William Hogarth e la nascita del racconto morale moderno

Gen 29, 2026 - 13:30
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William Hogarth e la nascita del racconto morale moderno

Nella Londra del XVIII secolo, una città in rapida espansione segnata da profonde disuguaglianze sociali, nuovi consumi e una crescente opinione pubblica, l’arte smette progressivamente di essere un linguaggio esclusivo delle élite per trasformarsi in uno strumento di osservazione critica della realtà. È in questo contesto che emerge la figura di William Hogarth, artista radicalmente moderno, capace di raccontare la società del suo tempo attraverso immagini dense, narrative e moralmente incisive. Pittore, incisore, teorico e osservatore spietato dei vizi umani, Hogarth è considerato il primo grande narratore visivo inglese, nonché un precursore del romanzo sociale, del fumetto e della satira politica contemporanea.

La sua opera non si limita a rappresentare scene di genere o caricature umoristiche, ma costruisce veri e propri racconti per immagini, nei quali il destino dei personaggi si sviluppa quadro dopo quadro, seguendo una logica narrativa e morale. Attraverso una pittura accessibile, riproducibile e diffusa tramite incisioni, Hogarth parla a un pubblico ampio, urbano, borghese, inaugurando una nuova relazione tra arte e società. Il suo sguardo, ironico e spesso crudele, è sempre guidato da una profonda consapevolezza etica: l’arte, per Hogarth, non deve idealizzare il mondo, ma mostrarlo per quello che è.

Londra georgiana e nascita di uno sguardo moderno

La formazione artistica di William Hogarth è indissolubilmente legata alla Londra georgiana, una metropoli in piena trasformazione che, all’inizio del Settecento, conta già oltre mezzo milione di abitanti. È una città segnata dalla crescita del commercio, dall’espansione della stampa, dall’aumento della criminalità e da un netto divario tra ricchi e poveri. In questo contesto, la vita urbana diventa spettacolo quotidiano, teatro permanente di ambizioni, fallimenti, eccessi e ipocrisie.

Autoritratto di William Hogarth con il suo cane pug, simbolo della sua identità artistica e visione satirica
L’autoritratto con il pug diventa un manifesto visivo: Hogarth si presenta come artista indipendente, ironico e consapevole del proprio ruolo pubblico.

Hogarth nasce nel 1697 in una famiglia modesta e sperimenta fin da giovane l’instabilità sociale ed economica della città. Il padre, insegnante e intellettuale fallito, finisce in prigione per debiti, un’esperienza che segnerà profondamente la visione del mondo dell’artista. A differenza di molti suoi contemporanei, Hogarth non riceve una formazione accademica classica, ma si forma come incisore, apprendendo un mestiere che lo mette a diretto contatto con il mercato, la riproducibilità dell’immagine e la circolazione delle idee.

Questo elemento è centrale per comprendere la sua modernità. Hogarth non dipinge per pochi collezionisti aristocratici, ma concepisce le sue opere fin dall’inizio come immagini destinate alla diffusione, vendute sotto forma di stampe a un pubblico sempre più vasto. La sua arte nasce quindi all’incrocio tra osservazione sociale, cultura popolare e spirito imprenditoriale. Londra non è per lui un semplice sfondo, ma il vero soggetto dell’opera: strade, taverne, bordelli, tribunali e ospedali diventano luoghi simbolici di una società in cui il successo e la rovina sono spesso separati da una linea sottilissima.

È proprio da questa immersione totale nella vita urbana che prende forma lo sguardo di Hogarth, uno sguardo capace di cogliere la complessità morale della modernità nascente e di restituirla attraverso immagini che, ancora oggi, conservano una sorprendente attualità.

