Come la geologia ci difende dalla crisi climatica
La VI tappa del Planet Art Camp si è tenuta all’Università di Pavia intrecciando conoscenza scientifica e responsabilità ambientale, tipica di chi intraprende la carriera del geologo
“Il vero mostro non ruggisce: sta sotto i nostri piedi, nel suolo, nell’acqua, nella stabilità del territorio e nel modo in cui scegliamo di sfruttare queste risorse“.
È questa immagine, evocata da Federica Ravasi, presidente dell’Ordine dei Geologi della Lombardia, che dà l’idea di quanto si è trattato durante la tappa di Pavia del Planet Art Camp: la Terra e la sua difesa.
Con un pizzico di esaltazione della sua bellezza, come nell’introduzione dell’evento ci ha fatto notare Nicola Ardenghi, curatore dell’orto botanico dell’Università di Pavia.
Organizzata sotto l’egida del Dipartimento di Scienze della Terra e dell’Ambiente (con i saluti iniziali di Claudia Meisina, presidente corso di laurea in scienze geologiche, e di Massimiliano Bordoni, responsabile Piano Lauree Scientifiche di questa materia), la sesta e ultima tappa del Planet art Camp 2025-26 si è concentrata proprio sulla figura del geologo.
I relatori hanno infatti accompagnato gli studenti a capire qual è il raggio di azione di questa figura scientifica e anche gli sbocchi di carriera. Possibilità molto ampie: tanto che il geologo va per mare a cercare di scoprire i tanti segreti degli oceani, ma studia anche le rocce (leggi terre rare) o fa analisi dei territori, accanto a ingegneri e urbanisti. E lavora anche nel settore energetico.
Comunque sia, il focus del geologo è ben chiaro: la sicurezza dei territori e della nostra qualità della vita. Nel corso dell’incontro è emerso un messaggio chiaro: “quando il Pianeta accelera (anche lato inquinamento) nessuna specie è al sicuro“.
Oggi questa accelerazione non è un processo naturale, ma il risultato di scelte, interventi e pressioni esercitate dall’uomo sul sistema Terra.
Geologia e cambiamento: leggere ciò che non si vede
Durante l’incontro, ospitato nella Aula del Quattrocento dell’Università degli Studi di Pavia, la geologia viene raccontata come una disciplina capace di osservare dove altri guardano soltanto.
Studiare il sottosuolo significa comprendere i processi che regolano l’equilibrio del nostro Paneta e prevenire rischi legati a frane, risorse idriche, sismicità e uso del territorio.
“Il geologo studia il passato per evitare che certi errori si ripetano nel futuro“, ha ricordato Ravasi. Non esiste rischio zero, ma esiste la possibilità di ridurlo attraverso la conoscenza.
Paleoclima: cosa ci insegna la storia della Terra
I rischi cui l’essere umano contemporaneo è esposto sono molti. E tanto ci può dire chi studia il passato. Come fa la micropaleontologa Claudia Lupi, che fa del paleoclima la sua ragion d’essere.
Rocce, sedimenti e carote di ghiaccio conservano informazioni che permettono di ricostruire le grandi variazioni climatiche del passato. “Guardare al clima del passato significa osservare una sequenza di immagini che mostrano come il Pianeta si riscalda, quanto tempo impiega e come si raffredda“, ha sottolineato la docente.
I dati mostrano che la concentrazione di CO2 è passata dalle 319 ppm degli anni Sessanta a oltre 427 ppm nel 2025. Un aumento che, confrontato con le ricostruzioni degli ultimi 40 milioni di anni, evidenzia una differenza netta nella velocità del cambiamento.
Durante il passaggio dalla grande glaciazione di circa 20mila anni fa all’attuale periodo interglaciale, l’aumento di CO2 è avvenuto a un ritmo di 0,008 ppm all’anno. Oggi l’incremento è di due ordini di grandezza superiore.
