In Abruzzo c’è un luogo dove i dolci raccontano il tempo, senza stare su Instagram

Gen 13, 2026 - 19:30
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In Abruzzo c’è un luogo dove i dolci raccontano il tempo, senza stare su Instagram

In Abruzzo il tempo non è mai stato scandito dalle lancette ma da un modo di fare, di mangiare e di aspettare. A Loreto Aprutino, borgo collinare in provincia di Pescara, questo tempo prende forma dietro il banco di Pasticceria Emiliana, insegna familiare che dal 1978 è diventata un riferimento quotidiano per chi cerca dolci che non inseguono le mode, ma una memoria condivisa.

L’Abruzzo, rimasto ai margini delle grandi urbanizzazioni e dei flussi turistici più invasivi, ha potuto conservare uno stile alimentare fatto di semplicità e rigore. Qui la qualità non è mai stata un lusso, ma semplice normalità. Oggi, in un sistema che spinge verso la standardizzazione e la quantità, chi continua a produrre seguendo questa logica è sempre più raro: ed Emiliana è una di queste eccezioni.

La storia comincia prima del 1978, con la signora Binetta, e passa poi nelle mani di Umberto Di Fazio ed Emiliana D’Angelo, che danno nome e direzione alla pasticceria. Oggi sono i figli, Maurizio e Manila, a portare avanti il lavoro, senza cambiare rotta: «Chi deve essere soddisfatto non è il portafoglio, ma il cliente», spiegano. Un principio semplice, quasi disarmante, che regge da decenni.

Maurizio e Manila Di Fazio

I dolci cambiano perché cambiano le persone, non perché lo impone il mercato. Un tempo le torte erano due. Una era la pizza dolce, in dialetto pizza dogge (o doce), dolce delle feste grandi, dei matrimoni, della fine della trebbiatura. Strati di pan di Spagna, alchermes, crema pasticciera chiara e al cioccolato. Ancora oggi è così, senza alleggerimenti strategici o reinterpretazioni furbe.

Accanto a lei resistono i dolci storici trasmessi da Binetta. Il cannolo con la panna, il bianco e nero, le pesche. Cambia qualche dettaglio, mai la sostanza. Gli ingredienti sono sempre gli stessi e non vengono dati per scontati: farina, uova, zucchero, latte. Poi anice, mosto cotto, granella di zucchero, a seconda delle ricette. Pochi elementi, riconoscibili, leggibili.

La pizza doce

«Quando un cliente mi chiede una torta come la faceva la nonna, capisco che qui quei sapori esistono ancora», racconta Manila Di Fazio. Qui il gusto richiama la convivialità anni Ottanta, della pasticceria come rito collettivo.

Alcuni biscotti sono diventati occasionali, prodotti solo per ricorrenze precise. Anicini, biscotti da latte, finocchietti, rimpizzi. I finocchietti, secchi e a forma di esse, con granella di zucchero, erano immancabili ai matrimoni abruzzesi. I rimpizzi, poco dolci e morbidi, preparati con ammoniaca al posto del lievito, servivano a sostenere la fatica nei campi durante la trebbiatura. Lo dice il nome: riempire.

Vassoio con pesca, cannolo alla panna, pizza dolce e bianco e nero

Ci sono però dolci che restano segni identitari come i taralli al vino e anice di San Zopito oppure gli amaretti, venduti a volte ancora caldi, appena sfornati. La caciata di Pasqua, budino compatto di latte di pecora, uova, mosto cotto e zucchero. E i fiadoni, mezzelune ripiene di formaggi veri. Rigatino, pecorino, caciotta mista. Dal 1978 Emiliana ha detto più volte no alla grande distribuzione, non per snobismo, ma per limite fisico e culturale. «La qualità e l’esperienza non viaggiano sugli scaffali», dice Manila. Qui la relazione conta quanto il prodotto.

In un’epoca in cui ogni attività nasce già con un piano editoriale, Emiliana non ha bisogno di raccontarsi online. Esiste perché viene vissuta, perché qualcuno entra, assaggia, riconosce e torna.

Vassoio di pasticcini vari tra cui amaretti, pesche, bianco e nero e cannolo con la panna

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Redazione Redazione Eventi e News