La rottura con il classicismo e l’invenzione del racconto morale

Nel panorama artistico inglese del primo Settecento, dominato dal gusto per il classicismo continentale e dall’imitazione dei modelli italiani e francesi, William Hogarth rappresenta una rottura netta. Mentre molti artisti aspirano a legittimarsi attraverso il riferimento all’antichità o alla pittura rinascimentale, Hogarth compie una scelta opposta: rifiuta l’idealizzazione e rivendica la centralità dell’esperienza quotidiana. Per lui, l’arte non deve celebrare eroi astratti o virtù senza tempo, ma raccontare il comportamento umano così come si manifesta nella società reale, con tutte le sue contraddizioni.

Questa posizione non è soltanto estetica, ma profondamente culturale e politica. Hogarth guarda con sospetto all’arte accademica, che considera distante dalla vita e incapace di parlare al pubblico contemporaneo. In più occasioni critica apertamente il sistema delle accademie e il culto delle regole formali, sostenendo che la vera arte nasce dall’osservazione diretta della realtà. È in questo contesto che prende forma la sua invenzione più duratura: il racconto morale per immagini, una struttura narrativa che non ha precedenti diretti nella pittura europea.

Le sue opere più celebri non sono quadri isolati, ma serie sequenziali, pensate per essere lette in successione, quasi come capitoli di un romanzo. Ogni scena rappresenta una tappa nella vita di un personaggio, mostrando con precisione quasi teatrale le conseguenze delle sue scelte. In cicli come A Harlot’s Progress e A Rake’s Progress, Hogarth racconta l’ascesa e la caduta di individui comuni, sedotti dalle promesse della città e infine travolti dai propri vizi. La morale non è mai predicata in modo diretto, ma emerge dalla narrazione stessa, dall’accumulo di dettagli e dalla progressiva degradazione dei personaggi.

Scena finale di A Rake’s Progress ambientata nel manicomio di Bedlam, allegoria morale di William Hogarth
La conclusione di A Rake’s Progress mostra il protagonista internato a Bedlam, simbolo della rovina morale nella Londra del XVIII secolo.

Questa modalità narrativa è rivoluzionaria perché trasforma lo spettatore in un lettore attivo. Ogni immagine è densa di simboli, allusioni e micro-storie che richiedono attenzione e partecipazione. Oggetti apparentemente marginali, come un quadro appeso al muro o un gesto sullo sfondo, diventano indizi morali, segnali di un destino che si sta compiendo sotto gli occhi dell’osservatore. In questo senso, Hogarth anticipa non solo il linguaggio del fumetto e dello storyboard cinematografico, ma anche la struttura del romanzo realistico ottocentesco.

La sua arte si colloca così in una zona di confine tra pittura, teatro e letteratura. Le scene sono costruite come palcoscenici affollati, nei quali ogni personaggio svolge un ruolo preciso e riconoscibile. Il risultato è un’arte profondamente moderna, capace di raccontare il presente senza filtri idealizzanti e di coinvolgere un pubblico ampio, chiamato non solo a guardare, ma a giudicare.

Satira sociale e Londra come protagonista assoluta

La forza di William Hogarth risiede nella capacità di trasformare la satira in uno strumento di analisi sociale di straordinaria profondità. Le sue opere non si limitano a deridere i vizi individuali, ma mettono in scena un’intera società colta nel momento in cui le sue strutture morali mostrano crepe evidenti. Aristocratici decadenti, borghesi arricchiti, professionisti corrotti, religiosi ipocriti e poveri abbandonati a sé stessi popolano le sue composizioni, restituendo un ritratto impietoso ma lucidissimo della Londra del Settecento.

In questo universo visivo, Londra diventa un personaggio a tutti gli effetti. Le strade affollate, i quartieri malfamati, i palazzi eleganti e gli spazi del potere non sono semplici ambientazioni, ma elementi narrativi che contribuiscono a definire il destino dei protagonisti. Hogarth osserva la città con l’occhio di chi ne conosce le dinamiche interne, mostrando come il contesto urbano possa accelerare l’ascesa sociale tanto quanto la rovina morale. La metropoli appare come un luogo di opportunità e inganni, capace di sedurre e distruggere con la stessa rapidità.

