C’è già un altro Minnesota per la caccia dell’Ice, si chiama Maine

È il Maine il nuovo obiettivo dell’Ice. Mentre la pressione sul Minnesota si faceva sempre più asfissiante, per giorni è sembrato che una psicosi di massa avesse colpito lo stato più a nord-est degli Stati Uniti, con la popolazione sempre più convinta che i paramilitari di Gregory Bovino si sarebbero a breve trasferiti dalle loro parti.
La governatrice democratica Janet Mills e i sindaci delle città più popolose avevano preso posizione con comunicati ufficiali, le associazioni di sostegno agli immigrati avevano organizzato linee telefoniche alle quali rivolgersi in caso di avvistamento delle pattuglie federali, e sui quotidiani locali si pubblicavano manuali su come comportarsi in caso di controlli improvvisi.
Poi ieri, mentre Donald Trump teneva il suo duro discorso dal palco di Davos, è toccato a Carl Sheline, il sindaco di Lewiston (una delle città dello stato con più etnie residenti), confermare una «maggiore presenza» di agenti dell’Ice, e ai giornalisti del Maine Trust for Local News far fronte a un montare di segnalazioni su probabili perquisizioni e arresti in corso. Infine, la conferma della vice direttrice aggiunta dell’Immigration and Customs Enforcement Patricia Hyde alla troupe di Fox News inviata al seguito degli uomini dell’agenzia: era in corso l’operazione Catch of the Day con 50 arresti in un solo giorno e 1400 persone individuate come potenziali obiettivi dei controlli.
Non un passaparola favorito dai social, come quelle catene di Sant’Antonio che annunciano il terremoto alla data ora del dato giorno, dunque, ma l’avvertimento di chi già sapeva o aveva solo previsto mettendo insieme gli indizi.
L’allarme si era fatto più concreto il 14 gennaio, quando Janet Mills aveva affidato a un video una dichiarazione per nulla conciliante: «Al governo federale dico questo: se il vostro piano è quello di venire qui a fare provocazioni e a minare i diritti civili dei residenti del Maine, non illudetevi, queste tattiche non sono ben accette qui». La governatrice non aveva fornito certezze sull’inizio delle operazioni, né aveva ricevuto una qualche risposta ufficiale dell’Ice e dall’Homeland Security, ma il dado era tratto e la stessa Mills era forse parte del problema.
Una costante sembra accomunare le azioni di Donald Trump nel suo secondo mandato, l’esasperata necessità di vendetta e di rivalsa, l’avversione insanabile per chiunque si permetta di contraddirlo, e proprio Mills era stata protagonista di un violento scontro con il presidente, consumatosi lo scorso febbraio alla Casa Bianca su uno dei suoi primi ordini esecutivi, quello che vieterebbe alle atlete trasgender di partecipare alle gare nelle scuole e nei college. Mills, davanti a diversi colleghi, aveva comunicato che non l’avrebbe applicata e il tutto si era chiuso con un «ci vediamo in tribunale».
Due giorni prima dell’uscita pubblica di Mills, infatti, Trump durante il suo discorso al Detroit Economic Club era tornato a parlare della popolazione somala che vuole cacciar via dal Paese, sostenendo stavolta che «truffe somale» si erano verificate «anche nel Maine». I dati raccolti dell’American Community Survey indicano che in Maine risiedono 2.730 somali con regolare cittadinanza, lo 0,2 per cento della popolazione totale e molti meno di quelli stanziali in Minnesota, ma comunque di quattro volte superiori alla media nazionale e con una densità demografica di 0,089 per miglio quadrato (cioè il doppio della media americana). Quale miglior obiettivo da inquadrare nel proprio mirino di uno Stato con meno di un milione e mezzo di abitanti, un’alta concentrazione di somali e governato da una ex procuratrice generale che lo ha strappato sette anni fa a un tuo strettissimo alleato?
All’allarme di Mills si erano aggiunti quelli dello stesso Sheline e del suo collega alla guida di Portland, Mark Dion – anch’essi democratici e accomunati nella linea d’azione: non applichiamo la legge federale sull’immigrazione, la nostra polizia non collaborerà con l’Ice. Fino alla soluzione estrema adottata da Shenna Bellows, prima donna a ricoprire la carica di Segretaria di Stato in Maine, cioè il divieto alla circolazione di veicoli non contrassegnati, ovvero senza targa, come quelli usati comunemente dall’Ice.
In Maine i gruppi di pressione contrari alle scelte dell’amministrazione Trump da tempo preparano le loro contromosse. Ogni settimana, da mesi, Indivisible Greater Portland organizza un presidio a Monument Square, mentre la Maine ICE Watch Hotline voluta dalla Maine Immigrants’ Rights Coalition conta su oltre 300 volontari che hanno seguito corsi per imparare a gestire le emergenze. La stessa coalizione di associazioni assiste le persone arrestate e negli ultimi giorni ha cominciato a consegnare a domicilio beni di prima necessità alle famiglie di immigrati che restano chiuse in casa per evitare i controlli o ad accompagnare gli studenti e i loro genitori nel tragitto verso la scuola.
Questo non ha evitato che gli istituti si svuotassero: il tasso di frequenza a Portland è sceso in due giorni dall’89 all’84 per cento. Ieri mattina la Deering High School e la vicina Lincoln Middle School hanno serrato gli ingressi quando si è sparsa la voce di una possibile presenza dell’Ice nelle vicinanze.
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