Anna Ferzetti a Filming Italy Los Angeles: «La Grazia è un film d’amore, profondo e necessario»
Attrice tra le più sensibili del panorama italiano, Anna Ferzetti è stata protagonista a Filming Italy Los Angeles, il festival diretto e organizzato da Tiziana Rocca, dove è stata premiata per il suo percorso artistico.
All’interno del programma è stata presentata anche la proiezione de La Grazia di Paolo Sorrentino, film in cui l’attrice interpreta un ruolo centrale accanto a Tony Servillo, attraversando temi intimi e universali come la famiglia, la legge e l’amore per le istituzioni.
Partiamo dal film presentato qui a Filming Italy Los Angeles, La Grazia. Com’è stato lavorare con Paolo Sorrentino?
Sono stata molto felice e onorata: mi ha affidato un ruolo importante, bellissimo e complesso. È stato anche, in qualche modo, semplice – nel senso più alto del termine – perché Paolo Sorrentino è un grandissimo scrittore e sceneggiatore. Scrive cose meravigliose, estremamente chiare, e questo film è scritto magnificamente. Per me e per Tony Servillo è stato quindi più naturale mettere in scena questa storia, che è prima di tutto un film d’amore: amore per la legge, per la famiglia, per le istituzioni. Raccontare e toccare così tanti temi attraverso quest’uomo è qualcosa di importante, soprattutto in questo momento storico. Mi sono sentita davvero onorata di farne parte.
Ha raccontato che Tony Servillo è stato quasi come un padre ritrovato sul set. Che rapporto si è creato?
Nel film interpreto sua figlia, quindi il nostro incontro è stato inevitabilmente molto intenso. È stato un rapporto di grande ascolto e fiducia: Tony è un collega generoso, con cui è stato bellissimo lavorare.
Questo ruolo ha toccato anche corde personali?
Sì. Vengo da una storia privata particolare: ho avuto un padre importante, chiuso, per certi aspetti simile al personaggio. Attraverso questo film ho riaperto cose che pensavo di aver chiuso nella mia vita. È stato un passaggio importante, anche sul piano personale.
Quasi terapeutico?
In parte sì. Per alcuni di noi questo mestiere lo è. Abbiamo la fortuna di poter vivere molte vite attraverso i personaggi che interpretiamo, spesso complessi e profondi, e questo aiuta a comprendere meglio anche la nostra.
La recitazione attraversa tutta la sua famiglia.
Sì, è vero. Siamo in tanti: tra doppiaggio, giornalismo, arte, cinema… è un ambiente che si respira da sempre, un po’ come nelle famiglie del circo che portano avanti una tradizione.
I suoi figli stanno seguendo questa strada?
Ancora no, ed è giusto così. Devono studiare, divertirsi, capire cosa vogliono fare. La grande ha vent’anni, l’altra tredici: sono appassionate, vedremo cosa succederà, ma è ancora presto.
A Filming Italy si parla molto anche di donne nel cinema. Come vede oggi il ruolo femminile, tra Italia e Hollywood?
Il cambiamento è in corso: noi donne ci siamo fatte sentire e continuiamo a farlo. È un processo lento, perché scardinare certe strutture è difficile, ma credo molto nell’agire più che nel parlare.
Questo festival è diretto da una donna che crede profondamente nel cinema e porta avanti la sua missione con passione: è l’undicesima edizione, segno che le donne che si battono ci sono e sono tante.
E quando stiamo insieme siamo una forza straordinaria. Io sono profondamente pro-woman, woman power sempre.
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