Invisibile e irresponsabile: la pesca senza regole dei calamari nel Pacifico sud-orientale

Febbraio 19, 2026 - 12:30
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Invisibile e irresponsabile: la pesca senza regole dei calamari nel Pacifico sud-orientale

Il nuovo rapporto “Unseen and unaccountable: The growing threat of China’s squid fleet in the South Pacific” appena pubblicato da Environmental Justice Foundation (EJF) rivela come «Una delle più importanti attività di pesca dei calamari al mondo stia precipitando verso una crisi ecologica e sociale, mentre vaste flotte pescherecce cinesi sfruttano una governance debole, scarsa trasparenza e lacune normative nel Pacifico sud-orientale».
EJF denuncia che «I calamari pescati da una società implicata in alcuni dei peggiori abusi in materia di pesca e lavoro, la China National Fisheries Corporation, sono stati esportati negli Stati Uniti, nell'Unione Europea e nel Regno Unito».
Il rapporto rivela lo straordinario impatto e livello della flotta cinese per la pesca dei calamari in acque profonde nel Pacifico sud-orientale: «Prende di mira i calamari giganti, una specie chiave che sostiene le reti alimentari marine e la pesca regionale. Nonostante i chiari segnali di sovrasfruttamento, lo sforzo di pesca continua ad aumentare e la regolamentazione non è riuscita a tenere il passo».
L'indagine “Unseen and unaccountable” individua carenze croniche di trasparenza da parte della flotta cinese ed evidenzia che «Questo favorisce la proliferazione di pesca distruttiva, danni ambientali e violazioni dei diritti umani. Oltre il 50% dei membri dell'equipaggio intervistati ha denunciato abusi fisici e quasi il 60% ha dichiarato all'EJF che sulle loro imbarcazioni gli squali sono stati spinnati ».
Secondo Steve Trent, CEO e fondatore dell'EJF, «La flotta cinese per la pesca industriale di calamari nel Pacifico sud-orientale sta operando al di là di ogni controllo efficace. Questa indagine dimostra come la mancanza di trasparenza e responsabilità a livello regionale stia causando danni ambientali e mettendo a rischio vite umane. La trasparenza nella pesca industriale non può più essere facoltativa. E’ il fondamento di un oceano sicuro e sostenibile».
L'EJF è molto preoccupata anche per le catture accessorie e l'impatto sugli ecosistemi, compresa l'interruzione delle reti alimentari oceaniche dovuta alla pesca intensiva. I ricercatori ricordano che «I calamari sono estremamente sensibili ai cambiamenti ambientali e svolgono un ruolo fondamentale nella regolazione degli ecosistemi marini. Il loro sfruttamento eccessivo rischia di avere ripercussioni a cascata sull'intero Oceano Pacifico».
EJF pubblica l’inchiesta a pochi giorni dall’avvio di una importantissima serie di riunioni della South Pacific Regional Fisheries Management Organisation (SPRFMO) che si terranno a Panama del 24 febbraio al 6 marzo e sottolinea che «Gli Stati devono collaborare ora per evitare il collasso della pesca. A livello regionale, la SPRMFO non ha ancora adottato misure significative di conservazione e gestione per i calamari, nonostante le crescenti prove scientifiche di un calo dei tassi di cattura e di una crescente pressione di pesca. L'assenza di limiti di cattura, di un monitoraggio efficace e di misure di salvaguardia applicabili lascia la pesca pericolosamente esposta».
Il calamaro di Humboldt (Dosidicus gigas), chiamato jibia o pota in Sudamerica, è risorsa ittica significativa nel Pacifico sudorientale. Con catture annuali superiori a un milione di tonnellate, è diventato una delle attività di pesca più importanti a livello globale. Lo sfruttamento è concentrato principalmente in Perù (51% degli nel 2019-2023); Cina (41%) e Cile (7%). E’ una risorsa che sostiene decine di migliaia di pescatori artigianali in Perù e Cile, dove operano in totale oltre 6.000 pescherecci e dove la pesca ai calamari i svolge principalmente nelle acque nazionali, gestite secondo rigidi sistemi che includono quote di cattura annuali e, in Perù, periodi di chiusura per proteggere la riproduzione. Ma il Comité para el Manejo Sustentable del Calamar Gigante (CALAMASUR) conferma la denuncia di EJF: «Nelle acque internazionali del Pacifico sudorientale, dove opera quasi esclusivamente la flotta cinese, persiste un vuoto normativo che consente la pesca illimitata in regime di libero accesso».
