Ripepi: “Trump ha restituito dignità e speranza al popolo venezuelano”

Gen 5, 2026 - 18:30
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Ripepi: “Trump ha restituito dignità e speranza al popolo venezuelano”

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“Il nostro tempo interpella le coscienze con una forza che non ammette ambiguità. Quando l’ingiustizia si fa sistema, quando la menzogna diventa metodo di governo e quando un popolo viene ridotto al silenzio attraverso la paura, la fame e la repressione, la neutralità non è più prudenza ma complicità. In questi momenti della storia, tacere equivale a voltare le spalle alla verità.

Come cristiano e come Presidente dell’Associazione Charlie Kirk Italia, sento il dovere morale e pubblico di affermare con chiarezza che l’azione intrapresa dagli Stati Uniti d’America sotto la guida del Presidente Donald J. Trump contro il regime venezuelano rappresenta un atto di responsabilità storica.

Non un gesto di dominio, ma un’assunzione di responsabilità. Non un’operazione di potere, ma un atto di liberazione reso necessario dal fallimento di ogni altra via pacifica e democratica”. Queste le parole del consigliere comunale Massimo Ripepi.

“Desidero esprimere un ringraziamento chiaro, esplicito e convinto al Presidente Donald J. Trump, che ha dimostrato coraggio politico, lucidità morale e coerenza storica. In un’epoca in cui troppi leader preferiscono l’ambiguità alla verità e il calcolo alla giustizia, egli ha scelto di agire assumendosi il peso della decisione, consapevole che la storia giudica non chi resta fermo, ma chi interviene quando il male si è fatto sistema.

Un ringraziamento sentito e rispettoso va inoltre al Presidente del Consiglio italiano, Giorgia Meloni, che ha più volte richiamato la comunità internazionale alla necessità di non voltarsi dall’altra parte di fronte alle dittature, affermando che la libertà dei popoli e la dignità umana non possono essere sacrificate sull’altare dell’indifferenza geopolitica.

La sua posizione, ferma e coerente, conferma il ruolo dell’Italia come nazione che riconosce nella libertà, nella democrazia e nella persona i pilastri irrinunciabili dell’ordine internazionale”.

Il pensiero conservatore mondiale, pur nella diversità delle sue culture e delle sue tradizioni, converge oggi su una verità essenziale: non può esistere pace senza verità, né sovranità senza libertà.

Un potere che affama il proprio popolo, che reprime il dissenso, che manipola le istituzioni, che distrugge l’economia e che perseguita la Chiesa e le comunità religiose, ha già perso ogni legittimità morale prima ancora che politica. Difendere la libertà in questi casi non significa violare la sovranità, ma restituirla al suo legittimo titolare: il popolo.

Mai come in queste ore il mondo ha potuto assistere a una prova così evidente della natura autoritaria del regime di Nicolás Maduro. Il popolo venezuelano, rimasto in patria e disperso in tutto il mondo a causa dell’esilio forzato, ha festeggiato la liberazione del Venezuela.

Milioni di venezuelani, in America Latina, in Nord America, in Europa e in ogni continente, sono scesi nelle piazze, hanno pregato, hanno pianto di gioia. Nessuna propaganda potrà mai cancellare questo dato di realtà: se un governo cade e il popolo festeggia ovunque si trovi, significa che quel governo era una prigione. Mai una prova più significativa è esistita per comprendere la vera natura autoritaria del regime di Maduro.

Da cristiani sappiamo che l’autorità è giusta solo se ordinata al bene comune. La Dottrina Sociale della Chiesa ci insegna che lo Stato è al servizio della persona, non la persona al servizio dello Stato; che la libertà non è una concessione del potere, ma un dono di Dio; che quando una legge è radicalmente ingiusta, resistere non è ribellione, ma fedeltà a una legge più alta. In questa prospettiva, l’azione che ha posto fine al regime venezuelano va letta come un intervento estremo di giustizia davanti a un male divenuto strutturale.

Il conservatorismo autentico non è indifferenza, non è cinismo, non è isolamento morale. È difesa della dignità umana, della famiglia, della libertà religiosa, della proprietà e della responsabilità personale.

Ovunque il socialismo autoritario si è imposto, ha prodotto miseria materiale e devastazione spirituale. Difendere il Venezuela oggi significa difendere un principio universale: nessun popolo è destinato alla schiavitù e nessuna dittatura è eterna.

Dall’Italia, culla del diritto e del cristianesimo, affermo che sostenere questa operazione significa stare dalla parte dei perseguitati, dare voce a chi è stato ridotto al silenzio, riaffermare che il male non è invincibile. Come cristiani sappiamo che il male non cade da solo: va affrontato, va fermato, va sconfitto.

Preghiamo e operiamo affinché questa svolta storica apra per il Venezuela una stagione di guarigione, di giustizia e di pace. E lavoriamo affinché la libertà riconquistata non venga mai più tradita. Perché, come ci ricorda il Vangelo, la verità rende liberi”, conclude Ripepi.

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Redazione Redazione Eventi e News