“Il paleoclima ci dice che l’aumento di CO2 di oggi è fino a 500 volte più veloce rispetto a quello naturale“, un dato che suggerisce l’ingresso di fattori esterni al sistema climatico.
Qui di seguito potete rivedere gli interventi integrali della VI tappa del Planet Art Camp presso l’Università degli studi di Pavia.
Geotermia: energia dal sottosuolo
Dopo l’analisi delle dinamiche climatiche, il confronto si sposta sulle possibili risposte. In questo contesto, Luca Colombera, docente di geologia stratigrafica e sedimentologia, ha presentato il sottosuolo non solo come spazio di rischio, ma anche come risorsa.
Una risorsa chiamata geotermia che si basa sull’utilizzo del calore naturale della Terra per produrre energia. Un approccio che richiede competenze tecniche e pianificazione, ma che consente di ridurre le emissioni e diversificare le fonti energetiche, grazie a una risorsa considerata pressoché inesauribile.
L’Italia è stata pioniera nel settore già nel 1991 e può ancora svolgere un ruolo centrale. I dati dell’International energy agency indicano che l’efficientamento delle tecnologie geotermiche potrebbe sostituire nei prossimi anni le fonti fossili, almeno nell’ambito della climatizzazione degli edifici.
E, come ha ricordato M.Cristina Ceresa, moderatrice dell’incontro, grande fan della geotermia: “i grandi passi avanti della tecnologia fanno ben sperare per un’adozione allargata di questa energia, veramente rinnovabile e sempre presente“.
Città-spugna e adattamento urbano
E poi la salvaguardia delle città alle prese con gli eventi estremi dettati dalla crisi climatica. È stata Laura Pedretti, ricercatrice con un Phd in Earth and Environmental Sciences a chiarire le diverse criticità urbanistiche, dalla risalita del cuneo salino alle alluvioni.
Le superfici impermeabilizzate, diffuse nella maggior parte delle città moderne, limitano l’assorbimento dell’acqua e aumentano il rischio idraulico. Tra le soluzioni presentate di particolare interesse è il modello delle città-spugna, basato su suoli permeabili, aree verdi e sistemi di gestione delle acque piovane.
Non si tratta di interventi emergenziali, ma strategie orientate alla prevenzione e alla resilienza urbana. E sul tema, Pedretti lancia una survey online: “Il vostro parere – invita i lettori – è importante“.
Oceani, conoscenza e futuro
Lo sguardo si amplia – lo dicevamo – anche verso gli oceani. Alessio Sanfilippo, docente che si occupa anche di vulcanologia, ha ricordato come la vita si sia probabilmente sviluppata per la prima volta nei mari e come una parte significativa di essi resti ancora poco esplorata, nonostante il ruolo centrale che svolgono per il Pianeta.
“Sappiamo molto poco del mondo che abitiamo e la sua scoperta è tutta in mano ai giovani – ha affermato l’oceanografo, che rileva anche come le indagini in tali ambiti non siano indifferibili perché – senza conoscenza non possiamo andare da nessuna parte […]: conoscere vuol dire proteggere“.
Un invito ai giovani del Planet Art Camp
La tappa di Pavia si è così inserita nel tour del Planet Art Camp come momento di presentazione e confronto, in vista della scadenza – ormai a meno di un mese – per presentare la propria candidatura al contest di Land art.
Un progetto che unisce scienza, ambiente e creatività, e che richiama le parole di Federica Ravasi: “Il Pianeta non ha bisogno solo di essere salvato, ma di essere capito“.
Ed è proprio attraverso il Planet Art Camp che comprendere diventa il primo passo per immaginare scelte più consapevoli e affidare alle nuove generazioni il compito di leggere il tempo profondo della Terra.
articolo redatto da Laura Franceschi
L'articolo Come la geologia ci difende dalla crisi climatica è stato pubblicato su GreenPlanner Magazine.
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