Opere come Marriage A-la-Mode rappresentano uno dei punti più alti di questa satira sociale. Attraverso la storia di un matrimonio combinato tra un’aristocrazia in declino e una borghesia arricchita, Hogarth smaschera l’ipocrisia delle convenzioni sociali e l’illusione che il denaro possa compensare la mancanza di valori. Ogni scena è costruita come un intricato puzzle morale, in cui dettagli apparentemente secondari – un gesto distratto, un oggetto fuori posto, uno sguardo ironico – rivelano il vuoto etico che sostiene l’intero sistema.

Scena satirica dell’aristocrazia londinese nel ciclo Marriage A-la-Mode di William Hogarth, critica morale del Settecento inglese
Nel ciclo Marriage A-la-Mode, William Hogarth racconta il declino morale dell’aristocrazia britannica, usando la satira come strumento di denuncia sociale.

La satira di Hogarth non risparmia nemmeno le istituzioni. Tribunali, ospedali, prigioni e manicomi compaiono spesso nelle sue opere come luoghi in cui l’ingiustizia e l’indifferenza si manifestano in modo sistemico. Celebre è la rappresentazione del manicomio di Bedlam, dove la follia diventa metafora estrema di una società incapace di proteggere i più deboli. In queste immagini, la critica non è mai astratta: è radicata nella concretezza dei corpi, degli spazi e delle relazioni sociali.

Ciò che rende la satira hogarthiana particolarmente efficace è l’equilibrio tra ironia e tragedia. L’umorismo, spesso crudele, non serve a sminuire la gravità dei temi trattati, ma a renderli più incisivi. Lo spettatore è invitato a sorridere e, subito dopo, a riconoscere la violenza morale che si nasconde dietro quel sorriso. In questo senso, Hogarth anticipa una forma di critica sociale che diventerà centrale nella cultura inglese dell’Ottocento, influenzando scrittori e artisti che vedranno nella città moderna un campo privilegiato di osservazione della condizione umana.

La “Line of Beauty” e la teoria estetica contro l’accademia

Accanto all’attività pittorica e incisoria, William Hogarth sviluppa anche una riflessione teorica originale, che culmina nella pubblicazione, nel 1753, del trattato The Analysis of Beauty. L’opera nasce come una dichiarazione di guerra culturale contro il dominio dell’estetica accademica e contro l’idea di bellezza fondata su regole rigide, proporzioni matematiche e modelli classici considerati universali. Per Hogarth, questa concezione astratta dell’arte è distante dalla vita reale e incapace di coglierne la vitalità.

Scena narrativa di seduzione e conflitto morale nella pittura satirica di William Hogarth
Attraverso gesti e dettagli simbolici, Hogarth costruisce scene di seduzione e inganno che riflettono le tensioni morali della società britannica.

Al centro della sua teoria vi è la celebre “linea serpentinata”, definita Line of Beauty. Si tratta di una linea curva, sinuosa, dinamica, che per Hogarth incarna il principio stesso della bellezza visiva. A differenza delle linee rette e statiche, associate alla rigidità e all’artificio, la linea curva suggerisce movimento, varietà, naturalezza. Non è un caso che Hogarth individui questa forma tanto nel corpo umano quanto negli oggetti della vita quotidiana: la bellezza, nella sua visione, non è un ideale astratto, ma una qualità che emerge dall’osservazione del mondo reale.

Questa teoria estetica è profondamente coerente con la sua pratica artistica. Le composizioni di Hogarth sono costruite su equilibri instabili, pieni di tensioni visive, in cui lo sguardo dello spettatore è continuamente guidato da curve, gesti e interazioni tra i personaggi. Nulla è statico, nulla è puramente decorativo. Ogni elemento contribuisce alla narrazione e alla percezione complessiva dell’opera. Anche quando rappresenta scene affollate e caotiche, Hogarth mantiene un controllo rigoroso della struttura visiva, dimostrando che la complessità può essere ordinata senza diventare rigida.

