Genoa, De Rossi: “Col Pisa dovremo essere meno morbidi se loro ci lasceranno il possesso palla”

Genova. Vigilia di Genoa – Pisa e a Villa Rostan Daniele De Rossi in conferenza stampa prova a spiegare, a freddo, quello che è successo a Roma e cosa si aspetta dai suoi ragazzi nella difficile e importante partita di sabato 3 gennaio: “Hanno reagito con lo stesso dispiacere mio dopo la partita, ho letto negli occhi dei ragazzi che erano consapevoli di aver fatto qualcosa in meno rispetto ad altre gare. Abbiamo un patto tra di noi: ci diciamo la verità, quindi non in base solo al risultato che è importante perché rigiocare male e vincere domani sarebbe importante lo stesso e ci metterei la firma magari, però sono sicuro che attraverso quell’atteggiamento delle delle nostre prime partite faremo più risultati di quanti ne faremo essendo così molli. Ci siamo detti le cose in faccia, molte più di quelle che ho detto a voi in conferenza cose che loro hanno già condiviso e messo a posto perché negli atteggiamenti ho visto la solita motivazione: loro sono consapevoli di quanto sia importante non solo la partita col Pisa ma anche la seconda parte della nostra stagione”.
Sarà importante catalizzare la rabbia dopo le tre sconfitte consecutive: “Le partite le abbiamo analizzate e come sono arrivate le sconfitte. Dopo le prime due ero dispiaciuto, ma ero convinto che saremmo andati nella direzione giusta, la terza se vogliamo essere pessimisti no, se vogliamo essere ottimisti già nel secondo tempo un pizzico di ripresa l’ho vista. Tutte le partite sono importanti. È brutto dirlo, ma soprattutto quando fai tre punti in 10 partite diventa complicato. Diventano sconti diretti, tutti i punti diventano pesantissimi e quindi bisogna bisogna rientrare subito in quello che era il nostro il nostro abito, il nostro vestito, il nostro modo di affrontare gli avversari e penso che giocare in casa possa aiutarci, non sarà decisivo, sennò saremo saremo rovinati perché tante volte giocheremo fuori casa, ma trovare uno stadio praticamente esaurito e ritrovare quella nostra attitudine a agli scontri, ai duelli, all’aggressività e alle corse, secondo me, ci aiuterà anche a fare un calcio un po’ più piacevole quando avremo la palla”.
Gli errori individuali ci sono stati, non solo a Roma, De Rossi ne ha parlato coi suoi ragazzi: “Ci sono cose lavorabili, più allenabili rispetto ad altre, fanno parte dalla concentrazione, del sapersi anche frenare perché il primo errore è la voglia di andare sulla riaggressione, è la voglia di fare che porta Vasquez a fare quel passo in più perché ha l’indole e l’istinto per andare ad aggredire subito, che è quello che a me piace. Sono letture di un secondo che a volte non possono essere allenate, ma possono essere allenate l’attenzione, possono essere allenate altre qualità come come l’essere un pochino pessimisti in fase difensiva, cioè cercare qual è il rischio minore, scegliersi il rischio minore da correre, capire quando andare a prendere un rischio e quando invece magari permettere a un giocatore di prendere la palla a 30 metri dalla porta. Mentre il secondo gol, per esempio, è allenabile, è un gol simile a quello che abbiamo preso a Udine ed è una cosa che noi stiamo allenando e che che lì invece, me la prendo io la responsabilità, perché la sto allenando, ma evidentemente la devo allenare di più perché su quelle palle
lì sul dischetto dobbiamo essere più presenti. A Udine abbiamo preso gol così e in un’altra circostanza abbiamo rischiato di prendere gol così e al di là della deviazione, al di là delle palle perse, al di là di tutto, se un giocatore sta lì quella palla non passa. Sul secondo gol a Roma ribadisce: i centrocampisti devono formare una sorta di cono guardando la porta. Doveva essere il vertice alto di questo cono che parte idealmente dai pali e non c’erano né a Udine, o meglio a Udine c’erano ma non erano su quell’uomo e l’altro giorno c’era Morten Frendrup, ma non nella posizione corretta, quindi quella è una lettura che io devo migliorare. Sulla marcatura in area sui piazzati li ho visti migliorare. Sicuramente la palla, come diceva un mio vecchio allenatore, in porta da sola non ci va, quindi bisogna tenere tenere d’occhio l’uomo, è importantissimo, ma poi devi stare attento al fatto che l’uomo non ti porti dove vuole lui, cioè fuori dalla porta”.
