Buste paga 2026: tra nuove flat tax e rinnovi contrattuali
lentepubblica.it
L’inizio del 2026 rappresenta uno spartiacque fondamentale per milioni di lavoratori dipendenti, con le buste paga profondamente rinnovate dalla Manovra finanziaria: in particolare ecco quale ruolo gioca in questo scenario la flat tax, anche in vista dei futuri rinnovi contrattuali.
L’intento del legislatore è stato quello di alleggerire la pressione fiscale proprio attraverso varie flat tax, ma la realtà offre uno scenario diverso dal punto di vista burocratico.
Mentre i datori di lavoro predispongono i cedolini di gennaio, gli operatori del settore attendono un intervento chiarificatore dell’Agenzia delle Entrate.
Il debutto della flat tax al 5% sugli aumenti di stipendio
La novità più attesa e al contempo controversa riguarda la possibilità di applicare un’imposta sostitutiva dell’IRPEF e delle addizionali pari a un 5% sugli incrementi retributivi. Questa misura è riservata esclusivamente ai lavoratori con un reddito da lavoro dipendente che non supera la soglia dei 33.000 euro. Tuttavia, la norma si focalizza specificamente sugli importi aggiuntivi derivanti dai rinnovi contrattuali sottoscritti nel triennio che va dal 2024 al 2026.
Il punto di rottura interpretativo, sollevato con forza dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro nella circolare n. 1 del 2026, riguarda il perimetro dei contratti collettivi coinvolti. Nonostante l’Ufficio Studi di Camera e Senato avesse suggerito la necessità di una definizione esplicita, la Legge di Bilancio è stata piuttosto vaga sul punto, non distinguendo tra accordi nazionali, territoriali o aziendali.
In questo vuoto normativo, i Consulenti del Lavoro propongono una lettura restrittiva, secondo cui il beneficio dovrebbe applicarsi solo agli aumenti previsti dai contratti collettivi nazionali (CCNL). Secondo questa visione, resterebbero quindi soggette alla tassazione ordinaria tutte le somme derivanti da contratti di secondo livello o scaglioni di aumenti già corrisposti nel biennio precedente, limitando drasticamente l’accesso a quella che molti speravano fosse una misura di più ampio respiro.
Una mappa selettiva dei benefici: premi di produttività e lavoro notturno
Il panorama fiscale del 2026 non si ferma però solo ai rinnovi contrattuali, ma introduce una serie di aliquote agevolate legate a rigidi limiti di reddito che il datore di lavoro è tenuto a monitorare con estrema precisione. Se per gli aumenti contrattuali la soglia è fissata a 33.000 euro con un’aliquota del 5%, per i premi di produttività e la partecipazione agli utili lo Stato abbassa l’imposta sostitutiva all’1%. In questo caso, il beneficio si applica su importi fino a 5.000 euro e la platea dei destinatari si allarga sensibilmente, includendo tutti i dipendenti con un reddito annuo non superiore agli 80.000 euro.
Parallelamente, la Manovra cerca di compensare il sacrificio di chi opera in condizioni di maggiore disagio lavorativo. Gli straordinari e le maggiorazioni corrisposte per il lavoro notturno, i turni o i festivi beneficiano ora di una flat tax del 15%. Questa agevolazione opera entro un tetto massimo di 1.500 euro e riguarda esclusivamente i lavoratori che dichiarano un reddito da lavoro dipendente fino a 40.000 euro.
Le sfide del 2026: tra nuova IRPEF e tagli alle detrazioni
Oltre alle flat tax, la gestione degli stipendi deve tenere conto della riforma dell’IRPEF, con la riduzione della seconda aliquota. Questa semplificazione del prelievo fiscale si accompagna però al taglio delle detrazioni per i contribuenti che superano i 200.000 euro di reddito. In questo scenario, l’Agenzia delle Entrate ha l’onere di fornire istruzioni operative urgenti, poiché l’elaborazione dei cedolini non può prescindere da una certezza normativa che ad oggi manca.
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