Nel cuore di tenebra dei Maga c’è qualcosa che ci riguarda

Febbraio 17, 2026 - 11:30
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Nel cuore di tenebra dei Maga c’è qualcosa che ci riguarda

Contrariamente all’opinione di alcuni ostinati minimizzatori e a dispetto dell’incostante attenzione di molti altri, ho l’impressione che continueremo a fare i conti con i documenti di Jeffrey Epstein ancora per parecchio tempo. E che al momento non siamo ancora in grado di avere nemmeno una precisa mappatura dell’intera rete di relazioni stabilita dal finanziere pedofilo, né del grado di coinvolgimento di ciascuna delle illustri personalità coinvolte, né della reale portata di quelle relazioni, nonostante i meritori sforzi compiuti da diverse testate internazionali per scandagliare i documenti già pubblicati (che sono comunque solo una parte del totale, e verosimilmente non quella politicamente più sensibile), ricorrendo persino all’Intelligenza Artificiale per orientarsi nell’enorme massa di informazioni. Ciò detto, penso che i messaggi di Steve Bannon con cui si apre l’ampio articolo dedicato alla vicenda dal New York Times siano tra i più interessanti e direi anche illuminanti tra tutti quelli che mi sia capitato di leggere finora, a pari merito con quelli in cui parlava dei suoi rapporti con Matteo Salvini e dei suoi piani su come prendere il controllo delle politiche europee attraverso partiti come Lega, Front National, AfD, Fidesz e tutto il resto dell’allegra brigata nazional-populista, così da potere ad esempio «fermare qualunque legislazione sulle criptovalute o qualunque altra cosa vogliamo».

«Amico!!!!!», scrive Bannon a Epstein nel giugno 2019. «È vero? Dimmi che è vero». La notizia che tanto lo entusiasma è contenuta in un titolo del Miami Herald che il finanziere pedofilo gli ha appena girato, secondo cui, riassume il New York Times, «le vittime degli abusi sessuali di Epstein avevano perso una battaglia legale per annullare un accordo decennale che lo proteggeva da procedimenti penali per quei crimini». L’ideologo del movimento trumpiano, così attivo in Europa e anche in Italia giusto in quel periodo, era da tempo impegnato nel consigliare Epstein su come ricostruirsi l’immagine. In aprile, ad esempio, gli scriveva: «Per prima cosa dobbiamo respingere le bugie; poi smantellare la narrazione sulla pedofilia/traffico; poi ricostruire la tua immagine come filantropo». Ora dice che era tutta una strategia per spingerlo ad aprirsi, e che il documentario apologetico su cui stava lavorando, valendosi delle autorevoli testimonianze di buona parte degli ospiti abituali del miliardario, era mirato in realtà a «distruggerne il mito». Come no.

Nel frattempo, Epstein offriva allo stratega del movimento Maga (Make America Great Again) il suo jet privato per volare in giro per l’Europa, scherzando: «Che effetto fa avere l’agente di viaggio più pagato della storia?» (lui ovviamente nega di averne mai usufruito). Prosegue l’articolo del New York Times: «Bannon cercava di consigliare politici stranieri di destra, soprattutto in Europa. Epstein lo presentò ai politici che conosceva. Sembra che i due non abbiano discusso di quanto fosse ironico che un famoso miliardario in possesso di un’agenda riservata con i numeri dell’élite mondiale aiutasse Bannon nel fomentare una campagna politica contro le élite».

Non meno ironico è che in quello stesso periodo, nel settembre 2018, Bannon in Italia era ospite di Atreju, da dove cercava di eccitare la platea parlando della grande vittoria elettorale di Lega e Fratelli d’Italia (confondendo evidentemente Fratelli d’Italia e Movimento 5 stelle) come centro della rivoluzione mondiale in corso: «Bisogna ricordare che è stata la crisi finanziaria ad accendere la miccia che ha portato alla Brexit, a Trump e alla vittoria della Lega e di Fratelli d’Italia nelle elezioni italiane». Crisi finanziaria che, va da sé, «è stata il risultato dell’opera del partito di Davos». Ancora più ironico è che giusto in quegli anni Meloni e il suo partito – anche qui, assieme a tutta l’estrema destra populista italiana, da Casapound alla Lega, passando per il Movimento 5 stelle – lanciavano l’infame campagna sul caso Bibbiano, a partire da un’inchiesta giudiziaria che sarebbe poi finita nel nulla, per insinuare che il Pd in Emilia-Romagna fosse al centro di chissà quale orribile traffico di bambini, sul modello delle campagne trumpiane sulla cospirazione del cosiddetto Pizzagate e poi proprio attorno ai famigerati Epstein files. Suggerirei pertanto a Elly Schlein di organizzare quanto prima una bella conferenza stampa proprio lì, a Bibbiano, dietro un grande striscione con su scritto: «Parlateci di Bannon».

Questo è un estratto di “La Linea” la newsletter de Linkiesta curata da Francesco Cundari per orientarsi nel gran guazzabuglio della politica e della vita, tutte le mattine – dal lunedì al venerdì – alle sette. Più o meno. Qui per iscriversi.

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