Se le relazioni sociali sono l’elisir della giovinezza

Gen 9, 2026 - 23:30
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Se le relazioni sociali sono l’elisir della giovinezza

Viviamo alla continua ricerca della felicità, e nella corsa senza sosta per raggiungerla non ci accorgiamo di quello che abbiamo intorno. Nel 2023, un sondaggio condotto dal Wall Street Journal/NORC ha chiesto alle persone quali fossero per loro i valori considerabili “molto importanti”. Dal 1998 la percentuale di americani che affermano di attribuire grande importanza a patriottismo, religione, famiglia e al coinvolgimento nella comunità è crollata. Secondo il sondaggio, l’unico valore a non seguire questa tendenza è quello dei soldi, a cui gli americani, nel corso degli anni, hanno progressivamente dato sempre più importanza.

L’autore David Brooks, in un lungo articolo pubblicato sul New York Times lo definisce “il grande distacco”. Con questo termine, si riferisce all’incapacità di instaurare relazioni significative, tipica soprattutto delle giovani generazioni. Cita per esempio la percentuale di studentesse frequentanti l’ultimo anno di liceo che hanno dichiarato di aver avuto una relazione, che è passata dall’85 per cento negli anni Ottanta, a meno del cinquanta per cento a inizio anni Venti. Insieme a una diffusa ansia relazionale, Brooks sottolinea come una delle cause del fenomeno sia da ricercarsi anche in un più generale disinteresse nei confronti dei rapporti interpersonali. Lo confermano i dati del Pew Research Center e dell’Università del Michigan, contenuti in una ricerca condotta tra gli studenti e le studentesse delle università americane. Lo studio mostra come i giovani abbiano sempre meno intenzione di sposarsi: si passa dall’ottanta per cento nel 1993 al 67 per cento nel 2023, un riflesso di un cambiamento culturale che rende prioritarie l’autonomia e l’indipendenza. 

Le ragioni di questa recessione romantica sono sia sociali, sia economiche. Lo scorso ottobre, la giornalista Chanté Joseph firmava un articolo diventato virale poco dopo la sua pubblicazione: Is having a boyfriend embarrassing now? Nel pezzo, l’autrice scriveva di come le donne sempre più spesso tenessero nascoste le proprie relazioni sentimentali, soprattutto online. «In un’epoca di eterofatalismo diffuso – ha detto la scrittrice e attivista Zoè Samudzi, intervistata nel pezzo –, le donne non vogliono essere viste come persone che ruotano attorno al loro uomo, ma vogliono anche l’influenza che deriva dall’essere in coppia». 

Lo spiega anche l’Economist: in America il 41 per cento delle donne e il 50 per cento degli uomini di età compresa tra i 25 e i 34 anni era single nel 2023. Un indicatore che è più che raddoppiato negli ultimi cinquant’anni. La percentuale di persone che vivono da sole in proporzione alla popolazione è aumentata in tutto il mondo, e il fenomeno interessa soprattutto le donne. Negli Stati Uniti, le famiglie formate da coppie sposate sono scese da oltre il 50 per cento del totale nel 1970 a meno del 50 per cento nel 2022, mentre sono aumentate quelle composte da una sola persona. 

L’Economist definisce questo fenomeno “recessione relazionale”, motivata dagli effetti lunghi dell’isolamento durante la pandemia da Covid-19, ma causata anche dalle app di dating, con quello che lo psicologo americano Barry Schwartz definisce “il paradosso della scelta”, un fenomeno secondo il quale avere troppe opzioni tra cui scegliere comporta un sovraccarico cognitivo, un immobilismo decisionale, e un’ansia generalizzata nei confronti della scelta, più che una maggiore soddisfazione. 

Alcuni ricercatori hanno descritto la generazione Z come la più «avversa al rischio e lenta a maturare fiducia», motivo per cui «è logico che molti adolescenti oggi possano essere titubanti a lanciarsi in una relazione, o anche solo ad ammettere che gli importa se la loro relazione continuerà la settimana successiva».

Ma la vicinanza e l’affetto nei confronti degli altri sono una prerogativa per una vita buona e più longeva. Lo spiega sempre l’Economist, in un articolo che analizza uno studio pubblicato il 19 febbraio sulla rivista Nature Medicine, che attraverso un database biomedico ha individuato i fattori genetici e ambientali più importanti nell’aiutare le persone a invecchiare più lentamente. Ne è emerso che le relazioni sociali sono un potente indicatore di longevità: vivere con un partner è considerato benefico quanto l’esercizio fisico. Anche le visite regolari ai familiari o avere qualcuno con cui confidarsi sembravano ridurre il rischio di mortalità. 

La solitudine risulta essere invece un fattore di rischio per una morte precoce: dal sondaggio emerge come le persone socialmente isolate tendano a riscontrare livelli più elevati di infiammazione cellulare e risposte immunitarie più deboli. Non è chiaro, tuttavia, se questo sia un effetto diretto dell’essere soli o sia da ricercarsi in una tendenza comportamentale: le persone sole tendono a essere meno attive e a seguire una dieta più povera. La solitudine influisce anche sulla salute mentale: chi ha dichiarato di sentirsi stanco o poco entusiasta presentava anche un rischio maggiore di morte prematura. Chi ha dichiarato di sentirsi spesso stanco o affaticato aveva un rischio di mortalità maggiore del 45 per cento rispetto ai coetanei più energici. 

Nonostante sia noto che la correlazione non comporta la casualità, i risultati presentati suggeriscono che le relazioni sociali e il benessere mentale potrebbero essere importanti quanto l’esercizio fisico per scongiurare una morte prematura.

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