Olimpiadi, Ghali e il corto circuito dell’inclusione a ogni costo
Più che una polemica, è un cortocircuito istituzionale. E Max Del Papa, con la consueta lucidità corrosiva su Zuppa di Porro, il brillantissimo e coraggioso blog del giornalista e conduttore di Mediaset, lo mette a nudo senza sconti: la scelta di invitare Ghali alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi Milano-Cortina non è solo discutibile, è simbolicamente sbagliata. Soprattutto nel Giorno della Memoria, soprattutto per un evento che dovrebbe rappresentare il Paese nella sua dimensione più alta, unitaria, internazionale.
Il punto, come sottolinea Del Papa, non è la censura. Nessuno chiede di imbavaglia un artista. Il punto è l’opportunità. Ghali non è un cantante “neutro”, se mai qualcuno possa esserlo: a Sanremo ha accusato Israele di “genocidio”, ha ribadito più volte posizioni radicali sulla guerra in Medio Oriente, diventando un simbolo politico preciso. Legittimo. Ma allora perché convocarlo su un palcoscenico istituzionale globale, sotto l’egida del governo, come se nulla fosse?
Qui sta la contraddizione che Del Papa smonta con ironia feroce: ti invito, ma non parlare. Vieni, ma snaturati. Esibisciti, ma senza essere te stesso. Un paradosso che trasforma l’inclusione in ipocrisia e l’apertura in farsa. Non a caso, anche la Zuppa di Porro ha colto il nodo centrale: uno Stato che pretende di durare cercando di non scontentare nessuno finisce per scontentare tutti, perdendo bussola, autorevolezza e senso del limite.
Le rassicurazioni del ministro Abodi – “non ci saranno equivoci ideali, culturali ed etici” – suonano, come osserva Del Papa, surreali, quasi campaniliane. Davvero si pensa che basti una “linea guida” per sterilizzare il portato simbolico di una scelta artistica? Davvero un governo può fingere di non sapere chi invita e cosa rappresenta, specie in un contesto internazionale così delicato?
Il monito della presidente UCEI Noemi Di Segni, pur comprensibile nella preoccupazione, finisce anch’esso dentro questo teatro dell’assurdo: chiamare un artista noto per certe posizioni e poi “sperare” che capisca cosa deve fare. È la politica ridotta a speranza, non a decisione.
Del Papa affonda il colpo finale: perché Ghali? Chi lo ha voluto? Chi lo ha sponsorizzato? È qui che emerge il vero tema, condiviso anche dall’analisi della Zuppa di Porro: la confusione delle larghe intese permanenti, dove tutti strizzano l’occhio a tutti e nessuno si assume fino in fondo la responsabilità delle scelte. Un Paese che finisce per assomigliare più a Sanremo che a un Comitato Olimpico.
Ghali a Cortina sembra una gag da cinepanettone, scrive Del Papa. Ma dietro la risata resta una domanda seria, quasi esistenziale: questi ci sono o ci fanno? E la risposta, amara, è che facendo finta di niente, in realtà ci sono eccome. E così Milano-Cortina diventa l’ennesimo palcoscenico di polemiche programmate, hype artificiale, secondo la regola non scritta ma praticatissima: “parlatene, anche male”.
Un articolo duro, brillante, scomodo. Ma necessario. Perché, come insegnano Max Del Papa e – su un altro registro – la Zuppa di Porro, il problema non è chi parla troppo, ma chi governa senza più distinguere tra rappresentanza, spettacolo e resa culturale. E a forza di essere “inclusivi”, si rischia solo di essere inconsistenti.
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