Comunità energetiche rinnovabili nazionali – a ombrello – cosa sono e quali vantaggi offrono

Gen 23, 2026 - 23:30
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Comunità energetiche rinnovabili nazionali – a ombrello – cosa sono e quali vantaggi offrono

Una Comunità Energetica Rinnovabile nazionale opera a livello extra-territoriale, ampliando in questo modo le possibilità di condivisione energetica, mantenendo i vincoli di connessione locale. Vediamo di cosa si tratta

A due anni dalla pubblicazione da parte del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica del Decreto sulle Configurazioni di autoconsumo per la condivisione dell’energia rinnovabile, in vigore dal 24 gennaio 2024, con il quale l’Italia ha completato il recepimento della normativa comunitaria in tema di energie rinnovabili e definito i meccanismi di incentivo, approfondiamo per il grande pubblico le caratteristiche delle Comunità Energetiche Rinnovabili sovra-territoriali – anche chiamate Cer nazionali o Cer ombrello.

Come già ricordato in queste pagine, le Cer sono configurazioni di cittadini, piccole medie imprese, enti pubblici, associazioni che decidono di mettersi insieme per produrre e condividere energia da fonti rinnovabili proveniente da impianti fotovoltaici (ma non solo) nella disponibilità della comunità.

Le Cer contribuiscono al raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione, sono un aiuto concreto contro la povertà energetica, e creano partecipazione attiva e inclusione sociale.

Le comunità energetiche extra-territoriali: cosa sono

Si è deciso di approfondire il tema soltanto oggi, non perché si tratti di una novità, ma perché soprattutto nell’ultimo anno più che la creazione di nuove Cer si è assistito a un aumento delle adesioni alle Cer già esistenti (probabilmente per velocizzare le pratiche e riuscire a rispettare la scadenza del 30/11/2025 del contributo Pnrr pari al 40% a fondo perduto).

Gli addetti ai lavori conoscono le Cer nazionali o Cer ombrello da almeno un anno. Più precisamente, da quando, con nota pubblicata in data 18/10/2024, il Gestore dei Servizi Energetici (Gse) aveva chiarito che è possibile costituire una Cer che, nel rispetto dei principi fissati all’art.31 del decreto legislativo 199/21 (Decreto Rinnovabili), operi a livello nazionale.

Si è trattato di un passo avanti importante verso la diffusione delle Cer nel tessuto economico e sociale italiano, poiché l’estensione massima di una Cer non è più quella della zona di mercato (il mercato elettrico in Italia è suddiviso in sette aree territoriali chiamate zone di mercato: Nord con Valle D’Aosta, Piemonte, Liguria, Lombardia, Trentino-Alto Adige, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna; Centro-Nord con Marche e Toscana; Centro-Sud con Lazio, Abruzzo, Umbria e Campania; Sud con Molise, Puglia e Basilicata; Calabria, Sicilia, Sardegna), ma tutto il territorio nazionale.

Questa modifica ha recepito le esigenze di molti soggetti che avevano iniziato a realizzare comunità di area vasta e zone di mercato o ad ampliare il territorio di pertinenza in modo da avere più configurazioni sotto lo stesso soggetto giuridico, con ottimizzazione di tempi e procedure.

Inoltre, il provvedimento è andato a beneficio soprattutto di coloro che per natura intendono investire in Cer molto estese con una governance nazionale, quali per esempio gli aggregatori che operano nel mercato dell’energia.

Affinché una Cer sovra-territoriale possa valorizzare l’autoconsumo diffuso, deve individuare al suo interno configurazioni sottese alla medesima cabina primaria.

Con riferimento a ciascuna di esse viene calcolata la quantità di energia oggetto dell’autoconsumo diffuso e viene erogato il contributo per la valorizzazione dell’energia elettrica autoconsumata, come definito dall’Autorità di Regolazione per Energia, Reti e Ambiente (Arera) nel Testo Integrato dell’Autoconsumo Diffuso (Tiad) e, se spettante, l’incentivo, come definito dal Dm 7 dicembre 2023 n. 414 (Decreto Cer).

