Passo importante per i diritti degli animali: l’Inghilterra potrebbe segnare una svolta per aragoste e crostacei
Vietare la bollitura delle aragoste diventa una priorità: la svolta etica che potrebbe cambiare le cucine in tutta Europa
In Inghilterra è tornata al centro del dibattito politico e pubblico una proposta destinata a far discutere: vietare la bollitura delle aragoste quando sono ancora vive. Una pratica antica, profondamente radicata nella tradizione culinaria, che oggi però appare sempre più difficile da giustificare alla luce delle nuove conoscenze scientifiche e di una sensibilità crescente verso il benessere animale.

Negli ultimi anni, infatti, l’attenzione verso ciò che accade “dietro le quinte” delle cucine si è fatta più intensa, coinvolgendo non solo allevamenti e macelli, ma anche le modalità di preparazione degli alimenti nei ristoranti. In questo contesto, bollire vive aragoste, granchi e altri crostacei non è più percepito come un gesto neutro, bensì come una sofferenza evitabile.
È proprio per questo che il governo britannico sta valutando un cambiamento normativo significativo, inserito in una strategia più ampia di tutela degli animali, già riconosciuti ufficialmente come esseri senzienti e meritevoli di una protezione concreta, non solo formale.
Perché vietare la bollitura delle aragoste è diventato un tema centrale?
Il punto di svolta è scientifico prima ancora che politico. Uno studio commissionato a esperti della London School of Economics ha stabilito che esistono prove solide del fatto che crostacei decapodi e molluschi cefalopodi siano in grado di provare dolore. Un riconoscimento che ha portato il Parlamento britannico a definirli formalmente esseri senzienti, pur senza introdurre finora divieti concreti nelle cucine.

Ora la proposta torna con forza: vietare la bollitura delle aragoste e imporre l’adozione di metodi considerati più compassionevoli. L’obiettivo non è colpire la ristorazione, ma aggiornare le pratiche culinarie a standard etici più moderni, evitando una sofferenza non necessaria. La nuova strategia, sostenuta dai laburisti e dalle associazioni animaliste, prevede che i crostacei non possano essere uccisi quando sono ancora coscienti.
Al loro posto dovranno essere utilizzate tecniche alternative riconosciute come meno dolorose, già applicate in altri Paesi. Tra i metodi indicati rientrano:
- stordimento elettrico certificato;
- raffreddamento graduale prima della cottura;
- immersione nel ghiaccio per ridurre la sensibilità;
- utilizzo di strumenti professionali come il Crustastun.
Dall’Italia alla Nuova Zelanda: i Paesi che hanno già detto stop
L’Inghilterra non sarebbe un’eccezione. Diversi Stati hanno già deciso di vietare la bollitura delle aragoste e degli altri crostacei quando sono ancora vivi. Nuova Zelanda, Olanda, Norvegia e Svizzera hanno introdotto norme che obbligano allo stordimento o a procedure alternative prima della cottura. Anche in Italia il tema è emerso con forza negli ultimi anni. Nel 2017 la Corte di Cassazione ha stabilito che tenere aragoste vive sul ghiaccio con le chele legate può configurare il reato di maltrattamento animale.

Su questa base, il Comune di Parma ha introdotto nel 2021 un regolamento che vieta la cottura dei crostacei da vivi. Anche il mondo dell’alta cucina ha iniziato a prendere posizione. Lo chef e giudice di MasterChef Giorgio Locatelli ha dichiarato di utilizzare già il Crustastun, dispositivo sviluppato con l’Università di Bristol, che consente di uccidere rapidamente l’animale riducendone la sofferenza e migliorando anche la conservazione del prodotto.
In questo contesto, vietare la bollitura delle aragoste non appare più come una scelta radicale, ma come un passaggio naturale.
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Se l’Inghilterra dovesse davvero compiere questo passo, potrebbe aprire la strada a un cambiamento culturale più ampio, spingendo altri Paesi a rivedere pratiche considerate normali solo perché “si è sempre fatto così”.
L'articolo Passo importante per i diritti degli animali: l’Inghilterra potrebbe segnare una svolta per aragoste e crostacei è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
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