Il trattato The Analysis of Beauty non è soltanto un testo teorico, ma anche un manifesto politico in senso lato. Hogarth vi rivendica il diritto dell’artista inglese a sviluppare un linguaggio autonomo, svincolato dall’imitazione servile dei modelli continentali. In questo senso, la sua estetica contribuisce alla costruzione di una identità artistica nazionale, fondata sull’osservazione della realtà contemporanea e sulla valorizzazione dell’esperienza sensibile. L’arte, secondo Hogarth, deve parlare al pubblico del proprio tempo, non a un passato idealizzato.

La ricezione del trattato è controversa. Molti accademici lo criticano per la sua apparente mancanza di rigore scientifico, mentre altri ne colgono la portata innovativa. Col tempo, la Line of Beauty diventerà uno dei concetti più citati nella storia dell’estetica britannica, influenzando non solo pittori e incisori, ma anche teorici dell’arte e designer. Ancora una volta, Hogarth dimostra di essere un pensatore profondamente moderno, capace di collegare teoria e pratica in un unico discorso coerente.

L’eredità di Hogarth e l’attualità del suo sguardo

A oltre due secoli dalla sua morte, William Hogarth continua a esercitare un’influenza profonda e trasversale sulla cultura visiva occidentale. La sua eredità non si misura soltanto nell’impatto diretto sulla pittura inglese, ma nella trasformazione stessa del modo di raccontare la realtà attraverso le immagini. Con le sue serie narrative, Hogarth inaugura una tradizione che anticipa il romanzo realistico ottocentesco, il fumetto moderno e persino il linguaggio cinematografico, fondato sulla sequenza, sul montaggio e sulla costruzione del tempo narrativo.

Scrittori come Dickens riconosceranno implicitamente il debito nei confronti di Hogarth, condividendone l’attenzione per la città come organismo morale e sociale. Allo stesso modo, la satira visiva di Daumier in Francia e, più tardi, la graphic novel contemporanea, trovano in Hogarth un predecessore essenziale. Il suo modo di intrecciare critica sociale, racconto e osservazione del quotidiano ha aperto una strada che va ben oltre la pittura di genere, dimostrando che l’arte può essere allo stesso tempo popolare e profondamente colta.

Un aspetto centrale della sua modernità è la consapevolezza del pubblico. Hogarth non parla dall’alto di un piedistallo accademico, ma si rivolge a uno spettatore attivo, chiamato a interpretare, collegare, giudicare. Questa dimensione partecipativa rende le sue opere sorprendentemente attuali in un’epoca dominata dalle immagini e dalla narrazione visiva. Ogni tavola di Hogarth funziona come un dispositivo di lettura del reale, capace di svelare meccanismi di potere, ipocrisie sociali e dinamiche economiche che, pur mutate, continuano a caratterizzare la vita urbana contemporanea.

La sua critica non è mai neutra, ma nemmeno dogmatica. Hogarth osserva, espone, mette in scena, lasciando allo spettatore il compito di trarre conclusioni. È proprio questa tensione tra ironia e giudizio morale a rendere il suo lavoro così resistente al tempo. In un mondo in cui l’immagine è spesso ridotta a consumo rapido, la complessità narrativa delle sue opere invita a rallentare, a guardare con attenzione, a riconoscere le connessioni tra individui e contesto sociale.

Inserire Hogarth all’interno della rubrica I grandi pittori inglesi significa riconoscere il suo ruolo di fondatore di una tradizione visiva nazionale, ma anche sottolineare la sua funzione di ponte tra arte e società. La Londra che Hogarth racconta non è soltanto una città del passato, ma un laboratorio di modernità in cui si riflettono, ancora oggi, le contraddizioni della vita urbana. È in questa capacità di parlare al presente che risiede la sua grandezza e la ragione per cui il suo sguardo continua a interrogarci.


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