Il caso Hannoun, e il ruolo di Stefania Ascari

Il 27 dicembre l’inchiesta sui presunti finanziamenti ad Hamas ha segnato un passaggio chiave. L’operazione condotta da Digos e Guardia di Finanza, su impulso della Direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo di Genova e con il coordinamento della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, ha portato all’arresto di Mohammed Hannoun e di altri indagati. Al centro dell’indagine una rete di associazioni e canali di raccolta fondi attivi tra Italia ed estero. Gli accertamenti parlano di circa sette milioni di euro movimentati, misure reali per oltre otto milioni e sequestri di contante per circa un milione e ottantamila euro, inclusi cinquecentosessantamila euro nascosti in un garage a Sassuolo.
Non si tratta di un circuito occulto. Il sistema su cui indagano gli inquirenti ha operato per anni in modo pubblico, attraverso iniziative politiche, missioni all’estero e campagne di fundraising. In questo contesto, uno dei volti più riconoscibili accanto a Mohammed Hannoun è Stefania Ascari, deputata del Movimento 5 stelle e membro della Commissione parlamentare Antimafia. La sua presenza non è stata marginale né episodica. Ascari ha partecipato a iniziative promosse dal network associativo riconducibile a Hannoun, condividendo attività e missioni con Alessandro Di Battista.
Esistono video e materiali che la ritraggono nel nord della Siria con l’Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese, presieduta da Hannoun. In quei contesti Ascari interviene pubblicamente, racconta le attività dell’associazione e chiede donazioni, invitando a contribuire economicamente alle iniziative presentate come umanitarie. Presenze analoghe risultano documentate anche in Libano e nel sud della Turchia. Una continuità che ha contribuito a dare visibilità e legittimazione politica a quel sistema associativo oggi sotto accertamento giudiziario.
Ascari siede nella Commissione parlamentare Antimafia, una bicamerale d’inchiesta dotata di poteri conoscitivi estesi e chiamata a operare su fenomeni complessi, flussi finanziari e reti criminali. L’inchiesta su Hannoun non è formalmente un’indagine di mafia, ma è seguita dalla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo. È un elemento che pone un problema di opportunità istituzionale quando un membro della Commissione ha avuto un’esposizione politica così diretta accanto a un perimetro oggi sotto indagine.
L’inchiesta ha prodotto arresti, sequestri e il rinvenimento di ingenti quantità di denaro contante. Nello stesso tempo, un membro della Commissione parlamentare Antimafia ha offerto visibilità, ruolo pubblico e legittimazione politica a un network oggi sotto accertamento giudiziario, anche attraverso la partecipazione a iniziative di raccolta fondi. Sullo sfondo si è affermata una narrazione che tende a delegittimare il lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura, descrivendole come strumenti politici o come una caricatura eterodiretta, proprio mentre indagano su flussi finanziari e sicurezza.
Ma dopo tutto questo Stefania Ascari può ancora sedere nella Commissione parlamentare Antimafia? Non sarebbe invece opportuno un passo indietro, a tutela del lavoro della Commissione e della stessa deputata, e che il Movimento 5 stelle adottasse una linea di rigore coerente con quella che in passato ha rivendicato e preteso in vicende giudiziarie anche molto diverse da questa?
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