Libere professioni in transizione: tra crescita, sfide e rivoluzione digitale
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Presentato a Roma, presso Palazzo Altemps, il X Rapporto dell’Osservatorio di Confprofessioni: le libere professioni italiane tornano a crescere dopo la pandemia, spinte da aggregazioni, nuove competenze e intelligenza artificiale. Aumentano le donne e i laureati, ma restano forti i divari di reddito e l’invecchiamento del settore. Le “quattro D” – demografia, dazi, debito e digitale – ridisegnano il futuro del comparto, al centro delle politiche e del dibattito istituzionale.
di Miriam Minopoli, Confprofessioni
Lo scorso 10 dicembre, a Roma, presso Palazzo Altemps, si è tenuta la presentazione del X Rapporto sulle libere professioni in Italia – Anno 2025, curato dall’Osservatorio di Confprofessioni e intitolato “Identità in transizione. Le professioni intellettuali tra mercati, algoritmi e territori”. Alla presentazione sono intervenuti il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri, Antonio Tajani; il ministro del Lavoro e delle politiche sociali, Marina Elvira Calderone; il sottosegretario al ministero dell’Economia e delle finanze, Federico Freni; il presidente dell’INAPP, Natale Forlani; il presidente di Confprofessioni, Marco Natali; e il direttore scientifico dell’Osservatorio delle libere professioni, Tommaso Nannicini.
Il Rapporto fotografa un comparto in profonda trasformazione: le libere professioni italiane stanno infatti cambiando volto. Nel 2024 i professionisti sono 1,378 milioni, pari al 5,8% degli occupati e al 27,1% del lavoro indipendente. Dopo la pandemia il comparto è tornato a crescere, trainato soprattutto dai professionisti con dipendenti, mentre arretrano i professionisti senza dipendenti. Il Mezzogiorno guida l’espansione (+17,7%), mentre si registrano sviluppi significativi nelle costruzioni (+54,4% dal 2019) e nei comparti culturali (+21,1%). A cambiare è anche il profilo dei professionisti: più donne (37% del totale, con punte del 40% nel Nord Ovest), più laureati, ma anche più anziani. Sul fronte dei redditi, la crescita nominale (+18,6% dal 2010) non basta a compensare l’inflazione: in termini reali si registra una perdita del 5,4%, con forti divari di genere (54.480 euro per gli uomini contro 29.051 per le donne). A governare questa trasformazione sono le “quattro D” – demografia, dazi, debito e digitale. L’Italia si conferma il Paese più anziano dell’Unione europea, i dazi colpiscono le professioni economico-finanziarie e tecniche, mentre la rivoluzione digitale avanza: l’intelligenza artificiale è ormai diffusa, con il 58,2% dei professionisti che la utilizza frequentemente, tra entusiasmo e cautela.
I dati del Rapporto Confprofessioni 2025
Nel 2024 i liberi professionisti in Italia sono 1,378 milioni, pari al 5,8% degli occupati e al 27,1% del lavoro indipendente. L’Italia si conferma così tra i Paesi europei con la più alta presenza di professionisti, che rappresentano oltre un quinto degli indipendenti nell’Unione europea. In particolare, la tendenza all’interno del lavoro indipendente vede l’incremento dei liberi professionisti, che ne rappresentano una quota sempre più rilevante.
Dopo la pandemia, il comparto ha ripreso a crescere: +0,8% tra il 2022 e il 2023 e +1,3% tra il 2023 e il 2024. Nell’ultimo decennio l’aumento è stato dell’8%, una performance migliore rispetto ad altre forme di lavoro autonomo. Tuttavia, i livelli restano ancora inferiori al periodo pre-Covid, con un calo del 3,4% rispetto al 2019.
La crescita è trainata dai professionisti con dipendenti, saliti al 17,6% del totale (erano il 14,2% nel 2019), mentre i professionisti individuali calano (-7,2% negli ultimi cinque anni). Dal 2014, il Mezzogiorno registra gli incrementi più intensi (+17,7%), seguito dal Centro (+11,3%), mentre il Nord Ovest resta stabile (-1,0%) e il Nord Est cresce moderatamente (+3,8%).
Sul piano settoriale, prevalgono le attività scientifiche e tecniche (48,3%) e quelle sanitarie e sociali (17,6%), entrambe in calo nell’ultimo quinquennio. Crescono invece i comparti legati alla trasformazione economica: costruzioni (+54,4% dal 2019) e attività artistiche e culturali (+21,1%). Nel 2024 le professioni intellettuali e ad alta specializzazione rappresentano il 56,7% del totale, seguite dalle tecniche (32,5%).
Il volto delle professioni cambia anche sul piano sociodemografico: le donne sono salite a 510 mila (+19,9% in dieci anni), portando la loro quota al 37% del totale, con punte del 40% nel Nord Ovest. Restano però minoranza negli ambiti tecnici e finanziari (21-24%). Il settore invecchia: gli over 55 passano dal 28,3% al 37,8% tra gli uomini e dal 13,6% al 22,5% tra le donne. Resta forte il divario di istruzione: nel 2024 il 78,2% delle professioniste è laureata, contro il 59,6% degli uomini.
