Rinnovo CCNL Scuola 2022-2024: cosa cambia per le pensioni?
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Il rinnovo del CCNL Scuola 2022/2024 produce effetti concreti anche sugli assegni delle pensioni e sulle liquidazioni. Tra ricalcoli automatici, arretrati differenziati e possibili solleciti, ecco cosa devono sapere docenti, personale ATA e dipendenti del comparto ricerca.
Il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro “Istruzione e Ricerca” per il triennio 2022/2024 non si limita a ridefinire stipendi e trattamenti economici dei lavoratori in servizio. Come già avvenuto in occasione dei precedenti accordi contrattuali, gli incrementi tabellari riconosciuti a regime producono effetti diretti anche sul versante previdenziale, influenzando il calcolo della pensione e delle somme di fine rapporto.
Secondo quanto illustrato dalla FLC CGIL tratta di un aspetto spesso sottovalutato, ma di grande rilievo per chi ha lasciato il servizio negli ultimi anni o si appresta a farlo. Gli adeguamenti salariali, infatti, vengono “trascinati” nel trattamento pensionistico, secondo modalità e tempi che variano in base all’anno di cessazione dal lavoro.
Chi ha diritto al ricalcolo della pensione
Il principio di fondo è chiaro: tutti coloro che sono andati in pensione nel corso del 2022 e negli anni successivi rientrano nel perimetro del ricalcolo dell’assegno previdenziale. Questo aggiornamento riguarda non solo la pensione mensile, ma anche la liquidazione di fine servizio o di fine rapporto (TFS o TFR), che viene riconsiderata alla luce dei nuovi parametri retributivi.
Tuttavia, il quadro non è uniforme per tutti. Le differenze emergono soprattutto sul fronte degli arretrati contrattuali, che non spettano indistintamente a ogni pensionato coinvolto.
Arretrati sì o no? Le differenze tra 2022, 2023 e 2024
Un elemento centrale riguarda il periodo in cui è maturato il diritto alla pensione:
- Chi ha cessato il servizio nel 2022 o nel 2023 beneficerà del ricalcolo dell’assegno e della liquidazione, ma non riceverà arretrati contrattuali legati al rinnovo del CCNL.
- Chi è andato in pensione a partire dal 2024, invece, avrà diritto anche agli arretrati, oltre all’adeguamento strutturale del trattamento pensionistico.
Questa distinzione deriva dalle regole che disciplinano la decorrenza economica del contratto e il momento in cui il lavoratore risulta formalmente titolare del diritto alla pensione. In altre parole, non conta solo l’anno di validità del CCNL, ma anche la data effettiva di uscita dal servizio.
Come funziona l’adeguamento: il meccanismo dell’“ultimo miglio”
Dal punto di vista operativo, il processo segue una procedura già collaudata. L’Amministrazione di appartenenza ha l’obbligo di rivedere l’inquadramento economico del dipendente cessato durante la vigenza contrattuale, aggiornando i dati stipendiali alla luce dei nuovi aumenti.
Una volta completata questa fase, le informazioni corrette vengono trasmesse all’INPS, che procede alla riliquidazione della pensione attraverso la cosiddetta procedura dell’“ultimo miglio”. Si tratta di un passaggio tecnico che consente all’ente previdenziale di ricalcolare l’assegno sulla base delle ultime retribuzioni effettivamente spettanti.
L’intero iter, almeno nelle intenzioni, dovrebbe svolgersi in modo automatico, senza che il pensionato debba presentare domande o istanze specifiche.
Automatico, ma non sempre tempestivo
La prassi, però, insegna che tra teoria e realtà possono esserci scarti anche significativi. In passato, come già accaduto per il rinnovo del CCNL 2019/2021, non sono mancati ritardi nell’aggiornamento delle posizioni previdenziali, con conseguenti slittamenti nei tempi di pagamento degli importi ricalcolati.
Per questo motivo, pur non essendo obbligatorio, il pensionato mantiene la facoltà di intervenire attivamente. È possibile sollecitare l’adeguamento rivolgendosi a un Patronato, a un Sindacato dei pensionati oppure contattando direttamente l’amministrazione che ha gestito il rapporto di lavoro.
Quando serve una diffida formale
Nei casi in cui l’attesa si prolunghi oltre il ragionevole o emergano evidenti anomalie, resta percorribile anche la strada della diffida formale. Questo strumento, già utilizzato con successo in passato, consente di richiamare l’Amministrazione ai propri obblighi, sollecitando l’invio tempestivo dei dati aggiornati all’INPS.
La diffida non rappresenta una misura estrema, ma un atto di tutela legittimo, utile a sbloccare situazioni di stallo e a garantire il corretto riconoscimento dei diritti maturati.
Un impatto concreto sul reddito dei pensionati
Gli effetti del rinnovo contrattuale sulle pensioni non sono soltanto teorici. Anche incrementi apparentemente contenuti, una volta consolidati nel trattamento previdenziale, possono tradursi in maggiori importi mensili e in una liquidazione più elevata, con benefici che si estendono nel tempo.
Comprendere il funzionamento di questi meccanismi diventa quindi essenziale, soprattutto per chi ha concluso la carriera lavorativa negli ultimi anni o si trova in una fase di transizione verso la pensione.
Informazione e vigilanza restano fondamentali
In conclusione il rinnovo del CCNL “Istruzione e Ricerca” 2022/2024 conferma ancora una volta come le scelte contrattuali incidano ben oltre la durata del rapporto di lavoro. Pensione e liquidazione non sono elementi separati dalla dinamica salariale, ma ne rappresentano una naturale prosecuzione.
Restare informati, monitorare la propria posizione previdenziale e, se necessario, attivarsi attraverso i canali di tutela disponibili significa difendere concretamente il valore del lavoro svolto anche dopo l’uscita dal servizio.
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