialista e la destra dal letargo strategico, che le inibisce qualunque posizione non sia dettata o preventivamente gradita dal gangster della Casa Bianca.

Prima ancora di leggerla, cioè prima ancora che Sensi la scrivesse, è arrivato dal Partito democratico l’altolà alla risoluzione sull’Iran, perché – questa la motivazione – la linea sui temi politicamente più sensibili deve essere preventivamente concordata con il Movimento, secondo il principio per cui proprio dove è maggiore la distanza dai pentastellati, maggiore deve essere la disponibilità dei democratici a spostarsi sulle loro posizioni, per difendere la costruzione testardamente unitaria della coalizione anti-Meloni. Dal che, peraltro, discende logicamente che l’alleanza potrà dirsi compiuta solo quando il Partito democratico sarà diventato il clone del Movimento 5 stelle o sarà incorporato da esso.

Visto che lo scrupolo e il riguardo per Conte è la variabile indipendente di ogni ragionamento politico, il Pd di Elly Schlein non ha una linea politica qualificabile come tale su nessun tema, nel quale la posizione del Movimento 5 stelle emerga con maggiore forza e, in genere, con più squallida impresentabilità.

Si è visto perfettamente sull’Ucraina, con il Partito democratico a rimorchio delle piazze pacifiste e su Gaza dopo il 7 ottobre, col disciplinato intruppamento nei cortei che insultavano Liliana Segre e osannavano Francesca Albanese.

Si è visto sul Venezuela, che ha meritato giusto le lacrime di Landini per la deposizione violenta di un “Presidente eletto dal Popolo”, come se il diritto internazionale iniziasse e finisse col principio di non ingerenza e la responsabilità di Trump fosse quella di avere catturato un delinquente, non di voler fare del Venezuela, col resto della sua ghenga, una sorta di Cecenia a stelle e strisce.

Si vedrà presto sull’Iran dove la mobilitazione passiva del Partito democratico scatterà solo se e quando la Casa Bianca scaricherà qualche bomba dimostrativa o di incoraggiamento su Teheran e magari riuscirà a fare fuori Khamenei, secondo un disegno predatorio e nichilista e certo lontanissimo da quello dell’esportazione della democrazia, ma molto più galvanizzante per l’opposizione anti-imperialista della mattanza, a cui da quasi cinquant’anni il regime degli ayatollah sottopone chi si ribella alla disciplina islamista.

Bisognerebbe riflettere sul perché la sinistra italiana sia riuscita a ignorare non solo politicamente, ma innanzitutto sentimentalmente la mobilitazione femminista di “Donna, Vita e Libertà” e perché non sia riuscita a immedesimarsi in una battaglia rivoluzionaria così genuinamente progressista contro il clerico-fascismo e la misoginia di Stato della Repubblica islamica dell’Iran. Ma questa riflessione dovrebbe essere libera da quegli alibi politicisti, dietro a cui i dirigenti del Nazareno si nascondono, sacrificando ogni questione di verità a considerazioni di opportunità o di malintesa unità politica, peraltro con magrissimi guadagni.

I vertici del Partito democratico si stanno comportando con Conte come i vertici del Partito Repubblicano statunitense si sono comportati con Donald Trump. E come loro finiranno sbranati o si accontenteranno di incarichi di servizio.

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Redazione Redazione Eventi e News