L’Iran aggira le sanzioni internazionali con le criptovalute

L’Iran ha trovato un nuovo sotterfugio per aggirare le sanzioni imposte da Stati Uniti, Unione europea e Regno Unito. Una via più innovativa e inquietante, in un certo senso, che passa dalle criptovalute. Il Mindex, cioè il Centro per le esportazioni del Ministero della Difesa iraniano, offre la possibilità di acquistare missili balistici, droni, navi da guerra e sistemi di difesa a corto raggio tramite pagamenti in criptovalute.
L’iniziativa è attiva da circa un anno e rappresenta uno dei primi casi conosciuti di uno Stato che accetta pubblicamente i nuovi asset digitali per la vendita di armamenti strategici. Sul sito dell’agenzia statale iraniana per gli armamenti, consultabile in più lingue, vengono pubblicizzati non solo i grandi sistemi d’arma – come i missili Emad, i droni Shahed e le navi da guerra classe Shahid Soleimani – ma anche armi leggere, razzi e missili da crociera anti-nave. Alcuni di questi armamenti sono già stati impiegati da gruppi sostenuti da Teheran nel Medio Oriente, come Hezbollah in Libano o gli Houthi in Yemen.
Il portale del Mindex contiene anche una sezione Faq che affronta direttamente il nodo delle sanzioni: «Date le politiche generali della Repubblica islamica dell’Iran in materia di elusione delle sanzioni, non vi è alcun problema nell’attuazione del contratto. Il prodotto acquistato vi sarà consegnato il prima possibile», si legge, sottolineando la determinazione del regime nel bypassare i controlli occidentali. Secondo il Financial Times, questa trasparenza nella dichiarazione d’intenti segna un salto di qualità rispetto al passato: l’Iran non si limita più a usare reti “ombra” o conti offshore, ma promuove apertamente pagamenti alternativi per scopi militari.
Il fenomeno si inserisce in un contesto più ampio. I Paesi pesantemente sanzionati, come Iran e Russia, hanno già sperimentato le criptovalute come strumento per sostenere il commercio di beni sensibili, aggirando il sistema bancario globale. Gli Stati Uniti hanno più volte denunciato l’uso di asset digitali da parte di Teheran per la vendita di petrolio e il trasferimento di centinaia di milioni di dollari fuori dal circuito bancario tradizionale. Nel settembre 2025, il Dipartimento del Tesoro americano ha sanzionato individui legati alle Guardie rivoluzionarie iraniane per aver gestito una rete “ombra” che sfruttava le criptovalute per facilitare pagamenti internazionali.
Le implicazioni della strategia iraniana sono molteplici. Sul piano economico, le criptovalute permettono banalmente a Teheran di aggirare l’isolamento finanziario. Mentre sul piano politico e militare sollevano interrogativi più ampi sulla proliferazione e la regolamentazione degli armamenti: l’Iran non è solo un Paese esportatore di armi – nel 2024, secondo lo Stockholm Institute for Peace Research, il Paese si collocava al diciottesimo posto per esportazioni di armamenti – ma lo fa attraverso canali difficili da tracciare e monitorare. E l’anno scorso l’Atlantic Council segnalava come Teheran stesse traendo vantaggio dalle difficoltà della Russia nel mantenere esportazioni di armamenti su larga scala, ridotte a causa del conflitto in Ucraina.
Non si tratta solo di nuovi canali di pagamento. Come ricordato da Iran International il mese scorso, le aziende fintech e gli exchange di criptovalute hanno già mostrato vulnerabilità nell’applicazione delle sanzioni. L’esempio della società americana Exodus Movement, multata per aver fornito sostegno a utenti iraniani aggirando le restrizioni, dimostra come la tecnologia possa essere sfruttata sistematicamente per bypassare i vincoli legali. L’ecosistema crypto domestico in Iran è sotto osservazione: ci sono diversi sospetti sull’uso di alcune piattaforme per accedere a liquidità offshore o instradare fondi oltre il controllo delle autorità internazionali.
L’offerta di armi di Mindex porta a livello successivo l’aggiramento di sanzioni. E l’atteggiamento così esplicito è un monito per tutta la comunità internazionale: i sistemi di sanzioni tradizionali, basati sul controllo bancario e sul dollaro, stanno diventando sempre più vulnerabili di fronte alle più recenti innovazioni tecnologiche.
In prospettiva futura, il rischio è che, seguendo l’esempio del regime iraniano, altri Paesi sotto pressione internazionale possano trasformare la tecnologia digitale in un moltiplicatore di potenza militare, bypassando regole e controlli finora ritenuti imprescindibili.
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