Amazon taglia 16 mila dipendenti e assicura: “Effetto minimo” in UE. Ma al Parlamento europeo è bagarre

Gen 28, 2026 - 19:30
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Amazon taglia 16 mila dipendenti e assicura: “Effetto minimo” in UE. Ma al Parlamento europeo è bagarre

Bruxelles – A due anni dal divieto di accesso al Parlamento europeo ai suoi lobbisti, oggi (28 gennaio) alcuni dirigenti di Amazon hanno affrontato la commissione Occupazione e Affari sociali (EMPL) dell’Eurocamera, in un’audizione che non poteva che essere tesissima: poche ore prima, la multinazionale di Seattle aveva annunciato un piano di licenziamento di 16 mila dipendenti in tutto il mondo. Durante il confronto con gli eurodeputati, David Zapolsky, vicepresidente per gli affari legali di Amazon, ha assicurato che i tagli avranno “un effetto minimo” sulle attività della piattaforma in Europa.

Come se di carne al fuoco non ce ne fosse già abbastanza. Per la prima volta, rappresentanti di Amazon tornavano al Parlamento europeo da quando, nel febbraio 2024, l’istituzione UE aveva scelto di bandirli a causa dell’ostinato rifiuto di riferire sulle condizioni di lavoro dei dipendenti nei Paesi membri. Prima dell’audizione, il gruppo dei socialdemocratici (S&D) all’Eurocamera aveva già promesso battaglia: “L’apparente tardiva disponibilità a collaborare non devono in alcun modo sminuire il fatto che le condizioni dei lavoratori non sono migliorate – si legge in una notta del gruppo -, ascolteremo con molta attenzione ciò che la direzione di Amazon ha da dire. Ci aspettiamo impegni concreti per porre fine alla sorveglianza abusiva, garantire condizioni di lavoro dignitose e rispettare i sindacati e la contrattazione collettiva”.

I tre di Amazon – Zapolsky in videocollegamento, Stefano Perego e Lucy Cronin in aula – hanno snocciolato i numeri che testimoniano il contributo della piattaforma alla competitività europea – “225 miliardi di investimenti in UE dal 2010 a oggi” – e il suo impegno a garantire posti di lavoro di qualità a 150 mila cittadini in 21 Paesi membri. “Crediamo che il lavoro di questa commissione sia importante e siamo pronti a impegnarci in modo costruttivo”, ha affermato Zapolsky. “Paghiamo fino al 12 per cento in più rispetto al salario minimo o ai contratti collettivi applicabili in Europa”, ha rivendicato Perego. Cronin invece ha illustrato i “molti modi” in cui Amazon si mobilita per “aiutare le comunità e le persone bisognose in tutta l’UE e oltre”.

Subito dopo Zapolsky ha puntualizzato che i piani di licenziamento – quello di oggi fa seguito ai tagli di 14 mila dipendenti decisi ad ottobre – “sono sempre decisioni difficili” perché “riguardano persone reali e le loro famiglie”, motivo per cui l’azienda “non li prende alla leggera” e si impegnerà “a supportare i dipendenti interessati durante questa transizione con indennità di buonuscita, opportunità di sviluppo professionale e altri benefit che, in molti casi, superano di gran lunga i nostri obblighi legali”.

Un invito a nozze per Maria Malinowska, lavoratrice in uno stabilimento in Polonia e licenziata da Amazon, e Oliver Roethig, Segretario Regionale di UNI Europa, confederazione di sindacati dei lavoratori dei servizi. Invitati (ed applauditi) dai membri della commissione EMPL, hanno inchiodato Amazon alle sue responsabilità: lavoratori tenuti costantemente sotto pressione, sorvegliati, rifiuto di dialogo con i sindacati e di contrattazione collettiva.

Per Pasquale Tridico, capodelegazione del Movimento 5 Stelle al Parlamento europeo, “questo non è mercato del lavoro, ma anarco-capitalismo”. Tridico ha sottolineato che l’UE ha approvato con immensa fatica, nella scorsa legislatura, una direttiva sui lavoratori delle piattaforme digitali, che “finora nessuno Stato membro ha recepito“. Per farlo, i governi nazionali hanno tempo fino al 2 dicembre 2026.

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Redazione Eventi e News Redazione Eventi e News in Italia