Per opporsi a questo saccheggio oceanico. Più di 50 organizzazioni di America Latina, Europa e Nord America hanno presentato una dichiarazione congiunta alla SPRFMO, chiedendo «Misure urgenti per migliorare la conservazione e la gestione del calamaro di Humboldt in alto mare».
Alfonso Miranda, presidente del CALAMASUR, fa notare che «Questa iniziativa riunisce associazioni di pescatori artigianali, armatori, stabilimenti di trasformazione, aziende esportatrici e organizzazioni della società civile in una dimostrazione di unità senza precedenti. La SPRFMO è stata istituita specificamente per impedire la pesca non regolamentata nelle acque internazionali del Pacifico Meridionale. Tuttavia, tale obiettivo non è stato raggiunto. Nei 13 anni di esistenza dell'organizzazione, la Cina ha pescato circa 5 milioni di tonnellate di calamari. Tra il 2020 e il 2024, gli sbarchi annuali sono aumentati a oltre 400.000 tonnellate, con un incremento di circa il 65% rispetto al decennio precedente, nonostante la mancanza di pareri scientifici a garanzia della sostenibilità del calamaro».
Una recente ricerca dell'Instituto de Fomento Pesquero (IFOP) del governo cileno ha evidenziato il peggioramento della salute dei calamari in alto mare. E a CALAMASUR dicono che «Questo è aggravato da una chiara disuguaglianza competitiva: mentre i pescatori artigianali nei Paesi costieri devono aderire a sistemi di gestione basati su quote, la flotta cinese, composta da 671 imbarcazioni industriali di grandi dimensioni, può pescare senza limiti. Questa situazione ha permesso alla Cina di scalzare il Perù dal ruolo di principale produttore mondiale negli ultimi anni».
Non a caso, la dichiarazione congiunta inviata alla SPRFMO è sostenuta dalle organizzazioni di pescatori artigianali di Cile, Ecuador, Messico e Perù, da aziende e associazioni di categoria coinvolte nella lavorazione ed esportazione di calamari e da organizzazioni ambientaliste internazionali cone EJF, Oceana, The Pew Charitable Trusts e Innovations for Ocean Action Foundation e, nonostante le differenze storiche tra i firmatari, emerge una comune convinzione: «In assenza di una regolamentazione efficace che disciplini l'alto mare, questa attività di pesca non ha futuro».
Le organizzazioni firmatarie sostengono 9 proposte di misure di conservazione e gestione che saranno
deliberate alla 14a riunione della Commissione SPRFMO, prevista Amarzo 2026 a Panama: regolamentare lo sforzo di pesca nelle acque internazionali del Pacifico sud-orientale, stabilire limiti di cattura precauzionali, migliorare il monitoraggio e l'applicazione delle norme e salvaguardare i diritti dei lavoratori dei membri dell'equipaggio.
Per CALAMARSUR, «L'imperativo è chiaro: la SPRFMO deve agire responsabilmente e risolvere la situazione attuale che minaccia la sostenibilità del calamaro e il sostentamento di migliaia di pescatori artigianali in America Latina».
Per questo l’EJF invita gli Stati membri della SPRFMO ad «Agire con decisione introducendo limiti di cattura basati sulla scienza, rafforzando le misure di monitoraggio e controllo e colmando le lacune che consentono a pratiche distruttive di continuare senza controllo». Inoltre, il rapporto «Esorta gli Stati costieri, portuali e di mercato a svolgere un ruolo più incisivo nel far rispettare la normativa e impedire che porti e catene di approvvigionamento consentano abusi».
Per la fondazione, al centro di queste riforme c'è l'urgente necessità che i governi approvino e attuino la Global Charter for Fisheries Transparency che stabilisce misure pratiche e a basso costo per promuovere una pesca sostenibile, legale ed etica, tra cui la piena divulgazione dei dati sulla proprietà delle imbarcazioni, il monitoraggio obbligatorio e l'accesso pubblico ai dati sulla pesca.
Trent è convinto che «Questa crisi è risolvibile. Gli strumenti esistono. Non abbiamo nemmeno bisogno di guardare oltre questa pesca: il Perù ha ridotto significativamente la pesca illegale negli ultimi anni richiedendo più dati di monitoraggio. Qiel che manca è una volontà politica più ampia. Abbracciando la trasparenza e agendo attraverso la SPRFMO, i governi possono proteggere una pesca vitale, difendere i diritti umani e garantire il futuro del Pacifico sud-orientale».

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