La forza della prossimità: per questo la cronaca locale resta presidio democratico

In un tempo in cui l’informazione corre veloce, si frammenta sui social e spesso perde profondità, la cronaca locale continua a rappresentare uno degli ultimi presìdi di lettura critica della realtà. Raccontare ciò che accade nei territori non significa soltanto riportare fatti, ma costruire quotidianamente un rapporto di fiducia con le comunità, dare voce ai problemi, tenere insieme memoria, identità e partecipazione democratica. A questi temi è stato dedicato l’incontro ospitato dal festival Figilo di Gallipoli, incentrato su “L’importanza della cronaca locale e la valorizzazione dei territori”.
Un panel che ha messo attorno allo stesso tavolo esperienze diverse per storia, geografia e modelli editoriali, ma accomunate da una stessa sfida: continuare a fare buon giornalismo in una fase di profonda trasformazione tecnologica ed economica. A discuterne sono stati Claudio Rinaldi, direttore della Gazzetta di Parma, Mimmo Mazza, direttore della Gazzetta del Mezzogiorno, Rosario Tornesello, direttore del Nuovo Quotidiano di Puglia, e Marco Giovannelli, direttore di VareseNews e presidente di ANSO – Associazione Nazionale Stampa Online. A moderare l’incontro la giornalista Valentina Murrieri.
Il punto di partenza è stato il valore della prossimità. Per Marco Giovannelli, che ha portato l’esperienza ultraventennale di VareseNews insieme alla visione maturata attraverso la rete dei giornali online locali riuniti in ANSO, il radicamento sul territorio non è soltanto una caratteristica identitaria, ma una condizione operativa che cambia radicalmente il modo di fare informazione. «Il giornalismo locale vive di continuità, non di incursioni – ha sottolineato -. Non è l’inviato che arriva quando scoppia il grande fatto di cronaca, ma una presenza quotidiana, riconoscibile, che conosce luoghi, persone e dinamiche».
In questo senso, la cronaca locale non è più – e forse non lo è mai stata – la “prima fonte” della notizia. Oggi le informazioni circolano in tempo reale, spesso in forma grezza, attraverso social network e piattaforme di messaggistica. Il compito del giornalista diventa allora quello di verificare, contestualizzare e dare senso a ciò che già viaggia. «L’autorevolezza non ce la si attribuisce da soli – ha osservato Giovannelli –. È il territorio che te la riconosce, se lavori bene nel tempo».
Una visione che riflette anche il lavoro di rete portato avanti da ANSO, realtà che negli ultimi anni ha dato rappresentanza a un giornalismo digitale fortemente radicato nei territori, capace di confrontarsi su scala nazionale con le grandi trasformazioni del settore senza perdere il legame con le comunità di riferimento.
Il tema dell’autorevolezza è emerso con forza anche negli interventi degli altri direttori, soprattutto in relazione alla cronaca giudiziaria e al rapporto con le fonti. Rosario Tornesello ha invitato a evitare contrapposizioni semplicistiche tra informazione locale e nazionale, sottolineando come la differenza non stia nella testata, ma nella professionalità dei giornalisti. La qualità del racconto, ha evidenziato, nasce dalla costruzione quotidiana di rapporti affidabili con magistratura e forze dell’ordine, nel rispetto delle persone coinvolte e delle vittime, evitando fughe in avanti e spettacolarizzazioni che rischiano di compromettere la credibilità dell’informazione.
Mimmo Mazza ha invece posto l’accento sul ruolo delle testate locali come vero presidio democratico, soprattutto sui temi più complessi e divisivi: dalle grandi vertenze industriali alle infrastrutture, fino alle inchieste giudiziarie. «Se non se ne occupano i giornali locali, non lo fa nessuno», è il senso del suo intervento, richiamando la responsabilità di raccontare i territori senza cedere a narrazioni semplificate o esterne, spesso lontane dalla realtà vissuta dalle comunità.
Accanto al tema del racconto, è emersa con forza la questione della sostenibilità economica. La crisi delle edicole, il calo delle vendite della carta stampata, le difficoltà di monetizzare l’informazione online e la concorrenza delle grandi piattaforme globali mettono a rischio l’esistenza stessa di molte testate. «Il vero bavaglio non è una legge – ha affermato Mazza – ma la difficoltà di tenere in piedi i giornali. Senza informazione locale, viene meno un pezzo fondamentale della democrazia», con interi territori che rischiano di restare privi di un racconto autonomo e strutturato.
Su questo punto è intervenuto anche Claudio Rinaldi, portando l’esperienza della Gazzetta di Parma, uno dei quotidiani più storici d’Italia, profondamente radicato nel proprio territorio. Rinaldi ha evidenziato come il legame storico con i lettori resti una risorsa fondamentale, ma non sufficiente a immunizzare dalla crisi: la chiusura delle edicole, la difficoltà di distribuzione e il cambiamento delle abitudini di lettura pongono problemi concreti anche alle realtà più solide. Da qui la necessità di rafforzare il rapporto con i lettori e continuare a investire sulla qualità e sull’affidabilità dell’informazione.
In questo scenario si inserisce l’esperienza di VareseNews, citata come esempio di sperimentazione continua. Un giornale nato digitale che ha investito negli anni sulla relazione con la comunità, attraverso eventi, festival, progetti culturali e nuovi spazi fisici come “Materia”, una sede pensata non solo come redazione, ma come luogo aperto al territorio. «Il giornale dà energia alla comunità, ma allo stesso tempo ne riceve – ha spiegato Giovannelli -. Il territorio stesso è una piattaforma, con logiche diverse da quelle delle grandi big tech».
La sfida dell’innovazione tecnologica, dall’intelligenza artificiale ai nuovi modelli di distribuzione delle notizie, non è stata letta come la fine del giornalismo, ma come un ulteriore cambio di paradigma. Un passaggio che richiede competenze, investimenti e una ridefinizione del ruolo del giornalista locale, sempre più chiamato a interpretare i fenomeni sociali oltre la semplice cronaca.
Dal confronto di Gallipoli è emersa una convinzione condivisa: un territorio ben informato è un territorio più consapevole, più coeso e con maggiori possibilità di sviluppo. In un’epoca dominata dagli algoritmi e dalle piattaforme globali, la cronaca locale – cartacea o digitale che sia – resta un presidio insostituibile.
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