Dal centrodestra tre segnali di vita, il Pd invece rimane fermo

Gen 29, 2026 - 04:30
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Dal centrodestra tre segnali di vita, il Pd invece rimane fermo

Negli ultimi giorni il centrodestra ha dato qualche segnale di dinamismo. Nulla di clamoroso, ma qualcosa si è mosso. Forse si è sopravvalutato il significato della presenza di Carlo Calenda all’iniziativa milanese di Forza Italia, interpretata da taluni come l’anticamera di un nuovo asse politico. È vero che in alcuni ambienti – la famiglia Berlusconi – il leader di Azione gode di una considerazione non banale, talvolta usata come strumento di pressione su una Lega sempre più irrequieta. Ma da qui a immaginare l’ingresso di Azione nel perimetro del centrodestra il passo è lungo. Più realistico parlare dell’ennesimo ballon d’essai, uno di quelli che ciclicamente affiorano nella palude della politica italiana. Giochi, segnali, tattiche.

E tuttavia le mosse di Forza Italia andranno seguite. Nel capitolo “dinamismo” rientra anche la disponibilità manifestata dalla maggioranza a cercare una mediazione sulla legge contro l’antisemitismo. Ieri, in Commissione al Senato, è stato adottato come testo base il disegno di legge a prima firma Massimiliano Romeo (Lega), identico a quello presentato da Ivan Scalfarotto per Italia Viva. Partito democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza verdi e sinistra hanno votato contro.

Entro il 10 febbraio verranno depositati gli emendamenti, e Maurizio Gasparri, autore di una proposta autonoma, ha già fatto sapere di essere disposto a rinunciare alle parti più controverse, quelle giudicate «punitive» dagli altri gruppi parlamentari. Non è un dettaglio, perché apre la possibilità – tutt’altro che scontata – di arrivare a un testo condiviso anche da quei senatori del Pd che sostengono la proposta Graziano Delrio.

Un testo che includerebbe la definizione operativa di antisemitismo dell’International Holocaust Remembrance Alliance (Ihra), già adottata dal Parlamento europeo ma duramente contestata dalla sinistra, compreso il gruppo dirigente del Pd, che la considera un rischio per la libertà di espressione. La definizione recita: «L’antisemitismo è una certa percezione degli ebrei che può essere espressa come odio nei loro confronti. Le manifestazioni retoriche e fisiche dell’antisemitismo sono dirette contro individui ebrei o non ebrei e/o contro le loro proprietà, contro le istituzioni delle comunità ebraiche e le loro strutture religiose».

Era questa la formula contenuta nel disegno di legge Delrio, poi sconfessato dal capogruppo dem Francesco Boccia. Resta da capire se, con la battaglia emendativa, si potrà arrivare a un voto unanime – sarebbe un segnale politico forte, in un tempo di segnali orribili – o se M5S e Avs sceglieranno la linea dello scontro. E il Pd? Come farà a votare un testo se fosse sostenuto anche da Italia Viva, Azione e dai riformisti dem?

Per ora Elly Schlein resta immobile, mentre gli altri si muovono. Non è solo una fotografia del momento parlamentare, ma lo specchio della situazione politica generale.

Il terzo segnale di movimento è arrivato infine da Giorgia Meloni, che in occasione della Giornata della Memoria ha parlato senza ambiguità della «complicità del regime fascista nelle persecuzioni, nei rastrellamenti, nelle deportazioni». Parole più nette rispetto al passato, che l’hanno posta in sintonia con i grandi discorsi pronunciati da Sergio Mattarella e Liliana Segre. Un clima di unità su un tema centrale nella battaglia contro l’antisemitismo. Un clima di cui il Pd dovrà tenere conto, in qualche modo.

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Redazione Redazione Eventi e News