Al Teatro Parenti, Marina Rocco debutta ne “Il mio nome è Maria Stuarda”, un’indagine teatrale sulla violenza

Dal 24 febbraio all’8 marzo 2026 il Teatro Franco Parenti ospiterà Il mio nome è Maria Stuarda, una produzione del Teatro milanese, scritto da Nicoletta Verna e nato all’interno di un progetto di Andrée Ruth Shammah. In scena, l’attrice Marina Rocco debutterà con la regia di Andrea Piazza e musiche dal vivo: al sassofono Marina Notaro, che nelle giornate di sabato 7 e domenica 8 marzo sarà sostituita da Serena Tarozzo. I costumi sono a cura di Simona Dondoni.
Lo spettacolo nasce a partire dal primo testo teatrale di Verna, già autrice del romanzo I giorni di vetro (Einaudi, 2024), candidato al Premio Strega e vincitore nel 2025 del Premio letterario dell’Unione Europea e del Premio Racalmare Leonardo Sciascia. La drammaturgia trasferisce sulla scena un impianto narrativo che intreccia una storia nata da una memoria personale, inserita all’interno di un più ampio quadro storico.
Ambientata negli anni Quaranta, al centro della storia c’è una donna segnata da violenze domestiche e abusi sul posto di lavoro. Il marito è ossessivo e manipolatore, e il datore di lavoro ha un atteggiamento predatorio nei suoi confronti. Il nome Maria Stuarda, in ricordo della regina di Scozia, è scelto dal padre poverissimo come tentativo di riscatto simbolico. Un nome che diventa per la protagonista un peso: il fardello di una Maria Stuarda del popolo, dispersa tra le macerie del dopoguerra. Durante lo spettacolo, la protagonista acquisisce consapevolezza, rompendo con il sistema di soprusi normalizzati che ha caratterizzato la sua esistenza e smascherando le forme sottili e devastanti della violenza psicologica e fisica, spesso normalizzate o minimizzate.
Marina Rocco affronta un monologo che è una confessione e al tempo stesso una denuncia. Attrice legata alla storia del Parenti, diretta da Shammah in Ondine, Una casa di bambola, e protagonista de La Maria Brasca per il cinquantenario del teatro, Rocco arriva a questo ruolo dopo esperienze come Amleto² di Filippo Timi. In questo spettacolo il registro si sposta su un terreno più drammatico, con un lavoro centrato sulla parola e sulla corporeità.
La regia di Piazza, diplomato alla Paolo Grassi e già finalista alla Biennale Teatro, guida l’attrice in una messinscena essenziale. Il dispositivo scenico si concentra sulla frattura dell’identità e sulla memoria individuale come campo di tensione. Il racconto procede per evocazioni e testimonianze dirette.
Il mio nome è Maria Stuarda propone un’indagine sulla violenza psicologica e fisica, collocata in un contesto storico preciso ma leggibile nell’attualità. Il corpo diventa spazio di conflitto, la parola atto di resistenza. Un progetto che si inserisce nella stagione 2026 del Parenti con un testo originale e una produzione interna.
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