Bandiere istituzionali: perché sono importanti e come esporle correttamente senza incorrere in sanzioni
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Come esporre correttamente Tricolore, bandiera UE e bandiere istituzionali negli edifici pubblici: errori comuni e rischi di sanzioni.
Quando si attraversa la soglia di un edificio pubblico, che sia un municipio, una prefettura o un’ambasciata, il primo segnale di autorità e presenza dello Stato non è dato dall’architettura o dalla sicurezza all’ingresso, ma dai vessilli che garriscono all’esterno. Spesso sottovalutate o ridotte a mero elemento di arredo urbano, le bandiere rappresentano in realtà la voce silenziosa delle istituzioni. Un vessillo curato, esposto secondo il protocollo e realizzato con materiali di qualità comunica efficienza, rispetto e stabilità. Al contrario, un drappo logoro, sbiadito o posizionato erroneamente trasmette un senso di incuria e abbandono che si riflette inevitabilmente sulla percezione dell’ente stesso.
Per i dirigenti pubblici e i responsabili del cerimoniale, la gestione di questi simboli non è una questione di gusto estetico, ma di preciso dovere normativo. Esistono leggi specifiche, regolamenti attuativi e codici di comportamento che, se ignorati, possono portare non solo a imbarazzi istituzionali ma anche a contestazioni formali. Capire come scegliere, mantenere ed esporre questi simboli è fondamentale per chiunque operi nella Pubblica Amministrazione.
Il ruolo del vessillo nell’immaginario collettivo
Non si tratta solo di tessuto colorato. Da secoli, la bandiera è il simbolo primario di appartenenza. Per il cittadino, vedere il Tricolore e la bandiera europea esposti sulla facciata di una scuola o di un tribunale è una garanzia di presenza delle istituzioni. È un messaggio visivo immediato che dice: “Qui vigono la legge e i valori della Repubblica”.
L’impatto emotivo è potente. Durante le cerimonie ufficiali, il momento dell’alzabandiera è quello che catalizza l’attenzione e il silenzio. Ma anche nella quotidianità, l’assenza o la cattiva tenuta di questi simboli viene notata. Un cittadino che vede una bandiera strappata o grigia di smog associa inconsciamente quell’immagine a un ufficio che non funziona, a una burocrazia lenta o disinteressata. Mantenere alto il decoro dei vessilli è, a tutti gli effetti, una forma di comunicazione istituzionale non verbale di altissimo livello.
Caratteristiche tecniche: come deve essere fatta una bandiera a norma
L’esposizione all’esterno sottopone i tessuti a uno stress continuo. Vento, pioggia, raggi UV e inquinamento sono nemici formidabili. Per questo motivo, le forniture per la Pubblica Amministrazione non possono basarsi su prodotti economici o da “gadget”. La normativa e il buon senso impongono l’uso di materiali specifici progettati per durare.
Analizzando le specifiche tecniche richieste per le bandiere istituzionali di alta qualità, emerge chiaramente che il materiale d’elezione è il poliestere nautico. Questo tessuto, solitamente con una grammatura intorno ai 115g/m², offre il miglior compromesso tra leggerezza (necessaria per sventolare anche con brezze leggere) e resistenza alla trazione.
Non basta il tessuto. La confezione fa la differenza tra un prodotto che dura mesi e uno che si sfilaccia dopo poche settimane. Le caratteristiche imprescindibili includono:
- Doppie cuciture perimetrali: fondamentali per evitare che il vento “mangi” il bordo esterno della bandiera.
- Rinforzi lato asta: la zona di aggancio è quella che subisce la maggiore sollecitazione meccanica.
- Stampa in sublimazione o serigrafia passante: i colori devono essere brillanti e visibili su entrambi i lati, con una penetrazione del colore del 100% nel tessuto.
Per gli interni, invece, come uffici di sindaci o sale consiliari, si prediligono materiali come il raso o la seta, spesso arricchiti da frange dorate, che conferiscono quella solennità richiesta dagli ambienti di rappresentanza. Tuttavia, l’errore più comune commesso dagli enti è utilizzare bandiere da interno (più delicate) in esterno, o viceversa, bandiere in poliestere nautico (più ruvide) in contesti di gala interni.
Il protocollo di esposizione: regole e gerarchie
La normativa di riferimento in Italia è costituita principalmente dalla Legge n. 22 del 5 febbraio 1998 e dal successivo D.P.R. n. 121 del 7 aprile 2000. Questi testi non lasciano spazio all’improvvisazione. L’ordine delle bandiere non è casuale e rispetta una precisa gerarchia istituzionale.
La posizione centrale e l’ordine di precedenza
La regola aurea riguarda la posizione d’onore. Se sono esposte due bandiere (Italia ed Europa), la bandiera nazionale (il Tricolore) assume la posizione a destra (sinistra per chi guarda dalla strada), mentre quella europea va a sinistra. Tuttavia, la configurazione più comune prevede tre pennoni. In questo caso:
- Il Tricolore italiano occupa sempre la posizione centrale.
- La bandiera europea va alla sua destra (sinistra per chi guarda).
- La bandiera della Regione o dell’Ente locale va alla sua sinistra (destra per chi guarda).
