Caregiver da tutti Italia in piazza a Roma per rivendicare un riconoscimento giuridico, economico e sociale

Gen 29, 2026 - 03:00
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Caregiver da tutti Italia in piazza a Roma per rivendicare un riconoscimento giuridico, economico e sociale

Una rappresentanza da tutta Italia dei caregiver familiari ieri (27 gennaio) si è data appuntamento a Roma, si è ritrovata in piazza Santi Apostoli, a pochi passi dai palazzi dove si legifera, per chiedere che venga approvata dal Parlamento una legge per un “riconoscimento giuridico, economico e sociale del caregiver familiare”.

La manifestazione è stata organizzata dal CFU – Caregiver Familiari Uniti, un coordinamento nazionale creato ad ottobre 2025 da Alessandra Corradi (Referente Regionale Veneto) Vincenza Zagra (Ref. Reg. Sicilia) e Rosa Maltese (Ref. Reg. Sicilia). La prima rete nazionale di Caregiver familiari riunisce circa 20mila persone da tutta Italia.

Alla manifestazione vi hanno preso parte circa 300 persone tra uomini e donne, una rappresentanza di quella moltitudine di persone che ogni giorno si prende cura del proprio familiare che necessita di cure. Per questo essere in piazza è stato ancora più significativo, in quanto per loro allontanarsi da casa non è così scontato. Secondo i dati ISTAT, in Italia i caregiver familiari sono oltre 7 milioni, di cui più di 2 milioni impegnati in un’assistenza continuativa. Numeri che raccontano una realtà vasta e strutturale, composta in larga parte da donne, madri e familiari che spesso sono costretti a ridurre o abbandonare il lavoro per garantire cure costanti.

Dopo la manifestazione in piazza, sempre nella mattinata, è stata organizzata presso la sala stampa della Camera dei deputati una conferenza stampa per portare all’attenzione le criticità che sono emerse dal ddl caregiver proposto dalla ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli, approvato lo scorso 12 gennaio e che dovrà essere votato dal parlamento. Una di queste criticità sta nel fatto che non prevede un sostegno economico, una copertura previdenziale adeguata, demandando invece alle amministrazioni locali, come Regioni e Comuni, generando così delle disuguaglianze. Alla Conferenza hanno partecipato oltre alle organizzatrici e organizzatori, esponenti delle associazioni dei Cargiver, diversi parlamentari dell’opposizione a sostegno dei cargiver. Con un videomessaggio è intervenuta anche Elizabeth Gosme, direttrice di COFACE Family Europe, un network di associazioni europee di familiari assistenti personali con sede a Bruxelles. La Gosme ha riassunto la Carta europea dei diritti dei cargiver familiari e ha evidenziato il divario che c’è tra l’Italia e alcune nazioni europee, sul riconoscimento dei diritti e soprattutto sui servizi che vengono messi a disposizione per sostenere le persone che si prendono cura dei propri familiari.

Durante la conferenza stampa sono stati illustrati i risultati di un sondaggio dal titolo “Chi si prende cura di chi cura”, effettuato su un campione di circa 1000 persone, caregiver familiari da tutta Italia.

I risultati parlano molto chiaro: il caregiving familiare non è una attività accessoria ma un lavoro a tempo pieno. Infatti il 57% ha risposto che è impegnato H24 nella cura del proprio familiare, di conseguenza non ha un altro lavoro. Invece il 43% riesce a conciliare la cura con un’attività lavorativa.

Tra i caregiver impegnati H24, di questi il 61,9% ha dovuto abbandonare l’impiego che dedicarsi totalmente alla cura del proprio familiare. Il 28,2% non ha mai potuto accedere al mondo del lavoro. Mentre il 9,8 è in pensione. Quasi 9 caregiver su 10 sono fuori dal mercato del lavoro per l’impegno a cui sono chiamati giornalmente.

I caregiver familiari sono rappresentati da figli, partner/coniugi, genitori, fratelli/sorelle. Spesso si ritrovano soli ad affrontare tutte le difficoltà per mancanza di rete e alternative. Il caregiver familiare è anche una questione di genere, sì perché la maggioranza, l’89,3% è donna, contro il 10,7% degli uomini. La maggioranza, circa il 60% ha un’età compresa tra i 35 e i 55 anni.

La maggioranza dei cargiver non riceve alcun sostegno economico. Il 59,1 ha dichiarato di non beneficiare di nessun contributo economico mensile, a fronte di un 40,9 che riceve un sostegno. Da questa analisi emerge che il lavoro di cura viene scaricato interamente sulle famiglie. Analizzando chi riceve un minimo di contributo economico emerge che il 56% percepisce fino a 100 euro (una vergogna), mentre solo 8,9% arriva a percepire circa 700 euro mensili. E infatti la cura continuativa H24 senza un contributo, o meglio un contributo tale che possa far fronte alle tante difficoltà, espone le famiglie a forti rinunce, se non a un vero impoverimento della famiglia stessa. Il 45% ha dichiarato che non riesce a pagare le bollette; il 33% per far fronte è stato costretto a vendere oggetti di valore, il 26% addirittura ha rinunciato al riscaldamento.

Si legge nel documento prodotto per questo sondaggio che i dati non sono solo numeri astratti perché “Sono persone, vite, storie, rinunce, forza, solitudine. Dietro ogni grafico c’è una persona che si prende cura di un figlio, di un fratello, di una sorella, di un genitore, di un compagno o di una compagna, spesso senza tutele, sempre con responsabilità enormi. Da questi dati deve partire un cambiamento vero”.

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