Ai fini dell’erogazione del servizio per l’autoconsumo diffuso da parte del Gse, finalizzato alla determinazione e valorizzazione dell’energia autoconsumata e di quella incentivata, per ciascuna configurazione dovrà essere, pertanto, presentata una richiesta di accesso, nel rispetto di quanto previsto all’art.31 del decreto legislativo 199/21 e dal suddetto Tiad.

Requisiti per la costituzione della Cer nazionale

L’ammissibilità di una Cer di questo genere risolve il problema dell’individuazione su base comunale e regionale della cabina primaria e della zona di mercato, posto che sussistono casi in cui la localizzazione comunale comprende più cabine primarie e più zone di mercato.

Il livello di specializzazione, le competenze tecniche, così come strumenti quali piattaforme digitali necessarie alla gestione delle Cer e le economie di scala suggeriscono di non moltiplicare le strutture di management.

In questo modo, possono essere costituite entità (per esempio, consorzi, confederazioni, Cer di territorio) finalizzate alla gestione aggregata delle diverse configurazioni anche su scala provinciale/regionale.

L’autoconsumo che genera l’incentivo deve essere contestuale (a livello di ciascuna cabina primaria) e contemporaneo (ora per ora rispetto alla produzione).

Com’è noto, la vera sfida per la diffusione su larga scala delle Cer è legata alla loro sostenibilità economica che è fortemente connessa alla capacità di condividere energia (i valori cambiano significativamente quando si supera il 70% di energia condivisa), a sua volta legata alla capacità di ingaggiare non soltanto il numero, ma anche la tipologia di partecipanti corretta.

Allo stesso tempo però l’estensione a livello nazionale della Cer comporta l’insorgenza di problematiche nell’individuazione dei benefici ambientali, economici e sociali per le comunità locali, derivanti dall’autoconsumo di energia rinnovabile.

Inoltre, ciascuna comunità locale ha le proprie esigenze energetiche, pertanto, possono essere condotti interventi differenti per la destinazione dell’incentivo maturato. Nonostante gli effetti positivi, infatti, la Cer nazionale o Cer ombrello non è necessariamente la soluzione da preferire nel singolo caso concreto.

Come per la definizione della forma giuridica più idonea, occorre individuare il modello che aderisce meglio alle esigenze e alle prospettive del progetto di Cer. Una Cer nazionale o Cer ombrello è tipicamente costituita sotto forma di fondazione di partecipazione (questa forma giuridica è da preferire in caso di coinvolgimento di enti pubblici perché assicura la perfetta autonomia patrimoniale), associazione riconosciuta o non riconosciuta, cooperativa, oppure consorzio, con una governance strutturata per gestire le diverse configurazioni energetiche distribuite sul territorio.

Ai fini della costituzione di tale Cer, vanno, dunque, bilanciate le opposte esigenze rappresentate dalla riduzione dei costi di gestione sostenuti a fronte di diverse Cer sovra-comunali e multi-cabine e dalla salvaguardia delle esigenze proprie delle comunità locali.

In estrema sintesi, quindi, se da una parte con le Cer nazionali o Cer ombrello si ha un’ottimizzazione dell’autoconsumo e minori costi, dall’altra parte possono insorgere criticità per quanto riguarda i benefici attesi e la governance.

Crediti immagine: Depositphotos

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Andrea InnocentiAndrea Innocenti: da tempo si interessa di energia e sostenibilità, prima come Ceo di un'azienda reseller di luce e gas, oggi come consulente e docente. Bocconiano con Mba a Edimburgo, cresce all'interno di due multinazionali della consulenza di direzione. Crede nelle energie rinnovabili, quale leva per combattere il cambiamento climatico, e segue la realizzazione delle Comunità Energetiche Rinnovabili, oltre a tenere corsi sulla sostenibilità nelle scuole | Linkedin

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