Shein ancora sotto la lente di Bruxelles: al via un’indagine per la vendita di prodotti illegali
Bruxelles – La rimozione della scioccante bambola sessuale in vendita sulla propria piattaforma non basta, Shein è nuovamente nel mirino della Commissione europea. Bruxelles ha avviato oggi (17 febbraio) un’indagine contro il gigante dell’e-commerce cinese per possibili violazioni della legge UE sui servizi digitali: non solo la vendita di prodotti illegali, compreso materiale pedopornografico, ma anche un design che crea dipendenza e la mancanza di trasparenza dei sistemi di raccomandazione per i consumatori.
La bufera su Shein è scoppiata lo scorso novembre, a seguito di diverse segnalazioni pubbliche che hanno rivelato la vendita di prodotti illegali in Francia: armi di categoria A, farmaci non autorizzati e bambole sessuali dall’aspetto infantile. La piattaforma è stata a un passo dall’essere bloccata su tutto il territorio francese, ma il 19 dicembre il tribunale di Parigi ha una tale misura “sproporzionata”, alla luce del fatto che il colosso asiatico aveva ritirato volontariamente i prodotti illeciti dal web. La stessa Commissione europea, sollecitata da Parigi sul caso, il 26 novembre aveva inviato una richiesta formale di informazioni a Shein, per verificarne la conformità con il Digital Services Act.
Dallo scorso autunno, Shein è stata messa sotto torchio diverse volte anche dal Parlamento europeo. Nell’ultima audizione in commissione per il Mercato interno (IMCO) il 27 gennaio, i rappresentanti del colosso cinese avevano assicurato di aver già adottato misure per ritirare i prodotti illegali, giustificando la vicenda perché “questo tipo di problemi si verificano in diversi mercati, con aziende malintenzionate che cercano di trovare modi per eludere i controlli”.
La Commissione però vuole vederci chiaro e ha avviato un procedimento formale. E non è il primo: già a maggio 2025, Shein è finita sotto la lente UE per una serie di presunte irregolarità in molteplici aspetti dell’esperienza d’acquisto online. Questa volta, l’indagine si concentrerà sui sistemi messi in atto da Shein per limitare la vendita di prodotti illegali nell’Unione europea, “compresi i contenuti che potrebbero costituire materiale pedopornografico, come le bambole sessuali dall’aspetto infantile”, sui rischi legati al design della piattaforma, volti a creare dipendenza negli utenti, “compresa l’assegnazione di punti o ricompense ai consumatori per il loro coinvolgimento”, e sulla trasparenza dei sistemi di raccomandazione che Shein utilizza per proporre contenuti e prodotti agli utenti.
Il procedimento contro Shein è un banco di prova per la Commissione europea e per l’efficacia del Digital Services Act, l’ambiziosa legge in vigore dalla primavera del 2024 che prevede che sia la Commissione stessa a vigilare sul rispetto degli obblighi imposti alle ‘VLOP’, le Very Large Online Platform. Il DSA “garantisce la sicurezza degli acquirenti, tutela il loro benessere e li rende consapevoli degli algoritmi con cui interagiscono. Valuteremo se Shein rispetta queste regole e le proprie responsabilità”, ha affermato Henna Virkkunen, vicepresidente esecutiva della Commissione UE per la Sovranità tecnologica.
L’indagine “approfondita in via prioritaria” permetterà all’esecutivo UE di continuare a raccogliere prove, ad esempio inviando ulteriori richieste di informazioni a Shein o a terzi o conducendo azioni di monitoraggio o colloqui. Nel corso di un procedimento formale, la Commissione può adottare misure provvisorie contro la piattaforma.
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