Quanti danni ha fatto il Ciclone Harry in Sicilia? [VIDEO]
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Il giorno successivo al passaggio del ciclone Harry la Sicilia si è svegliata con un paesaggio profondamente segnato. Non si tratta soltanto di strade invase da detriti o di coste sfigurate dalla furia del mare, ma di un territorio che mostra, ancora una volta, tutta la sua fragilità di fronte a eventi meteorologici sempre più violenti e concentrati.
La conta dei danni è appena iniziata, ma i primi riscontri restituiscono uno scenario che ha pochi precedenti per estensione e intensità.
Harry ha colpito duramente non solo l’Isola, ma anche Calabria e Sardegna, con fenomeni che gli esperti definiscono estremi per durata, accumuli di pioggia e forza dei venti. Un evento che, per caratteristiche e impatto, viene già studiato come caso emblematico nei report tecnici della Protezione civile.
I dati del maltempo: piogge mai viste in tempi così brevi
A fornire un quadro scientifico dell’accaduto è stato il Centro Funzionale Centrale del Dipartimento della Protezione Civile, che ha incrociato le informazioni provenienti da satelliti meteorologici, radar nazionali e una fitta rete di stazioni meteoidropluviometriche. Un lavoro di controllo incrociato, svolto in stretto raccordo con i centri funzionali regionali e con il contributo decisivo dei presìdi territoriali.
I numeri parlano chiaro. Dal 18 gennaio, data di avvio dell’evento perturbato, gli accumuli di pioggia hanno superato i 500 millimetri in tutte le aree maggiormente coinvolte. In Sicilia, nel Messinese, il comune di Fondachelli-Fantina ha registrato oltre 518 millimetri in appena 60 ore. Valori che, in condizioni normali, corrispondono a diversi mesi di precipitazioni.
Situazioni analoghe si sono verificate in numerose altre stazioni pluviometriche: nel Catanese, lungo l’asse ionico, ma anche nelle zone interne, dove il terreno saturo ha favorito frane e smottamenti. Oltre 400 millimetri sono caduti in decine di punti di rilevazione, aggravando una condizione già critica.
Mare fuori controllo: onde alte come palazzi
Se la pioggia ha colpito l’entroterra, il mare non è stato da meno. Secondo la Rete Ondametrica Nazionale, tra il 20 e il 21 gennaio il moto ondoso ha raggiunto livelli eccezionali. Al largo di Catania le onde hanno sfiorato i dieci metri di altezza, trasformando il litorale in una linea di impatto continuo.
Le mareggiate hanno investito porti, lungomari e infrastrutture costiere, superando barriere e moli. In diversi centri abitati l’acqua ha raggiunto abitazioni, esercizi commerciali e depositi, rendendo necessarie evacuazioni preventive e interventi d’urgenza.
Venti di tempesta e raffiche distruttive
A completare il quadro, venti di burrasca forte, con raffiche superiori ai 100 chilometri orari, hanno sferzato per ore la Sicilia orientale e settentrionale. Scirocco e Levante hanno colpito senza distinzione coste ioniche e tirreniche, abbattendo alberi, scoperchiando tetti e danneggiando linee elettriche.
In molte aree il vento ha reso impossibile qualsiasi intervento durante la fase più acuta del ciclone, costringendo i soccorritori ad attendere un miglioramento delle condizioni per operare in sicurezza.
Dalle città alle isole: un bollettino che sembra di guerra
I danni sono diffusi e trasversali. A Palermo, nella zona dell’Arenella e al Molo Trapezoidale, imbarcazioni e automobili sono state travolte o danneggiate dalla combinazione di onde e raffiche. Nel Messinese la situazione appare ancora più critica: chilometri di costa ionica risultano devastati, ma anche il versante tirrenico ha subito pesanti conseguenze.
A Santa Teresa di Riva il sindaco ha parlato apertamente di “bollettino di guerra”: interruzioni prolungate di luce e acqua, strade impraticabili e abitazioni isolate. Scene simili si ripetono nel comprensorio turistico di Taormina e Giardini Naxos, dove strutture ricettive e stabilimenti balneari hanno riportato danni ingenti proprio nel periodo di preparazione alla stagione.
Alle Eolie, l’arcipelago simbolo del turismo siciliano, tutti i porti risultano colpiti. A Canneto, frazione di Lipari, le onde hanno invaso strade, negozi e case, lasciando segni evidenti sulle facciate e negli interni.
Anche l’entroterra non è stato risparmiato. Nell’Ennese si segnalano crolli di muri di contenimento e frane che hanno interessato due arterie statali, compromettendo i collegamenti e aumentando l’isolamento di alcune comunità.
La prima stima: oltre mezzo miliardo di euro di danni
Secondo una valutazione preliminare della Regione Siciliana, i danni superano già i 500 milioni di euro. Una cifra destinata probabilmente a crescere con il completamento delle verifiche tecniche. Il presidente Renato Schifani ha seguito l’evoluzione dell’emergenza in costante contatto con il capo della Protezione civile regionale, Salvo Cocina, che ha coordinato gli interventi dalla sala operativa per tutta la notte più critica.
L’obiettivo immediato, come sottolineato dallo stesso governatore, è stato quello di evitare vittime, concentrando l’attenzione sui punti più esposti e sulla sicurezza della popolazione. Solo ora, con il graduale rientro dell’emergenza, sta emergendo la reale portata delle devastazioni lungo oltre cento chilometri di costa ionica.
Verso lo stato di emergenza: la risposta istituzionale
Di fronte a un quadro tanto grave, la Regione si prepara a compiere il passo formale. È stata convocata una seduta straordinaria della giunta per deliberare lo stato di crisi regionale e avviare la richiesta di riconoscimento dell’emergenza nazionale al governo centrale.
Un passaggio ritenuto indispensabile per sbloccare risorse straordinarie, accelerare le procedure e dare avvio a una fase che si preannuncia lunga e complessa: quella della ricostruzione. Non solo riparazioni immediate, ma anche una riflessione più ampia sulla tenuta del territorio e sulla necessità di interventi strutturali capaci di ridurre l’impatto di eventi che, sempre più spesso, non possono più essere definiti eccezionali.
Il ciclone Harry lascia dietro di sé una Sicilia ferita, chiamata ancora una volta a rialzarsi. Ma pone anche una domanda che va oltre l’emergenza: quanto il sistema è davvero pronto ad affrontare un clima che cambia, e con esso le regole del gioco?
I video della devastazione
Qui di seguito alcuni video che, a titolo esemplificativo, forniscono una panoramica sulla devastazione causata dal passaggio del ciclone sulle coste e sul territorio siciliano.
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