Linkiesta, e l’urgente battaglia in difesa dello stato di diritto e della società aperta

Cara lettrice e caro lettore,
comincia un nuovo anno (auguri!) e continua con ancora più convinzione e urgenza la nostra battaglia culturale contro il bipopulismo perfetto italiano, contro la propaganda e la disinformazione, contro la manipolazione del discorso pubblico, e in difesa dello stato di diritto e della società aperta, entrambi minacciati e indeboliti da interferenze esterne e dall’aiutino di un’ampia fetta di utili idioti nostrani.
Se tutto questo suona strano o fuori luogo visto che Linkiesta è un giornale, e non un partito politico, vi invito a riflettere sul ruolo dell’informazione in un contesto di attacco diretto a quel modello liberal-democratico che, con tutte le colpe che gli si possono affibbiare, ha comunque garantito pace e prosperità per ottanta anni di fila nell’emisfero occidentale, e a un certo punto anche la diffusione del benessere su intere regioni del pianeta che vivevano al di sotto della soglia di povertà.
Che cosa deve fare un giornale, un piccolo giornale d’opinione, di fronte al tentativo palese, armato e informatico, di distruggere quello che un tempo si chiamava mondo libero e che oggi è assediato da pulsioni autoritarie ingegnerizzate dalla Silicon Valley ma con radici solide a Mosca e a Pechino che oggi hanno raggiunto Washington?
Un giornale deve provare a informare in modo corretto e a formare l’opinione pubblica basandosi sui dati di fatto, quella reliquia del passato pre rivoluzione digitale senza la quale però vale tutto, e quindi niente, al punto che le fregnacce diventano prima post verità e poi verità alternative, e infine ci ritroviamo nelle stanze di comando una massa di picchiatelli, terrapiattisti e no vax.
Ma siamo sicuri che informare e basta sia sufficiente? Io penso che sia certamente necessario osservare la realtà senza paraocchi e senza pregiudizi, e nel nostro piccolo ci proviamo ogni giorno, ma penso anche che non si possa fare a meno di combattere parallelamente una battaglia culturale contro la propaganda diffusa dalle forze eversive che hanno il solo scopo di smontare la società occidentale, destabilizzare le democrazie liberali e preparare il terreno a svolte autoritarie finalizzate a reprimere diritti e libertà individuali.
Questo è il ruolo che svolge Linkiesta da sei anni, e oggi più che mai visto che di fatto siamo gli unici a non avere interesse a difendere il governo o l’opposizione per partito preso, e i soli a informare senza pregiudizi e allo stesso tempo a combattere la battaglia culturale contro il bipopulismo.
Questo approccio è condiviso dai lettori: nel 2025, che per altri versi è stato un anno complicato, abbiamo avuto un incremento dei lettori online del centocinquanta per cento, e cinquanta milioni di pagine lette.
Tutto questo è di buon auspico per il 2026, un anno in cui immaginiamo di fare ancora meglio grazie a una redazione appassionata e a un parco collaboratori straordinario. Raddoppieremo l’impegno perché il 2026 sarà il primo di una serie di anni durante i quali si deciderà il futuro del sistema liberal democratico in Europa e in America, il sistema nato dopo la sconfitta prima del nazifascismo e poi del comunismo. È il nostro modello di vita, non un dibattito su categorie politologiche astratte: senza la democrazia liberale scompaiono i diritti, la libertà e le opportunità.
L’Ucraina è il fronte dove si combatte questa guerra guerreggiata tra il mondo autoritario e le democrazie, è la trincea dove i favolosi e ammirevoli ucraini difendono la loro dignità e la loro identità. Nel farlo, gli ucraini difendono incidentalmente anche noi, e non riconoscerlo è la prima falla del nostro sistema perché abbandonare l’Ucraina equivale a cedere la linea difensiva ai predatori illiberali che investono in propaganda, fake news e post verità per allargare la breccia e indebolire ulteriormente le difese della società aperta.
Ecco a che cosa serve un giornale come Linkiesta: a informare il dibatto pubblico, a far circolare idee, a sostenere tutti coloro che difendono la democrazia liberale dall’aggressione, e a tenere la barra dritta nella temperie che stiamo vivendo.
Cara lettrice e caro lettore, come puoi immaginare svolgere questo compito è oneroso, per questo sarebbe molto utile e immensamente gradito un tuo ulteriore impegno a sostenere le attività giornalistiche di Linkiesta, attraverso una donazione (che potrai fare qui) oppure abbonandoti in modo da leggere il giornale online senza pubblicità e ricevere a casa Linkiesta Magazine di carta (puoi farlo qui).
Grazie del tuo tempo, della tua vicinanza e del tuo sostegno, e molti auguri di buon anno da tutta la redazione.
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