“No Easy Action”: le 129 fotografie di Cesare Camardo sono un “diario antropologico” della scena underground

Quarant’anni passati a respirare la polvere dei club e il fango dei festival, a immortalare con macchine fotografiche di ogni sorta di mezzo il battito performativo delle scene musicali alternative e indipendenti, a testimoniare quella che gli inglesi chiamano attitude, quel “un certo un modo di stare al mondo”. Per Cesare Camardo, varesino e docente di Graphic Design all’Accademia di Belle Arti di Verona, il racconto della cultura underground lega la grana della pellicola al rigore del bianco e nero. Un’immersione di quasi 130 scatti a bordo (o sopra) i palchi rock, jazz e d’avanguardia che ha preso forma in No Easy Action (titolo in condivisione con un brano di Mark Lanegan), il volume fotografico che verrà presentato in dialogo con Francesco Brezzi martedì 3 febbraio (ore 21) allo spazio-libero di VareseNews Materia, in via Confalonieri 5 a Sant’Alessandro di Castronno. A Materia la presentazione del volume sarà arricchita dalle letture, tratte del volume edito da Low, di Gianluca Fiore e Alessandra Bernardini dell’associazione Parole in Viaggio.
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Il corpus di 129 fotografie documenta quella speciale connessione tra chi condivide il palco, artisti internazionali e nazionali il pubblico presente nelle sale di tutta Italia, con un focus anche al territorio prealpino, e ai suoi concerti. Ma tutto nasce quasi per caso: «Durante un trasloco, circa due anni fa, mentre mettevo in ordine gli scatoloni scoprii di aver perso molte foto» racconta Camardo. Quella sensazione, per una persona che ha preso in mano la sua prima macchina fotografica a 14 anni, ha fatto da “molla”: «Ho iniziato così a metterle insieme e a dividerle per temi, tra questi anche i tanti concerti a cui ho assistito in vita mia, da solo e con amici».
Dal trasloco il progetto ha “trovato casa” in Low, la casa editrice di Officine Gutenberg, cooperativa sociale che vanta nel comitato scientifico lo psichiatra Vittorino Andreoli. «Low lo ha definito la raccolta, così come era fatta, cioè una sorta di diario, un libro di antropologia» spiega l’autore , che per rendere il volume un oggetto corale ha coinvolto direttamente i musicisti ritratti in foto: «Via mail o via social ho chiesto un parere: molti sono piccoli saggi sulla musica degli altri, altri sono ricordi».
Ricordo bene quella sera. Una di quelle rare occasioni in cui riuscii a sradicare il mio caro padre da casa per portarlo via con me. On the road. Destinazione Comerio, provincia di Varese. La vita è colma di piccoli e grandi ricordi come questo. E me lo porto nel cuore – Paolo Spaccamonti
Tra le pagine sfilano i volti di Bad Religion, Swans, Motorpsycho, Afterhours (nella foto copertina). Vinicio Capossela e Social Distortion, oltre a icone varesine come gli Otr e Tormento, immortalati durante l’esibizione al festival di San Fermo (Rock the jungle) nel settembre 2025.
Scatti nati da una tecnica che accoglie l’imprevisto, come nella foto del gruppo stoner OM all’Idroscalo di Milano: «Quella sera credo di aver sbagliato qualche parametro, guardando la foto non si capisce se quello che appare sia in realtà una mano. Le foto di quel concerto non sono state neanche corrette, ma in fondo questo era il clima della serata». Tra i soggetti figurano anche gli Afterhours, i CSI e i Casino Royale , mentre un ricordo particolare è dedicato a Paolo Benvegnù, che in passato partecipò come comparsa «per guadagnarsi 30.000 lire» a un video a cui Camardo stava lavorando.
A condurre la serata di Materia sarà Francesco Brezzi, nome “pesante” per la scena indipendente varesina (basti pensare al Twiggy) nonché ideatore della Ghost Records, che dialogherà con l’autore su come sia mutata la percezione dell’evento performativo. Sulla contemporaneità dominata dagli smartphone Camardo ha un’idea chiara: «Il cellulare durante i concerti? Non so se sia la fine, ma è un forte cambio. Nel libro ci sono foto realizzate con tantissime macchine fotografiche diverse, ma mai con uno smartphone. Oggi migliaia di persone stanno mettendo uno schermo tra le arti performative e loro. In realtà si stavano distanziando dall’evento… che non a caso sono sempre più eventi “pagliaccio”, di plastica».

In un mondo dove «apparentemente tutti possono fare la stessa foto perché l’ottica è la stessa», No Easy Action rivendica così il valore della presenza fisica: «Durante la performance chi sta lì a vedere , non guarda più, non è più presente». Il volume, impreziosito dalla prefazione di Riccardo Bertoncelli – «Il virus mio e suo è quello della passione per la musica» – diventa così uno strumento per risvegliare l’attenzione delle nuove generazioni. «Voglio cercare di motivare i giovani ad andare al rito della musica. La musica dal vivo è la vera musica, lì capisci se un artista è davvero grande».
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