Le uniche persone dell’anno da premiare sono i soldati ucraini

Gen 1, 2026 - 06:30
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Le uniche persone dell’anno da premiare sono i soldati ucraini

Il Time ha scelto come “Person of the Year” 2025 “The Architects of AI”: un riconoscimento collettivo che riunisce, tra gli altri, Sam Altman, Jensen Huang, Lisa Su, Elon Musk, Mark Zuckerberg, Demis Hassabis, Dario Amodei e Fei-Fei Li. Per la rivista, questo gruppo ha incarnato l’anno dell’accelerazione: chi costruisce i modelli (chatbot e Llm), chi fornisce chip e infrastrutture (Gpu e data center), chi orienta ricerca e regole del gioco.

Eppure c’è un punto che rischia di perdersi tra tutti questi premi. L’intelligenza artificiale può cambiare i mercati, la scienza, persino il modo in cui lavoriamo; ma senza libertà e democrazia, il suo significato si svuota. Parole grandi, spesso ripetute nei discorsi pubblici, che nel 2025 tornano a pesare per un motivo molto concreto: 2025 è stato il quarto anno della guerra su larga scala scatenata dalla Russia contro l’Ucraina. La guerra che il presidente americano Donald Trump diceva di voler finire in ventiquattro ore (lo ha ripetuto 53 volte!), ma su cui, dopo un anno di negoziati, si fa ancora fatica.

E mentre la politica promette scorciatoie e soluzioni rapide, la realtà sul terreno continua a misurarsi in giorni, settimane, mesi di trincea. Se dovessimo scegliere le persone dell’anno con un criterio diverso — non il potere, non la notorietà, ma la sostanza di ciò che tiene in piedi un fronte — allora i nomi cambierebbero. Non leader di partito, non generali di alto grado. Tre soldati di brigate diverse che hanno resistito nelle loro posizioni per tempi fuori scala, in condizioni estreme: sarebbero loro le persone dell’anno.

Il primo è Serhii Tyshchenko. Veterinario nella vita civile, lavorava in una fattoria lattiero-casearia quando, nel febbraio 2023, è stato mobilitato. È diventato medico da combattimento e nel luglio 2024 è stato trasferito alla 30ª Brigata Meccanizzata. Doveva essere una rotazione; non sapeva quanto sarebbe durata. È durata 472 giorni. In un recente reportage pubblicato dal New York Times, Serhii racconta il momento in cui ha capito che non sarebbe tornato a casa in breve tempo: il 16 settembre 2024, dopo un attacco alle posizioni in cui alcuni militari sono rimasti uccisi e senza alcuna certezza sull’arrivo di rinforzi. Quando, nell’autunno 2025, si è finalmente aperta una possibilità di uscire, il corpo ha presentato il conto: «Le nostre gambe erano di piombo. A malapena riuscivamo a camminare, ma continuavamo ad avanzare senza fermarci». All’inizio di dicembre 2025, Tyshchenko ha ricevuto il titolo di Eroe dell’Ucraina per quei lunghi mesi di servizio nel distretto di Bakhmut.

Gli altri due sono Denys “Bars” e Dmytro “K2”, giovani fanti della 93ª Brigata “Kholodnyi Yar”. Nel dicembre 2025 sono rientrati da una posizione nell’area di Kostiantynivka, dove hanno tenuto la difesa per centotrenta giorni senza uscire. Le loro parole hanno la semplicità di chi non ha bisogno di retorica: hanno lavorato «molto duro», scavando e costruendo un riparo quando una casa dove si riparavano è stata colpita da un drone, si sono adattati, si sono nascosti, hanno continuato. Il cibo arrivava via drone. E quando è arrivato il momento dell’evacuazione, sono stati portati via su un quad, insieme a un prigioniero di guerra russo di ventitré anni, originario di Volgograd: si era arreso durante un combattimento, ma non c’era modo di evacuarlo e ha trascorso più di due mesi con i militari ucraini nelle postazioni.

In tempi come questi, è facile restare intrappolati nei grandi concetti, nelle dichiarazioni dei grandi uomini. Ma la libertà, spesso, non si difende nei palazzi, si difende nel lavoro quotidiano e nel sacrificio di persone comuni che fanno molto più di quanto possa raccontare una conferenza stampa.

Ecco perché, al di là delle copertine e dei premi, un dato resta: da quattro anni c’è un fronte che, nei fatti, è ormai anche europeo. Quattrocentosettantadue e centotrenta giorni in trincea: pensate a questi numeri. Chi sarebbe in grado di restare in un buco nella terra per così tanto tempo, per ciò che per molti in Occidente ormai è diventato uno slogan vuoto? E a reggere questo fronte non sono gli slogan, ma persone come Tyshchenko, “Bars” e “K2”.

A loro – e a chi è rimasto accanto a loro – dobbiamo essere grati e fare tutto il possibile perché possano tornare a casa. A quelle case in cui tanti italiani, durante il lockdown del 2020, faticavano a restare pur avendo cibo, acqua e tutto il resto.

Insomma: Denys, Dmytro e Serhii. Per tutti noi a cui stanno a cuore la libertà, la democrazia e tutto ciò che ne deriva, dovrebbero essere le persone dell’anno 2025. Ricordate questi nomi e rivolgete un pensiero a tutti quelli che, invece di stare a casa con i propri cari attorno a un tavolo di Capodanno, sono ancora in trincea con dieci gradi sotto zero e continuano a tenere quel fronte.

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