Pendolari dimenticati: il conto salato di scelte sbagliate secondo Legambiente

Gen 17, 2026 - 22:30
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Pendolari dimenticati: il conto salato di scelte sbagliate secondo Legambiente

lentepubblica.it

Il sistema del trasporto pubblico ferroviario italiano continua a perdere efficienza, risorse e affidabilità. A pagarne il prezzo sono soprattutto pendolari, studenti e lavoratori, costretti ogni giorno a fare i conti con un servizio sempre più fragile.


A certificarlo è la 20ª edizione del Rapporto Pendolaria di Legambiente, presentata a Roma nella cornice simbolica della Stazione Termini, che fotografa una situazione segnata da sottofinanziamento strutturale e priorità politiche discutibili.

Mentre il dibattito pubblico resta concentrato sulle grandi opere stradali, la mobilità quotidiana – quella che muove milioni di persone ogni giorno – mostra segni evidenti di deterioramento.

Un Fondo Trasporti sempre più impoverito

Il cuore del problema è il progressivo indebolimento del Fondo Nazionale Trasporti, lo strumento che finanzia autobus, treni regionali e metropolitane. Se si tiene conto dell’aumento dei prezzi, nel 2026 il Fondo avrà un valore reale inferiore del 38% rispetto al 2009.

I numeri raccontano una riduzione costante: dai 6,2 miliardi di euro del 2009 si è scesi a 4,9 miliardi nel 2020, con una risalita solo parziale a 5,18 miliardi nel 2024. Tuttavia, l’inflazione ha eroso il potere di spesa, rendendo le risorse attuali nettamente insufficienti. Per tornare ai livelli di quindici anni fa servirebbero almeno 3 miliardi di euro aggiuntivi.

Meno treni, più disagi

La scarsità di fondi si riflette direttamente sulla qualità del servizio. Nel 2024 hanno circolato 185 treni regionali in meno rispetto all’anno precedente, a causa della dismissione dei convogli più vecchi non compensata da un adeguato rinnovo del parco rotabile.

A peggiorare il quadro contribuiscono anche i fenomeni climatici estremi, sempre più frequenti: solo nel 2025 se ne contano 26 con effetti diretti sulla circolazione ferroviaria. Il risultato è un sistema vulnerabile, incapace di garantire continuità e puntualità.

La manovra 2026 e i progetti cancellati

La legge di Bilancio 2026 non solo non rafforza il Fondo Trasporti, ma taglia risorse a interventi strategici nelle grandi città, dove la domanda di mobilità è più alta. Tra i progetti penalizzati figurano la tratta nord della metro C di Roma, il prolungamento della M4 di Milano verso Segrate e il collegamento ferroviario Afragola–Napoli.

Scelte che rischiano di aggravare congestione, inquinamento e disuguaglianze nell’accesso ai servizi.

Grandi opere contro mobilità quotidiana

Negli ultimi anni, la politica infrastrutturale ha continuato a privilegiare autostrade e mega-progetti, a partire dal Ponte sullo Stretto di Messina, assorbendo risorse enormi. Un’impostazione che ha sottratto fondi alle reti urbane e metropolitane, fondamentali per la vita economica e sociale delle città.

Il confronto è emblematico: 15 miliardi di euro per poco più di tre chilometri di ponte, contro 5,4 miliardi per realizzare 250 chilometri di tranvie in 11 città italiane. Un investimento triplo per un’opera di impatto quotidiano limitato, a fronte di soluzioni diffuse, sostenibili e utili a milioni di cittadini.

Metropolitane al rallentatore

Anche sul fronte delle infrastrutture urbane il divario con il resto d’Europa è evidente. In Italia si costruiscono mediamente meno di tre chilometri di metropolitana all’anno, mentre l’estensione complessiva delle reti si ferma a 271,7 chilometri. Un dato lontano dai 680 chilometri del Regno Unito, dai 657 della Germania e dai 620 della Spagna.

Numeri che spiegano perché il trasporto pubblico italiano fatichi a essere competitivo rispetto all’auto privata.

Un modello da ripensare

Il Rapporto Pendolaria restituisce l’immagine di un Paese che investe poco e male nella mobilità di tutti i giorni, lasciando irrisolti problemi cronici e ampliando le difficoltà per chi non può rinunciare ai mezzi pubblici. Senza un cambio di rotta deciso – fatto di risorse adeguate e priorità coerenti – il rischio è quello di un sistema sempre meno accessibile, più costoso per le famiglie e incompatibile con gli obiettivi ambientali e climatici.

Una crisi silenziosa che viaggia ogni mattina sui binari dei pendolari.

Il rapporto sui “pendolari dimenticati” di Legambiente

Qui il documento completo.

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