Sul fronte dei redditi, tra il 2010 e il 2023 si registra una crescita nominale del 18,6% (da 37.284 a 44.213 euro), ma in termini reali una perdita del 5,4%, pari a oltre 2.000 euro annui di potere d’acquisto. Il gap di genere è marcato: gli uomini dichiarano 54.480 euro, le donne 29.051 (il 53% rispetto ai colleghi). Purtroppo il trend degli ultimi anni vede accrescere il divario tra redditi degli uomini e redditi delle donne, dimostrando che in termini di pari opportunità c’è ancora molta strada da compiere.
Le perdite più forti colpiscono le fasce centrali e mature, con riduzioni fino al -24,6% tra i 61-70 anni. Rimane ampio il divario reddituale generazionale: il che suggerisce che andrebbero messi in campo strumenti volti a migliorare le condizioni di accesso alle libere professioni. Forte la polarizzazione tra categorie: attuari al vertice con oltre 106 mila euro, seguiti dai commercialisti con 88 mila.
Cresce la platea degli iscritti alla Gestione Separata Inps (+68,4% dal 2015 al 2024), ma i redditi medi, pur saliti nominalmente a 21.380 euro, calano del 12,1% in termini reali.
Le dichiarazioni dei partecipanti
Tajani: I professionisti sono pilastro di diplomazia e crescita; firmata con Confprofessioni una dichiarazione per lavorare insieme più strettamente.
Calderone: Le libere professioni sono fondamentali per economia e società, pur tra difficoltà (redditi, genere, età). Il Governo punta su tre pilastri: formazione continua, welfare e equo compenso. Aggregazioni e IA, governata con etica, sono il futuro, con persone al centro.
Freni: I dati mostrano crescita e aggregazione, ma serve adattarsi al digitale e all’IA con nuovi modelli. Politica attenta al debito richiede più spirito imprenditoriale; il cambiamento dipende da ciascuno.
Natali: Il mercato spinge verso studi più organizzati e integrati; crescono i datori di lavoro, calano gli individuali. Aumenta la presenza femminile (37%, fino al 40% nel Nord Ovest), da sostenere per ridurre divari e valorizzare competenze.
Nannicini: Dopo la pandemia la crescita è selettiva, trainata da settori con investimenti pubblici e attività strutturate. Le professioni sono in transizione, esposte a trasformazioni demografiche, digitali e geopolitiche. Servono politiche basate su dati solidi e analisi rigorose.
Le quattro D del cambiamento
Il Rapporto 2025 colloca queste dinamiche nel quadro delle “quattro D” – demografia, dazi, debito e digitale – i grandi vettori che stanno ridisegnando l’economia e la società. L’Italia si conferma il Paese più anziano dell’Unione europea, con 199 over 65 ogni 100 giovani e una natalità ferma a 1,18 figli per donna, mentre il debito pubblico aumenta l’attenzione agli equilibri finanziari complessivi e i dazi frammentano i mercati.
Un focus sui dazi statunitensi mostra la maggiore vulnerabilità dei professionisti che lavorano più a stretto contatto con le imprese esportatrici: professionisti economico-finanziari (201,5), consulenti del lavoro (197,5) e ingegneri (193,8), con valori più alti nel Nord e tra i professionisti over 55. Molto più contenuta l’esposizione per le professioni sanitarie, culturali e giuridiche.
Sul fronte digitale, l’intelligenza artificiale è ormai diffusa: il 58,2% dei professionisti la utilizza frequentemente, soprattutto per testi, ricerca normativa e documentazione. Strumenti come ChatGPT, Gemini, Copilot e Perplexity sono i più impiegati. L’atteggiamento oscilla tra entusiasmo e cautela, con richieste di più formazione e regole chiare sul piano etico e professionale.
E sulle “4D del cambiamento” si sono confrontati, nella seconda parte dell’evento, il presidente Natali, Stefania Bonaldi (responsabile professioni PD), Stefano Patuanelli (Commissione Programmazione economica del Senato, Capogruppo M5S Senato), Marta Schifone (Commissione Lavoro della Camera, Responsabile professioni FdI), e Chiara Tenerini (Commissione Lavoro della Camera, Forza Italia).
I commenti politici
Natali: «Serve fare sistema per rafforzare la rappresentanza e stimolare la produttività del Paese».
Schifone: «Le competenze e la formazione continua sono la chiave per affrontare il cambio di paradigma tecnologico».
Bonaldi: «Parità di genere e sostegno alla maternità restano sfide cruciali per le professioniste».
Tenerini: «Competitività internazionale e certificazione delle competenze digitali sono priorità per il futuro del lavoro».
Patuanelli: «Le professioni devono affrontare invecchiamento, dazi, debito e gap tecnologico con maggiori protezioni».
X Rapporto sulle libere professioni in Italia – Anno 2025
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