Ogni ettaro di foresta genera 2,4 milioni di litri di pioggia all'anno. La deforestazione dell’Amazzonia costa 5 miliardi di dollari all'anno

I dati del Sistema de Detecção de Desmatamento em Tempo Real (Deter), dell’Instituto Nacional de Pesquisas Espaciais (Inpe) del Brasile, presentati il 12 febbraio dopo una riunione della Comissão Interministerial Permanente de Prevenção e Combate ao Desmatamento indicano «Una riduzione del 35% delle aree sotto allerta deforestazione nell'Amazzonia legale nel periodo da agosto 2025 a gennaio 2026. Durante questo periodo, sono stati registrati 1.324 km2 di aree sotto allerta, rispetto ai 2.050 km2 del ciclo precedente (da agosto 2024 a gennaio 2025). Anche nella regione del Cerrado, nello stesso periodo, gli allarmi sono diminuiti. Sono stati identificati 1.905 km2 sotto allerta deforestazione, rispetto ai 2.025 km2 del ciclo precedente, con una riduzione del 6%».
Secondo l’INPE, «Oltre alla riduzione degli allarmi di deforestazione, i dati DETER indicano un calo significativo del degrado forestale in Amazzonia. Da agosto 2025 a gennaio 2026, sono stati registrati 2.923 km2 di aree degradate, rispetto ai 44.555 km2 del ciclo precedente, con una diminuzione del 93%».
Nella regione del Pantanal, nello stesso periodo analizzato, si è registrato un aumento del 45,5% delle aree sottoposte a allerta, passando da 202 km2 a 294 km2 rispetto al ciclo precedente. Tuttavia, in relazione al periodo tra il 2023 e il 2024, si è registrata una diminuzione del 65,2%.
Il sistema DETER integra Prodes, sviluppato dall'INPE, che calcola il tasso di deforestazione annuale considerando il periodo da agosto a luglio dell'anno successivo. Secondo Prodes, nel 2025, rispetto al 2022, la deforestazione è diminuita del 50% in Amazzonia e del 32,3% nel Cerrado.
La ministra della scienza, della tecnologia e dell'innovazione, Luciana Santos, ha sottolineato che «I numeri del sistema DETER confermano che la scienza è strategica nell'affrontare la crisi climatica. Il calo del 35% della deforestazione e la storica diminuzione del 93% del degrado in Amazzonia, uniti alla tendenza al ribasso nel Cerrado, sono il risultato diretto di un governo che è tornato ad ascoltare i suoi ricercatori. Tutta la nostra catena infrastrutturale tecnologica ci fornisce la precisione necessaria per supportare le politiche pubbliche in modo assertivo, dimostrando che non c'è conservazione senza investimenti nella conoscenza. Stiamo mostrando al mondo che il Brasile non solo monitora i suoi biomi, ma usa la scienza come strumento di cura e sovranità».
Dopo il ritorno al potere nel 2023 del presidente Luiz Inácio Lula da Silva (che ha battuto il neofascita e negazionista climatico Jair Bolsonaro) è ripartita la lotta alla deforestazione, con la repressione delle attività illecite di minatori, taglialegna e fazendeiros. La ministra brasiliana dell'Ambiente, Marina Silva, prevede che, se questa tendenza continuerà, quest'anno il tasso di deforestazione in Brasile raggiungerà il livello più basso mai registrato.
Claudio Almeida, coordinatore di BiomasBR, ha evidenziato che la Commissione permanente per la prevenzione e la lotta alla deforestazione ha approvato 6 piani per la prevenzione e la lotta alla deforestazione e agli incendi boschivi in tutti i biomi brasiliani e che «Questo rappresenta un progresso molto significativo per il Paese, che ora dispone di piani di controllo per tutti i biomi, soprattutto perché sono costruiti su base scientifica, a partire dai dati di monitoraggio prodotti da INPE e MCTI. E’ un grande passo avanti per il Paese, che ora sta costruendo politiche pubbliche basate sull'evidenza scientifica».
Il calo della deforestazione sta incidendo notevolmente sulle emissioni del Brasile, che nel 2025 hanno registrato il calo più significativo dal 2009. Per proteggere l'Amazzonia e combattere il riscaldamento globale, il Brasile punta a raggiungere la deforestazione netta zero entro la fine di questo decennio.
