Proroghe concessioni demaniali marittime: rischio paralisi per i Comuni?

Febbraio 17, 2026 - 20:30
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Proroghe concessioni demaniali marittime: rischio paralisi per i Comuni?

lentepubblica.it

Le concessioni demaniali marittime ad uso turistico-ricreativo tornano al centro del confronto istituzionale: a riaccendere il dibattito è una lettera inviata dall’Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI) ai vertici di Palazzo Chigi e dei ministeri competenti.


Nella missiva si sollecitano criteri uniformi su scala nazionale per garantire la legittimità degli atti adottati dagli enti locali in materia di proroghe.

Il nodo riguarda l’applicazione delle norme interne che hanno previsto l’estensione automatica delle concessioni balneari, un meccanismo che negli ultimi anni ha generato un conflitto aperto con il diritto europeo e un ampio contenzioso davanti ai giudici amministrativi, ordinari e penali.

La richiesta di ANCI: regole omogenee per evitare il blocco amministrativo

A firmare la missiva è il segretario generale dell’ANCI, Veronica Nicotra, che ha scritto ai capi di gabinetto del presidente del Consiglio, del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti e del Ministero del Turismo, chiedendo un intervento chiarificatore urgente.

Secondo l’associazione dei Comuni, l’assenza di linee guida condivise sta producendo una situazione di incertezza che rischia di tradursi in una vera e propria paralisi dell’azione amministrativa. Gli enti locali, infatti, si trovano a dover decidere se applicare le proroghe previste dalla normativa nazionale o disapplicarle alla luce dell’orientamento europeo e di parte della giurisprudenza.

Il risultato è un quadro disomogeneo, con scelte diverse da territorio a territorio e un’esposizione crescente al rischio di impugnazioni e responsabilità.

Il quadro normativo: dalla proroga automatica al conflitto con l’Europa

Il punto di partenza è la legge di bilancio 2019 (legge n. 145/2018), che ha introdotto una proroga automatica di 15 anni per le concessioni demaniali marittime. Tale estensione è stata successivamente richiamata anche dall’articolo 182, comma 2, del decreto Rilancio (DL 34/2020).

L’automatismo previsto dal legislatore nazionale, tuttavia, si è scontrato con la disciplina europea in materia di concorrenza e libertà di stabilimento, in particolare con la direttiva 2006/123/CE sui servizi nel mercato interno. Secondo l’interpretazione prevalente in ambito euro-unitario, le concessioni che comportano l’utilizzo di beni pubblici scarsi devono essere affidate attraverso procedure selettive aperte e trasparenti.

Proprio questa divergenza tra diritto interno e diritto dell’Unione ha alimentato un contenzioso articolato, con esiti non sempre coerenti.

Giurisprudenza divisa: orientamenti contrastanti

Nel corso degli ultimi anni si sono susseguite pronunce con esiti opposti. Alcune decisioni del Consiglio di Stato hanno riconosciuto la validità delle proroghe automatiche; altre, invece, ne hanno evidenziato l’incompatibilità con il diritto europeo.

Sul versante penale, la Corte di Cassazione – in particolare la Terza Sezione penale – ha affermato con maggiore nettezza il principio secondo cui le norme nazionali che prevedono proroghe automatiche devono essere disapplicate in quanto contrastanti con l’ordinamento comunitario.

Anche l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato si è espressa in senso critico rispetto all’estensione automatica delle concessioni, ritenendo che tale meccanismo alteri le dinamiche concorrenziali e non sia coerente con i principi europei.

A complicare ulteriormente il quadro sono intervenute sentenze dei Tribunali amministrativi regionali con letture diametralmente opposte. Alcuni TAR hanno sostenuto che il potere di disapplicare una legge nazionale spetti esclusivamente al giudice, non al dirigente comunale; altri, al contrario, hanno ritenuto che l’obbligo di disapplicazione discenda direttamente dal primato del diritto europeo, anche in capo all’amministrazione.

Il ruolo dei Comuni tra responsabilità e incertezza

In questo scenario, i Comuni si trovano in una posizione particolarmente delicata. Da un lato, devono garantire la continuità delle attività economiche legate al turismo balneare, settore strategico per molte realtà costiere. Dall’altro, sono chiamati a operare nel rispetto della legalità e a evitare atti che possano essere annullati o esporre l’ente a responsabilità erariali e contenziosi.

L’assenza di indicazioni univoche rischia di determinare comportamenti difformi: alcuni enti applicano le proroghe previste dalla normativa nazionale, altri avviano procedure comparative o sospendono le decisioni in attesa di chiarimenti.

Per l’ANCI, questa frammentazione mina la certezza del diritto e compromette la capacità amministrativa, generando un clima di instabilità che si riflette anche sugli operatori economici.

Il rischio di blocco e la richiesta di un tavolo urgente

Nella lettera indirizzata ai ministeri, l’associazione dei Comuni sottolinea come il rischio più concreto sia il blocco dell’azione amministrativa. Senza linee guida condivise, ogni scelta diventa potenzialmente esposta a contestazioni.

Da qui la richiesta di un incontro urgente con il Governo, finalizzato a individuare soluzioni operative che restituiscano certezza giuridica agli enti locali. L’obiettivo dichiarato è costruire un quadro regolatorio chiaro, in grado di conciliare le esigenze di tutela della concorrenza con la salvaguardia delle attività economiche già insediate.

Concessioni balneari e futuro del settore turistico

La questione delle concessioni demaniali marittime non è soltanto un tema tecnico-giuridico. Coinvolge un comparto che rappresenta una quota significativa dell’economia turistica nazionale, con ricadute occupazionali e territoriali rilevanti.

L’incertezza normativa incide sulle scelte di investimento, sulla programmazione delle attività e sulla competitività delle destinazioni costiere. Per questo motivo, la definizione di regole stabili e conformi al diritto europeo assume un valore strategico.

Il confronto tra Governo, enti locali e autorità indipendenti appare dunque inevitabile. La sfida sarà trovare un equilibrio tra apertura del mercato, tutela degli operatori esistenti e rispetto dei principi comunitari.

Il testo della lettera dell’Anci

Qui il documento completo.

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