Libia: la Procura ordina la chiusura della clinica Al Tulip a Tripoli, indagini in corso
La Procura generale libica ha disposto la chiusura della clinica privata Al Tulip a Tripoli fino al completamento delle indagini sulle presunte violazioni sanitarie e umanitarie contestate alla struttura. Lo ha reso noto il Comune di Ain Zara, precisando che i pazienti ancora in cura sono stati trasferiti in altri ospedali e cliniche della capitale. Secondo una nota diffusa dal municipio sulla propria pagina Facebook, il provvedimento di chiusura è stato eseguito alla presenza di un rappresentante della Procura, del consigliere comunale delegato alla sanità, del direttore dell’ufficio per l’igiene ambientale e del responsabile della Guardia municipale di Ain Zara. La decisione arriva dopo che il Centro di controllo su alimenti e farmaci ha annunciato di aver rinvenuto, durante un’ispezione congiunta, corpi di neonati e parti anatomiche umane all’interno della clinica, situata nel quartiere Damasco di Tripoli. In un comunicato, il Centro ha riferito che i resti erano conservati in sacchi neri, privi di qualsiasi documentazione ufficiale, e che sarebbero emerse gravi irregolarità sotto il profilo sanitario e umano, tali da configurare ipotesi di occultamento o smaltimento irregolare.
La vicenda ha suscitato forte shock nell’opinione pubblica libica, anche a seguito della circolazione sui social network di video e immagini, che non sono stati ripubblicati dai media ufficiali per la loro natura sensibile. Secondo quanto riferito, le violazioni sarebbero state rilevate formalmente già prima della diffusione del materiale audiovisivo, che ha però accelerato l’intervento delle autorità competenti. Dal canto suo, la direzione della clinica Al Tulip ha respinto ogni accusa, sostenendo che il corpo di neonato mostrato nei filmati riguarda un bambino deceduto durante il parto e che il padre avrebbe rifiutato di ritirarne la salma. In tali casi, secondo la struttura, la normativa consentirebbe la conservazione temporanea in congelamento in attesa delle procedure previste. La clinica ha inoltre spiegato che le parti anatomiche rinvenute sarebbero riconducibili a interventi chirurgici regolari, effettuati secondo i protocolli sanitari vigenti, e ha denunciato la diffusione delle immagini come un atto illegale e diffamatorio, annunciando azioni giudiziarie.
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