Che Pisa si aspetta De Rossi? “Sempre disciplinato, anche quando ha perso ha giocato all’altezza dell’avversario, coi limiti che può avere una squadra quando affronta squadre più forti. Servirà grande attenzione da parte nostra, servirà un Genoa che ha la fame del secondo tempo col Verona, perché quando giochi con squadre che fanno meno possesso palla si può pensare di averne di più e focalizzare solo su quello e sarebbe sbagliato pensare di essere una squadra di quel tipo, che addormenta la partita. Dobbiamo gestirlo meglio il possesso ma anche passare attraverso i duelli, le seconde palle, le corse in profondità altrimenti incapperemmo un primo tempo simile a quello che abbiamo fatto con il Verona”.
Sulla formazione di domani De Rossi per una volta si dichiara senza dubbi su undici undicesimi, ma non si sbottona anche sulle alternanze viste di recente (Ekuban al posto di Colombo, Ellertsson al posto di Thorsby): “Gli attaccanti sono tutti schierabili dal primo minuto per caratteristiche, motivazioni diverse, stato di forma. Quando incontriamo squadre aggressive secondo me un giocatore Caleb ci aiuta nei duelli, a farci salire, ma anche ad attaccare lo spazio nella difesa avversaria, stava facendo il suo anche a Roma. Poi bisogna tenere conto degli avversari, i difensori sono forti, per esempio la Roma gioca in modo da rendere difficile il lavoro degli attaccanti: ti giocano col fiato sul collo e ti stanno addosso col corpo. La Roma non sarebbe terza o seconda in classifica e questa cosa dell’avversario forte l’avevamo mascherata con Inter e Atalanta, per cui dobbiamo essere anche lucidi, bisogna lavorare per non perdere a Roma, ma se poi vai a guardare i valori ci può stare. Gli attaccanti possono giocare tutti, mi piace che giochino vicini, forse Vitinha è l’unico che ha caratteristiche diverse ed è imprescindibile per come lega il gioco, anche per come sa difendere senza palla. Gli altri in base alla condizione fisica li sceglierò in base anche alla caratteristica dell’avversario. Di Ekhator sono tanto contento per la direzione che sta prendendo non solo di campo, ma anche di allenamento e di vita quotidiana”.
Per quanto riguarda il centrocampo non ha dubbi: “Sono contento dei giocatori che hanno giocato in quella posizione, nelle prime due partite di questo terzetto difficile hanno tenuto botta contro centrocampi molto forti e se non hai grande spirito, grande corsa, grande intensità non puoi farlo, ovviamente supportati dall’attacco e dalla difesa. Stavolta è chiaro, ogni tanto mi capita di arrivare il giorno prima che non ho le idee chiare, do la formazione per nove undicesimi, otto undicesimi e dico poi giochi o te, o te, o te, ma oggi siamo siamo sugli undici undicesimi”.