Un caso particolare si verifica quando è presente la bandiera di un Paese ospite. Per cortesia istituzionale, al vessillo ospite spetta la prima posizione d’onore. Le regole possono variare leggermente in base alla presenza di autorità, ma il principio cardine è che il Tricolore e la bandiera UE hanno priorità sui vessilli locali o di associazioni.
Orari e illuminazione
Le bandiere non dovrebbero essere lasciate esposte 24 ore su 24, a meno che non siano adeguatamente illuminate. Il protocollo prevede l’alzabandiera al sorgere del sole e l’ammainabandiera al tramonto. Tuttavia, per gli edifici pubblici, è concessa l’esposizione notturna purché il luogo sia ben illuminato. Lasciare una bandiera al buio totale è considerato un atto di scarsa considerazione verso il simbolo.
Errori comuni e rischio sanzioni
Il mancato rispetto delle norme sul cerimoniale non è un reato penale in senso stretto (salvo casi di vilipendio, che riguardano il danneggiamento intenzionale o l’insulto al vessillo), ma comporta una responsabilità amministrativa e disciplinare per i dirigenti.
Uno degli errori più frequenti è l’esposizione di bandiere lacerate o scolorite. Il D.P.R. 121/2000 stabilisce esplicitamente l’obbligo di mantenere i vessilli in “stato di decoro”. Una bandiera ridotta a brandelli dal vento non è solo brutta da vedere: è una violazione normativa. Gli uffici preposti devono prevedere un budget annuale per la rotazione delle bandiere.
Un altro errore riguarda il lutto. In caso di lutto nazionale o locale, le bandiere devono essere esposte a mezz’asta. Se il pennone non lo consente, è necessario apporre un nastro nero (il “bruno”) all’estremità superiore dell’asta. Ignorare una proclamazione di lutto nazionale è una grave mancanza di sensibilità istituzionale e di rispetto verso le direttive della Presidenza del Consiglio.
Il problema del “fai da te”
Spesso, piccoli comuni o enti periferici tentano di risolvere la necessità di una bandiera acquistando prodotti non certificati o montando le aste in posizioni di fortuna (balconi privati, finestre secondarie). L’esposizione deve avvenire sempre sulla facciata principale o all’ingresso principale dell’edificio. Le aste devono essere ancorate saldamente e avere una dimensione proporzionata alla bandiera. Un vessillo enorme su un’asta corta toccherà terra (cosa vietatissima), mentre una bandiera minuscola su un pennone altissimo risulterà ridicola.
Manutenzione programmata: la chiave per il decoro
Per evitare di trovarsi con simboli indecorosi, gli enti pubblici dovrebbero adottare un piano di manutenzione programmata. La durata di una bandiera esposta all’esterno varia enormemente in base alla zona climatica. In aree costiere o molto ventose, la vita utile può ridursi a pochi mesi. In zone urbane protette, può durare più a lungo, ma lo smog tenderà a ingrigire i colori, rendendo necessario il lavaggio o la sostituzione.
È consigliabile avere sempre almeno un set di ricambio pronto all’uso. In caso di eventi meteorologici estremi previsti, il buon senso suggerisce di ammainare temporaneamente le bandiere per preservarne l’integrità e rialzarle una volta passata la tempesta.
Affidarsi a fornitori specializzati è il primo passo per ridurre la frequenza delle sostituzioni. Aziende come Starflag Bandiere offrono prodotti testati per resistere alle sollecitazioni, garantendo che i colori (in particolare il rosso, che tende a sbiadire prima per via dei raggi UV) mantengano la loro vivacità più a lungo rispetto a prodotti d’importazione generica.
Oltre la burocrazia: il senso di identità
Rispettare queste regole potrebbe sembrare un esercizio di pedanteria burocratica, ma la forma, nelle istituzioni, è sostanza. Quando un sindaco o un dirigente scolastico si assicura che le bandiere siano in ordine, sta trasmettendo un messaggio di cura verso la “Res Publica”.
Le bandiere raccontano la storia di chi siamo e dove stiamo andando. Il Tricolore ricorda l’unità nazionale, la bandiera europea ci colloca in un contesto comunitario più ampio, i vessilli regionali e comunali celebrano le radici locali. Questa stratificazione di identità convive sugli stessi pennoni e deve farlo in armonia.
L’attenzione al dettaglio nel posizionamento dei cordini, nella pulizia delle aste (spesso arrugginite e trascurate) e nella stiratura delle bandiere da interno prima di una conferenza, denota professionalità. In un’epoca in cui l’immagine delle istituzioni è spesso sotto attacco o soggetta a critica, partire dai fondamentali è una strategia vincente. Un ente che si presenta bene, con i propri simboli curati e rispettati, predispone il cittadino a un rapporto di maggiore fiducia.
La gestione delle bandiere istituzionali richiede competenza, pianificazione e rispetto per la normativa. Non è un compito marginale da delegare all’ultimo momento, ma una responsabilità precisa che qualifica l’ente pubblico agli occhi della cittadinanza e delle altre istituzioni. Investire in qualità e conoscere il cerimoniale significa onorare il ruolo che si ricopre.
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