Fondi ad Hamas, i legali di Hannoun dopo il colloquio: “Finanziamenti sempre tracciabili e con associazioni benefiche registrate”

Genova. È durato circa due ore il colloquio tra Mohammad Hannoun, arrestato sabato mattina perché considerato un membro di Hamas a capo della cellula italiana, e i suoi legali in vista dell’interrogatorio di garanzia che si terrà domani nel carcere di Marassi.
“E’ stato molto lucido e preciso nel ricostruire tutti i passaggi dei finanziamenti e da domani cominceremo a studiarli nei dettagli” spiegano gli avvocati Emanuele Tambuscio e Fabio Sommovigo – “Ci ha ribadito che ha sempre operato in maniera tracciabile, su progetti specifici e sempre con associazioni registrate, molte delle quali registrate anche in Israele”.
Domani Hannoun chiarirà alcuni passaggi delle accuse che lo riguardano con la gip Silvia Carpanini ma lo farà attraverso una dichiarazione spontanea. “Su nostro consiglio non si sottoporrà a interrogatorio – dicono gli avvocati – anche perché non ha evidentemente potuto leggere le 10mila pagine di atti e neppure noi li abbiamo ricevuti tutti”. L’architetto 62enne, accusato dalla procura di Genova di aver finanziato Hamas con oltre 7 milioni di euro, si difenderà spiegando che “tutte le organizzazioni internazionali che operano a Gaza operano nello stesso modo e devono tenere alcune relazioni”.
Circa il fatto che secondo l’accusa Hannoun stesse fuggendo in Turchia gli avvocati spiegano: “Lui in Turchia va costantemente per la sua attività di beneficienza. Inoltre, a partire dal 7 ottobre di due anni fa, praticamente non poteva più operare dall’Italia perché aveva conti e movimentazioni con l’estero bloccati, quindi doveva portare i soldi contanti in Turchia o in Egitto.
Dopo l’interrogatorio di garanzia il passaggio fondamentale per lui e gli altri sei arrestati sarà quello del tribunale del Riesame, dove probabilmente i legali tentaranno di porre ai giudici il primo nodo giuridico dell’inchiesta, vale a dire il fatto che l’accusa di finanziare Hamas deriva in gran parte dal fatto che è Israele a dire che le associazioni umanitarie (una trentina) a cui mandavano i soldi sarebbero di fatto in mano ad Hamas.
Queste informazioni sono arrivate alla Procura di Genova attraverso una forma di “trasmissioni spontanee” inviate non dall’autorità giudiziaria israeliana bensì dalla polizia israeliana, l’Israel National police investigation department, che a sua volta si è avvalsa della collaborazione di un funzionario del ministero della Difesa, indicato al momento come “Avi” che consegna tre relazioni finali e una quantità di file con informazioni “sequestrate o acquisite sul campo di battaglia”.
“Non sappiamo con quali modalità e quali garanzie procedurali o processuali vengono ricavate una serie di informative che la giudice definisce documenti ma che per noi sono atti di indagine da parte di una polizia estera e non di un’autorità giudiziaria la cui natura sarà oggetto di studio nelle prossime settimane”.
Intanto, dalla procura di Genova si apprende che sono sette gli indagati che hanno subito perquisizioni da parte della Digos e della Guardia di Finanza oltre agli arrestati. Tra loro ci sono la moglie e i figli di Hannoun e la giornalista e attivista Angela Lano. Il numero complessivo degli indagati sarebbe comunque superiore.
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Furioso
0
Triste
0
Wow
0




