Petrolio e materie prime, cosa implica il controllo del Venezuela e quanto ci perde l’UE

Gen 5, 2026 - 16:30
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Petrolio e materie prime, cosa implica il controllo del Venezuela e quanto ci perde l’UE

Bruxelles – Petrolio, tanto petrolio, ma pure tante risorse naturali e materie prime, tutte strategiche. Il Venezuela non più indipendente e sovrano ma destinato a un’amministrazione statunitense ha un sottosuolo con cui ridisegnare la geopolitica mondiale, e non a caso la destituzione coatta di Nicolas Maduro apre scenari di questo tipo. La leadership di estrazione e proclanato orientamento socialista del presidente arrestato è probabilmente il motivo meno rilevante per le prove di neo-imperialismo a stelle e strisce, se si guarda al Paese e ciò che fare un suo controllo.

Petrolio, come aggirare lo stra-potere OPEC (e affondare Cuba)

Il Venezuela è il principale Paese al mondo per riserve di greggio, stimate a circa 300 miliardi di barili. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato di voler gestire le risorse petrolifere venezuelane, aumentando produzione ed estrazione a vantaggio delle compagnie americane. Aumentando l’offerta può incidere sul prezzo del barile, facendolo scendere. In questo modo il petrolio torna ad essere una fonte ‘economica’ e per questo conveniente, dunque attraente rispetto alle più costose alternative sostenibili. Ecco un colpo per l’UE e il suo Green Deal, dopo quello assestato con l’accordo sui dazi.

Inoltre gli Stati Uniti entrano di fatto nell’OPEC, l’organizzazione dei Paesi produttori di petrolio che gestiscono il mercato mondiale dal 1960. Gestione del petrolio vuol dire anche controllarne la vendita. La già traballante economica cubana, senza più il petrolio offerto dal regime amico di Maduro, ora rischia il colpo decisivo. Gli Stati Uniti, con una solo mossa, ridisegnano il sud-America e il futuro dell’isola caraibica.

Manganese, tantalio, niobio, terre rare: nel Venezuela USA gli ingredienti del green deal

Per tradurre in realtà la transizione verde servono terre rare, ma pure metalli quali niobio e tantalio, essenziali per l’industria della difesa e l’energia rinnovabile in tutto il mondo”, e per di più “inserito nell’elenco delle materie prime critiche dell’Ue”. A Bruxelles questo pro-memoria non è nuovo. Ebbene, il Venezuela è ricco proprio di tutto questo. Controllare le risorse naturali che servono per indirizzare il modello industriale e produttivo vuol dire incidere nelle scelte di altri attori, a cominciare dall’Unione europea. Con la Cina ricca di terre rare, niobio e tantalio, il Venezuela può diventare un fornitore alternativo. La transizione verde europea, ammesso che si faccia, se non la farà la Cina la faranno gli Stati Uniti.

Ancora, la manganese serve per la produzione delle batterie per l’auto elettrica. Il Venezuela vanta riserve stimate in circa un milione di tonnellate di questo metallo, presente nelle cinture di pietra verde del Complesso Archeano di Imataca, in località come San Cristobal, La Esperanza, El Palmar, Guacuripia, Upata ed El Pao, nella parte sud-orientale del Paese, vicina al Cerro Bolivar, la montagna più alta del Venezuela e ricca di ferro. 

Continua a salire il prezzo dell’oro, che in Venezuela non manca. Anzi.

Il Venezuela possiede inoltre notevoli risorse aurifere, situate principalmente nello Scudo della Guyana, nel sud-est del paese. Il distretto di El Callao è la zona aurifera più importante del Venezuela, con oltre 124 tonnellate di oro estratte e un tempo la principale miniera d’oro al mondo. Anche altri distretti, come il Chilometro 88, Lo Increíble e Marwani, sono ricchi del ‘bene rifugio’ del metallo prezioso per definizione che adesso è ancora più prezioso. Il prezzo dell’oro continua a salire, e possederlo rende ancora più ricchi.

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Redazione Eventi e News Redazione Eventi e News in Italia