Bambino morto dopo il trapianto, la mamma di Domenico: “I medici mi hanno tradito, non posso perdonare”

Febbraio 22, 2026 - 11:30
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Bambino morto dopo il trapianto, la mamma di Domenico: “I medici mi hanno tradito, non posso perdonare”

“Finché non saprò la verità non posso” dire chi ha sbagliato. “Ma qualcuno parlerà, deve parlare. Perché mio figlio adesso non c’è più e se n’è andato per colpa di qualcuno, anzi più di uno. Di questo sono certa”. Così Patrizia Mercolino, la mamma di Domenico il bambino di due anni morto all’ospedale Monaldi in una intervista a ‘Il Corriere della Sera’, in seguito a un trapianto con un cuore rivelatosi poi danneggiato. Persone che in questi due mesi di calvario lei avrà incontrato chissà quante volte in ospedale, faccia a faccia. “Sicuramente ci avrò parlato, gli avrò anche stretto la mano. Però io ho la coscienza pulita e loro no. Sono loro che si devono vergognare per il fatto che mi hanno guardata negli occhi, non io”.

“Mi hanno detto che il cuore non batteva”

Lei aveva grande fiducia nei medici, l’ha sempre detto. Si è sentita tradita? “Adesso io provo solo schifo“. La mamma di Domenico ripercorre poi il calvario del figlio: “La sera del 22 dicembre, quando dal Monaldi ci chiamano per dirci che è disponibile un cuore. Mi hanno chiamata alle 22.30, così ci siamo precipitati in ospedale. La mattina dopo verso le 9:30 lo saluto prima che vada in sala operatoria. Il cuore nuovo arriva (da Bolzano, ndr) alle 14.30. Lo so perché non mi sono mai mossa da lì”. Quando finisce l’intervento “Mi chiamano, dicono che c’è un problema. Che problema? Il cuore non batte, mi dicono. Allora mi sono arrabbiata: come non batte?, ho chiesto loro. E quelli cercavano di tranquillizzarmi, mi dicevano che mio figlio era stato attaccato all’Ecmo, mi dicevano cose tipo: ora vediamo se il cuore riparte .Oppure… comunque è subito in lista per un nuovo cuore. Attenzione, badate bene, io non ce l’ho con tutto il Monaldi, che resta comunque un grande ospedale. Però ecco adesso io vi dico: Domenico era un bambino pieno di vita, con tanta voglia di vivere. Cioè, lui è entrato in ospedale col suo cuoricino malato che correva, che giocava… era un bambino con una vita normale. E invece…”

“Hanno avuto paura, voglio la verità”

 Ma lo hanno capito tutti quel giorno, quel 23 dicembre, in quel reparto, che c’era stato un errore, no? E perché allora non l’hanno ammesso subito? Perché hanno aspettato che la cosa venisse fuori sui giornali? “Perché hanno avuto paura”. Chi? “Tutti. Tutti quelli che erano lì, che sapevano”. Cioè, lei pensa che ci sia stato un accordo tra loro per non dirvi niente? “Sicuramente è andata così. Perché non è possibile che nessuno sapesse niente. Tutti sapevano, ma nessuno ha parlato. Per questo adesso mi sento tradita. Mi sento presa in giro. Perché io mi sono fidata di loro. Io gli ho affidato la vita di mio figlio. È una cosa che non posso perdonare. Dicevano che c’era stata una complicazione, che poteva succedere. Che bisognava aspettare. Ci davano speranze che non c’erano. Ci dicevano che il cuore non era ripartito bene, ma che stavano facendo di tutto. Invece sapevano già che l’organo era… che c’era stato quel problema” – spiega ancora -“Mi guardavano negli occhi e mi dicevano bugie. Ogni giorno. Per questo adesso voglio la verità. Voglio che chi ha sbagliato paghi. Non per vendetta, ma perché non deve succedere più a nessun altro bambino. Mio figlio non me lo ridà nessuno, ma almeno che la sua morte serva a qualcosa, a cambiare questo sistema”. Patrizia spiega ancora che “io non faccio processi prima. Non dico è colpa del professor Oppido, della dottoressa Farina o di chi altri… Quando uscirà fuori la verità, si saprà chi ha sbagliato”.

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