Regolamento Eudr, non è un rinvio, ma una ricalibrazione
La European Union Deforestation Regulation (Eudr) fu approvato nel 2023 per impedire l’immissione sul mercato comunitario e l’esportazione di prodotti legati alla deforestazione e al degrado forestale, introducendo obblighi di due diligence e tracciabilità per le aziende per garantire che i prodotti siano legali e sostenibili. Ecco perché la sua postposizione al 2026 cambia (di nuovo) le regole del gioco…
Negli ultimi mesi si è diffusa una convinzione rassicurante, ma fuorviante: l’Eudr è stato rinviato. In realtà, la recente proposta della Commissione europea (Com (2025) 652 definitivo) non sospende il Regolamento sulla deforestazione, ma ne ricalibra l’attuazione per far fronte a criticità politiche, tecniche e burocratiche emerse con forza nella fase di avvio.
L’Eudr resta uno dei pilastri più ambiziosi del Green Deal europeo. Ciò che cambia è il come, non il perché.
Approvato nel 2023, l’Eudr nasce per garantire che materie prime chiave come bovini, cacao, caffè, soia, olio di palma, gomma, legname e i loro derivati non siano associati a deforestazione o illegalità nei Paesi di origine.
Sin dall’inizio, però, il regolamento ha incontrato forti resistenze: da Stati membri, da Paesi terzi esportatori e da parti del tessuto industriale europeo.
Il nuovo accordo istituzionale, che sposta l’entrata in applicazione al 30 dicembre 2026 (con ulteriore periodo di grazia per micro e piccole imprese fino al 2027), riflette un compromesso politico.
Bruxelles parla di semplificazione e riduzione degli oneri amministrativi, ma per molti osservatori si tratta di un arretramento rispetto all’impianto originario.
Non a caso, una coalizione di grandi aziende e Ong, tra cui Nestlé, Danone e Rainforest Alliance, aveva chiesto esplicitamente di evitare nuovi rinvii, per non penalizzare chi aveva già investito in anticipo. Il rischio politico è evidente: trasformare una normativa strutturale in un processo instabile, continuamente rinegoziato.
Cosa c’è dietro la decisione di ricalibrare l’Eudr
Dietro la decisione di rinviare e semplificare c’è però una motivazione concreta e poco ideologica: il sistema informativo centrale dell’Ue non reggeva.
La piattaforma Traces, entrata in funzione per le dichiarazioni di due diligence (Dds) nel dicembre 2024, era stata progettata ipotizzando invii annuali. La realtà è stata ben diversa.
I grandi operatori hanno iniziato a presentare Dds per singola spedizione o lotto, generando un volume di dati enormemente superiore alle previsioni.
Le proiezioni per il 2025 parlavano chiaro: senza interventi, il sistema rischiava il collasso operativo, con effetti a catena su dogane, controlli e mercato interno. Le semplificazioni proposte rispondono quindi a un problema di scalabilità digitale, non a una revisione degli obiettivi ambientali.
Vediamo cosa cambia realmente. Le modifiche principali vanno lette con attenzione:
- gli operatori a valle non Pmi non dovranno più presentare una Dds completa, ma restano obbligati a registrarsi nel sistema Eudr
- micro e piccoli operatori primari in Paesi a basso rischio potranno presentare una dichiarazione semplificata una tantum per ottenere un identificativo univoco
- l’obbligo di presentare la Dds completa ricade solo su chi immette il prodotto per la prima volta sul mercato Ue
A prima vista, sembra una riduzione sostanziale degli obblighi. In realtà, il cuore dell’Eudr, la tracciabilità lungo tutta la catena di custodia, resta intatto. Cambia il punto di pressione: meno invio di dati verso Bruxelles, più responsabilità nella gestione, verifica e trasmissione degli identificativi digitali tra operatori.
Per le imprese, la compliance non sparisce, si trasforma
Ogni attore della filiera dovrà essere in grado di ricevere numeri di riferimento Dds o identificativi semplificati, verificarne la validità e la coerenza con le merci ricevute, trasmetterli correttamente al soggetto successivo e renderli disponibili alle autorità competenti.
È un passaggio da una logica di reporting a una logica di controllo attivo dei dati, che richiede processi, responsabilità interne e sistemi informativi affidabili. Non è un alleggerimento burocratico, ma una redistribuzione dell’onere.
Un ulteriore elemento critico riguarda l’infrastruttura digitale. Le Api ufficiali Eudr, oggi basate su servizi Soap complessi, non sono ancora state aggiornate per riflettere i nuovi scenari di dichiarazioni semplificate o registrazioni una tantum.
Questo crea un doppio problema: nel breve termine, i grandi operatori devono continuare a gestire integrazioni complesse mentre nel medio termine, dovranno adattarsi a nuove specifiche ancora non definite.
Dal punto di vista tecnico, l’Eudr conferma una tendenza ormai chiara: la sostenibilità regolata dall’Ue è intrinsecamente digitale, e la capacità di adattamento dei sistemi It diventa un fattore competitivo, non solo di conformità.
Uno sguardo al 2026 e, forse, oltre
Entro aprile 2026 la Commissione dovrà presentare una nuova revisione della semplificazione, potenzialmente accompagnata da ulteriori proposte legislative. Questo significa che l’assetto dell’Eudr potrebbe cambiare ancora, proprio mentre le aziende si avvicinano alla data di applicazione.
Il messaggio di fondo, però, è già chiaro: chi interpreta la postposizione come un via libera all’attesa rischia di trovarsi impreparato. L’Eudr non è stato messo in pausa. È entrato in una fase più complessa, in cui politica, tecnologia e burocrazia si intrecciano.
Le imprese che useranno questo tempo per rafforzare la mappatura delle filiere, investire in tracciabilità digitale e chiarire i flussi informativi saranno avvantaggiate. Le altre scopriranno, troppo tardi, che il rinvio era solo un’illusione.
Crediti immagine: Depositphotos
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Christian Sansoni: astrofisico per la sostenibilità, cerca di unire It ed Esg per aiutare le aziende a misurare, secondo le norme Iso, i loro impatti sul Pianeta. Collabora con GreenPlanner per rendere gli ambiti Esg alla portata di tutti | LinkedinL'articolo Regolamento Eudr, non è un rinvio, ma una ricalibrazione è stato pubblicato su GreenPlanner Magazine.
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