E il nuovo studio “Quantifying tropical forest rainfall generation”, pubblicato su Communications Earth & Environment da un team di ricercatori britannici e brasiliani ha attribuito un valore monetario a uno dei servizi meno riconosciuti delle foreste: la fonte di precipitazioni per le regioni circostanti, scoprendo che «Ogni ettaro genera 2,4 milioni di litri di pioggia all'anno, sufficienti a riempire una piscina olimpionica».
Per ridurre l'incertezza sull'entità delle precipitazioni causate dalle foreste i ricercatori hanno combinato osservazioni satellitari con simulazioni di modelli climatici di ultima generazione e poi ri hanno applicato una valutazione economica semplificata per stimare il valore di tale pioggia per la società e l'economia. Le conclusioni sono sorprendenti: la produzione di precipitazioni fornita dalle foreste dell'Amazzonia brasiliana vale circa 20 miliardi di dollari all'anno per l'agricoltura regionale. «A titolo di confronto – fanno notare gli scienziati - gli attuali incentivi finanziari volti a proteggere o ripristinare l'Amazzonia ammontano solo a una frazione di tale cifra».
Lo studio stima che, ai tropici, ogni metro quadrato di foresta contribuisca a circa 240 litri di pioggia all'anno, che salgono a circa 300 litri in Amazzonia.
Per la principale autrice dello studio, Jessica Baker della School of Earth and Environment dell’università di Leeds, «Questa è la prova più completa e solida finora dimostrata del valore delle precipitazioni delle foreste tropicali», ma denuncia che «La deforestazione tropicale è in aumento, nonostante gli sforzi internazionali per arrestare la perdita di foreste. Il nostro lavoro evidenzia il ruolo vitale delle foreste tropicali nella produzione di pioggia. Stimiamo che la sola Amazzonia produca precipitazioni per un valore di 20 miliardi di dollari ogni anno. Dimostrare i benefici finanziari offerti dalle foreste tropicali stimolerà gli investimenti e rafforzerà le argomentazioni a favore della protezione delle foreste».
Lo studio rileva che «Per produrre precipitazioni sufficienti a sostenere alcune colture importanti è necessaria un'umidità generata da una superficie forestale maggiore di quella occupata dalle colture stesse. Ad esempio, il cotone consuma 607 litri di umidità per metro quadrato, pari alla quantità d'acqua prodotta da due metri quadrati di foresta intatta. Le colture di soia necessitano di 501 litri di umidità, pari a 1,7 metri quadrati di foresta intatta».
La perdita di foreste ha già comportato costi significativi. I ricercatori stimano che «La deforestazione degli ultimi decenni, che in Amazzonia ha interessato circa 80 milioni di ettari, potrebbe aver ridotto i benefici in termini di generazione di precipitazioni di quasi 5 miliardi di dollari all'anno, con effetti a catena sulla produzione alimentare, sull'energia idroelettrica e sulla sicurezza idrica. L'economia brasiliana è particolarmente esposta. Circa l'85% dell'agricoltura del Paese è irrigata dalla pioggia, e la riduzione delle precipitazioni e il ritardo delle stagioni umide hanno già influito negativamente sulle rese di soia e mais nelle regioni con elevati livelli di deforestazione».
Oltre all'agricoltura, la diminuzione delle precipitazioni legata alla perdita di foreste minaccia anche le riserve di acqua potabile, il trasporto fluviale nelle regioni remote, la produzione di energia idroelettrica e persino la capacità di stoccaggio del carbonio delle foreste tropicali che restano.
Nonostante i ripetuti impegni internazionali per fermare la deforestazione entro il 2030, la perdita di foreste continua in gran parte delle zone tropicali. Gli autori dello studio sostengono che «La mancata considerazione della produzione di precipitazioni nei quadri economici e giuridici ha oscurato uno degli argomenti pratici più solidi a favore della protezione delle foreste».
Un coautore dello studio, Callum Smith, anche lui della School of Earth, Environment and Sustainability di Leeds, ha concluso: «Le foreste tropicali producono pioggia, fornendo acqua essenziale per l'agricoltura. Riconoscere questa connessione cruciale potrebbe allentare le tensioni tra interessi agricoli e di conservazione, creando al contempo un più ampio sostegno alla protezione delle foreste in generale».
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