Leali torna dopo la squalifica, come lo vede De Rossi? “Lo vedo sereno. Lui è un ragazzo centrato, serio, amato dallo spogliatoio e rispettato e stimato da noi dello staff. Penso che lo vedremo tranquillo, come vedremo tranquilli altri giocatori che hanno commesso degli errori in queste partite, perché se gli errori li avesse commessi solo Leali saremmo veramente a posto, saremmo tranquillissimi. Invece in queste partite a turno abbiamo concesso un pochino, siamo partiti sempre un po’ con l’handicap e questo non ha mai riguardato solo ed esclusivamente Nicola, che ha fatto delle cose ottime, partite ottime. Con la Fiorentina ci ha salvato, col Verona ci ha salvato, a Udine ha fatto delle parate importanti, è uscito con grande continuità. Ovviamente nell’occasione contro l’Atalanta ha scelto male, il gol contro l’Inter si poteva non prendere. Possiamo analizzare questo. Se volete e c’avete un’altra oretta, andiamo ad analizzare gli errori dei difensori o gli errori dei centrocampisti o i gol che potevamo fare in più. Colombo e Vitinha non fanno due gol contro l’Atalanta che magari ci avrebbero
permesso di andare in vantaggio a 20 minuti alla fine. E con questo io non penso che Colombo e Vitinha domani entreranno in campo con le orecchie basse o fischiati o additati come un problema, anzi sono quelli che stanno facendo meglio. Gli errori si fanno nel calcio, gli errori si commettono e potremmo parlare degli errori che ho fatto io, delle formazioni che ho sbagliato io, dei cambi che ho sbagliato io. L’errore nel calcio viene messo in preventivo. Si prova a non sbagliare, si prova a essere perfetti e in base all’avversario sappiamo che qualche errore può essere rimesso a posto. Col Verona abbiamo commesso un errore noi. Palla per noi, mi sembra Leo, Ostigard aveva la palla, abbiamo preso gol. Ecco, col Verona magari è più facile poi ribaltare la partita. A Roma contro la Roma un gol di quel genere magari ti piega un po’ le gambe e fa sentire l’odore del sangue alla Roma e diventa e diventa tutto più difficile. Ma gli errori si commettono, li commettiamo tutti. Se c’è l’atteggiamento giusto, lo spirito giusto, verranno nascosti e soprattutto non verranno mai demonizzati da parte mia quei giocatori che commettono degli sbagli di campo”.
Sull’errore dell’arbitro in occasione del rigore non dato a Ostigard De Rossi risponde: “Intanto non è un errore dell’arbitro quello, secondo me. Io dalla panchina non avevo visto niente, avevo visto un un parapiglia e basta. L’arbitro magari era posizionato meglio di me, ma per me era difficile da vedere e che forse 20 anni fa, quando non c’era il var 15 anni fa, avrei detto ‘se ci fosse la tecnologia tutti questi errori verrebbero cancellati’. È solo la sensazione di avere uno strumento pronto a difenderci noi e gli avversari, però ogni tanto non ci difende e può succedere anche quello. Perché poi dietro dietro lo strumento non c’è la Nasa, non c’è un uno scienziato nucleare, non c’è una certezza, ma ci sono altri altri arbitri che prendono delle decisioni, quindi può succedere a bocce ferme. È la spiegazione un po’ che mi che mi disturba, soprattutto in campo e magari ero anche nervoso perché stavamo facendo una brutta partita nel primo tempo. Sentirmi dare spiegazioni fantasiose sull’angolo di quanto fosse piegato il braccio, su quanto fosse aperta la mano. Non mi piace perché poi vedo il calcio, guardo le
trasmissioni, sento le spiegazioni anche di altri episodi e troppe volte non coincidono l’una con l’altra, quindi è solo quello. E penso che la Roma avrebbe vinto comunque. Penso che l’arbitro nei 90 minuti ha fatto una partita quasi perfetta, secondo me, e quindi è un peccato parlare di questo. Forse non avrebbe cambiato il risultato, ma magari avrebbe cambiato l’inerzia perché comunque potevi andare 3-1 a fine primo tempo, ma facciamo finta che non avrebbe cambiato niente, diciamocelo. Abbiamo sbagliato e preso uno schiaffone in faccia e forse c’era rigore e ok, la prossima volta speriamo che non sbagli nessuno”.
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