Taremi segna anche gol belli e si schiera con le proteste in Iran

Quando l’altro ieri sera Pio Esposito è entrato a partita in corso, cambiando col suo gol i destini di Inter-Lecce, più di un tifoso nerazzurro avrà pensato alla scorsa stagione. A come sarebbero andate le cose se l’Inter in panchina avesse avuto il bomber ventenne, invece degli attempati Marko Arnautovic e Mehdi Taremi.
La parentesi italiana di quest’ultimo, in particolare, è stata breve e poco felice, ma di sicuro la Serie A ha perso un uomo di grande spessore. La riprova si è avuta sabato scorso, quando l’attaccante iraniano si è girato in area, ha segnato il gol del 2-0 per l’Olympiakos in casa dell’Atromitos e consegnato alla squadra del Pireo il primato nella Super League greca. A quel punto Taremi non ha esultato e nel post partita è stato, per quanto potesse farlo, più esplicito. «So che i tifosi dell’Olympiakos vorrebbero vedermi felice, ma non festeggio i gol, in solidarietà con ciò che sta passando il popolo iraniano. La gente è sempre con noi, ed è per questo che noi siamo con loro».
Taremi sta facendo bene in Grecia, in 17 partite giocate tra campionato e Champions League ha totalizzato 9 gol e 3 assist, non male rispetto ai 3 gol e ai 9 assist complessivi nelle 43 presenze con l’Inter dello scorso anno, ma anche nei momenti difficili non è mancato il sostegno dei tifosi iraniani per i quali è una vera star.
In Iran il calcio è molto popolare, la Nazionale ha partecipato agli ultimi Mondiali (in Qatar nel 2022) e si è qualificata per quelli che si giocheranno la prossima estate negli Stati Uniti, Messico e Canada, ecco perché la presa di posizione dei calciatori sulla protesta in corso nel Paese potrebbe preoccupare il regime più di quanto si possa pensare.
I precedenti, in tal senso, non mancano. Già nel 1997, quando l’Iran nello spareggio con l’Australia si qualificò per i Mondiali dell’anno dopo, alla squadra fu imposto di rientrare in patria più tardi, in maniera da stemperare i festeggiamenti. Nella partita decisiva per la qualificazione al torneo del 2010, invece, molti nazionali portarono al braccio una fascia verde a sostegno dell’allora leader dell’opposizione, il riformista Mir-Hosein Musavi, sconfitto da Mahmud Ahmadinejad in un’elezione decisa dai brogli alle urne, per non parlare delle proteste seguite alla morte di Mahsa Amini dodici anni dopo. A prendere posizione furono Ali Daei, il più grande calciatore iraniano di tutti i tempi (ben più famoso dello stesso Taremi), alla cui famiglia fu poi impedito di lasciare il Paese e Voria Ghafouri, ex colonna della rappresentativa e capitano del Teheran Esteghlal, club dieci volte campione d’Iran, che venne arrestato per aver «diffuso propaganda contro la Repubblica islamica».
Anche stavolta, tramite l’agenzia di stampa Fars, legata ai Guardiani della Rivoluzione, Ghafouri che oggi allena l’Esteghlal è stato minacciato. Proprietario di una catena di caffè a Teheran, Ghafouri l’8 e 9 gennaio ha scelto di non aprire a sostegno degli scioperi in corso, mentre Masoud Shojaei, altro ex capitano della Nazionale, ritiratosi dal calcio nel 2023 e noto attivista, ha pubblicamente criticato la Fifa per il suo silenzio sulle proteste in corso. Secondo le organizzazioni per i diritti umani sono almeno tre i calciatori iraniani, seppure di squadre minori, morti in questi giorni.
Nonostante tutto, difficile è che gli strali di Khamenei colpiscano Mehdi Taremi. L’attaccante alle sue dichiarazioni post partita ha aggiunto solo un post su Instagram, dove ha sei milioni di follower, con il profilo dell’Iran avvolto tra le nuvole e tre cuori rosso, bianco e verde. La sua adesione al dissenso, d’altronde, è stata progressiva: aveva svolto il servizio militare nei Guardiani della Rivoluzione ed era ritenuto vicino al regime, fino a quando ha cominciato a criticare lo stato degli impianti sportivi nel Paese, per poi insieme ai compagni di Nazionale decidere di non cantare l’inno nella gara d’esordio contro l’Inghilterra al Mondiale del 2002. Un gesto semplice e al tempo stesso clamoroso, ripetuto il 7 gennaio scorso dai ragazzi dell’Under 23 prima della partita con la Corea del Sud nella Coppa d’Asia che si gioca in questi giorni in Arabia Saudita.
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