Modi e Macron usano l’IA per fare quello che la geopolitica non riesce più a fare da sola

Febbraio 18, 2026 - 18:30
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Modi e Macron usano l’IA per fare quello che la geopolitica non riesce più a fare da sola

Quando nel novembre 2023 il governo britannico convocò a Bletchley Park — l’ex sede dei decrittatori che vinsero la Seconda guerra mondiale — una trentina di delegazioni ufficiali per discutere di intelligenza artificiale, la platea era ristretta, il tono cauto, l’agenda quasi interamente centrata sui rischi esistenziali dei sistemi di frontiera. Era il primo AI Safety Summit della storia, e ChatGPT aveva appena compiuto un anno. Da allora il formato è cambiato radicalmente. Seul, nel 2024, allargò la platea e cominciò a ibridare sicurezza e opportunità economiche. Parigi, nel febbraio 2025, segnò la svolta: l’AI Action Summit fu dominato dal discorso del vicepresidente americano JD Vance, che ammonì i leader mondiali contro «la regolazione eccessiva» capace di frenare lo sviluppo. La safety era ancora presente, ma come una voce tra tante in un programma sempre più simile a una fiera commerciale globale. Ora è il turno di Nuova Delhi. L’India AI Impact Summit, in programma fino al 20 febbraio con 250.000 visitatori attesi, 22 capi di Stato e di governo e 45 delegazioni ministeriali (per l’Italia, il ministro Adolfo Urso, titolare del dicastero per le Imprese e il Made in Italy, in rappresentanza della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni), rappresenta qualcosa di più di un cambio di location. È la prima edizione ospitata nel Sud del mondo, e questo non è un dettaglio cerimoniale: è il messaggio stesso.

L’India non si presenta come potenza che rivaleggia con gli Stati Uniti o la Cina nella corsa ai modelli di frontiera – per quello servirebbero decine di miliardi che New Delhi non ha, in un settore dove quattro colossi americani (Meta, Amazon, Alphabet, Microsoft) prevedono di spendere fino a 670 miliardi di dollari solo quest’anno per l’infrastruttura AI. New Delhi si propone invece come laboratorio globale di un’intelligenza artificiale diversa: più economica, localizzata, orientata ai bisogni concreti delle popolazioni del Sud globale.

L’esempio più emblematico è Adalat AI, uno strumento di trascrizione per i tribunali indiani. Addestrato su giurisprudenza locale e capace di operare in lingue indiane, sta già registrando deposizioni e producendo verbali in migliaia di aule. «Non abbiamo bisogno di modelli grandi», dice il suo CTO Arghya Bhattacharya al Wall Street Journal. «Abbiamo bisogno di modelli piccoli e personalizzati per ogni contesto».

Il governo ha stanziato 1,1 miliardi di dollari in cinque anni per infrastrutture AI, offrendo a startup selezionate accesso a capacità di calcolo a meno di un dollaro all’ora. Un approccio pragmatico, figlio di un paese che ha già dimostrato di saper costruire infrastrutture digitali pubbliche a scala enorme – dal sistema di identità digitale Aadhaar ai pagamenti istantanei UPI – a costi irrisori rispetto agli standard occidentali. Parallelamente, Google, Microsoft e Amazon hanno annunciato investimenti per decine di miliardi in data center locali. Anthropic ha aperto il suo ufficio indiano proprio questa settimana, avviando una partnership con Adalat AI.

Il summit è anche il palcoscenico per il presidente francese Emmanuel Macron, atterrato martedì con una delegazione di trenta imprenditori e diversi ministri. Il risultato più atteso è la conferma dell’ordine per 114 caccia Rafale, per un valore di 33 miliardi di euro: il più grande contratto nella storia di Dassault Aviation. Fino a 90 aerei potrebbero essere assemblati in India con componenti prodotti localmente dal gruppo Tata. Ma non solo: Macron e il primo ministro indiano Narendra Modi hanno inagurato a Bangalore una nuova linea di assemblaggio di elicotteri Airbus H125 — un altro tassello della strategia francese di produzione locale che punta a radicare la partnership industriale sul suolo indiano.

I due leader hanno deciso di elevare le relazioni bilaterali a «partenariato strategico onnicomprensivo». Formula diplomatica densa di contenuto: condivisione di basi navali, esercitazioni congiunte, cooperazione nell’Indo-Pacifico dove entrambi i Paesi puntano a contenere l’influenza cinese e garantire la libertà di navigazione negli stretti chiave. La Francia è già il secondo fornitore di armi dell’India (33% delle importazioni), dietro soltanto a Mosca, con esportazioni cresciute del 489% tra il 2013 e il 2022. A differenza di Washington, Parigi vende senza condizionalità politiche — una caratteristica che New Delhi apprezza nel suo storico non allineamento.

L’intelligenza artificiale è il terzo asse dopo difesa e commercio: Macron ha inaugurato con Modi un centro franco-indiano per le applicazioni nella sanità, poi domani sarà al summit. La roadmap congiunta Horizon 2047 punta a costruire partnership industriali di lungo periodo nel nucleare civile e nell’intelligenza artificiale.

Il vertice in sé non produrrà un trattato vincolante. Come i precedenti, si concluderà con una dichiarazione di intenti. Eppure, il contesto è più urgente che mai: i mercati hanno già scontato l’impatto dell’intelligenza artificiale sull’outsourcing, cancellando decine di miliardi dalle grandi IT company indiane che impiegano milioni di persone in servizi che i nuovi modelli rischiano di rendere obsoleti. L’India ha scelto di non restare spettatrice. Ospitare questo summit significa rivendicare un posto al tavolo in cui si discute chi scrive le regole. E l’asse con la Francia – che a Parigi aveva già co-presieduto il summit con Modi – è parte di questa strategia: due medie potenze che capiscono di dover contare l’una sull’altra per avere peso internazionale.

Quello che si costruisce tra Mumbai e Nuova Delhi in questi giorni non è solo un contratto per cacciabombardieri o un accordo sull’intelligenza artificiale. È una geometria di alleanze per il mondo che verrà.

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