L’Italia non entrerà nel Board of Peace di Trump perché lo statuto è incompatibile con la Costituzione

L’Italia, per ora, non entrerà nel Board of Peace, l’organismo internazionale promosso dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump e presentato come uno strumento per sostenere i processi di pace, inizialmente pensato per la Striscia di Gaza. A bloccare l’adesione non è una chiusura politica, ma un problema giuridico: secondo il governo, lo statuto del Board non è compatibile con la Costituzione italiana.
A dirlo è stata la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, intervenendo in televisione a Porta a Porta. Meloni ha spiegato che l’Italia resta «aperta, disponibile e interessata», ma che non può firmare subito perché alcuni passaggi dello statuto entrano in conflitto con l’articolo 11 della Costituzione, quello che consente di limitare la sovranità nazionale solo in condizioni di piena parità tra gli Stati. Secondo Meloni, questa parità nel Board non sarebbe garantita.
Il congelamento dell’adesione è arrivato dopo una giornata di confronti politici e istituzionali, condivisi anche con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Dal Quirinale e da Palazzo Chigi è emersa una linea comune: servono più verifiche, sia sul piano legale sia su quello politico. Nel frattempo, il governo sta valutando se e come restare coinvolto, anche con una partecipazione meno visibile, in attesa di chiarimenti.
Secondo lo statuto, il presidente fondatore del Il Board of Peace, cioè Donald Trump, avrebbe un ruolo centrale: decide chi entra, può revocare la partecipazione degli Stati e ha l’ultima parola sull’agenda politica. Per ottenere un seggio permanente è previsto anche un contributo finanziario molto elevato. Pur richiamandosi a una risoluzione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, il Board è pensato come una struttura più snella e autonoma rispetto all’Onu, ed è proprio questo uno degli aspetti che hanno sollevato dubbi in diversi Paesi europei.
Un altro nodo riguarda la composizione dell’organismo. Tra i Paesi invitati ci sono Russia e Bielorussia, e la presenza di Vladimir Putin è stata definita da Meloni una «questione politica». La presidente del Consiglio ha ricordato che il confronto con interlocutori lontani fa parte del multilateralismo e che Mosca siede già in sedi come l’Onu o il G20. All’interno del governo, però, si riconosce che sedersi a un tavolo sulla pace con Putin, dopo anni di sostegno all’Ucraina, è una scelta politicamente delicata.
Parlando anche della Groenlandia, Meloni ha accolto con favore le parole di Trump che hanno escluso un intervento militare, ma ha ribadito che le questioni di sicurezza nell’Artico devono essere affrontate nell’ambito della NATO.
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