Qualcuno spieghi alla destra cosa si decide col referendum…

Febbraio 20, 2026 - 23:30
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Qualcuno spieghi alla destra cosa si decide col referendum…

Giorgia Meloni ha scelto la linea dura. I giornali della destra – che raramente scarrocciano dall’onda indicata dalla premier – ieri hanno tirato ad alzo zero contro Mattarella. Lo hanno definito il “signor No”, lo hanno accusato di essere entrato in campagna elettorale a fianco dei magistrati, hanno esaltato la dichiarazione serale della premier che, correggendo Nordio (il quale nel pomeriggio si era inchinato all’avvertimento del Quirinale) ha tuonato di nuovo contro le toghe rosse. In realtà Mattarella non si è affatto schierato con il No. Ha solo invitato i contendenti ad abbassare i toni e soprattutto – col suo linguaggio allusivo e felpato – ha fatto notare a Nordio che dare del “paramafioso” al Csm, da parte del ministro della Giustizia, non è una cosa molto corretta. Del resto che quello di Nordio fosse uno scivolone lo avevano capito tutti. Come era stato uno scivolone, qualche giorno prima, sul fronte opposto, la dichiarazione di Gratteri che insultava gli elettori che voteranno Sì. Gratteri è procuratore di Napoli, anche lui è una figura istituzionale, e per di più ha il potere di indagare e fare arrestare i cittadini di Napoli, anche quelli che voteranno Sì e che potrebbero considerarlo un pochino prevenuto verso di loro…

La dichiarazione di Giorgia Meloni dell’altra sera conferma che ai vertici del centrodestra l’idea di diritto è molto fragile. La presidente del Consiglio si chiede, polemicamente, quale messaggio trasmetta una sentenza che impone all’Italia di risarcire gli armatori di una nave tenuta illegalmente ferma per mesi. È molto preoccupante scoprire che il capo del governo – non un deputato peones di Fratelli d’Italia – pensi che le sentenze siano messaggi. O contengano dei messaggi. Vecchia idea collegata con la cultura dello Stato etico. E con il diritto come era stato organizzato negli anni del fascismo. Ma i magistrati, negli stati democratici, sono tenuti ad emettere sentenze che esclusivamente rispettino e impongano le leggi vigenti. Non possono e non devono mai orientare le loro sentenze a favore o contro le politiche dell’esecutivo. Questo è un principio monumentale dello Stato di diritto. E non c’entra niente neanche con la questione dell’indipendenza del pubblico ministero (che esiste in alcuni stati occidentali e non esiste in altri) perché le sentenze le emanano i giudici, non i pubblici ministeri. Ieri Giorgia Meloni è tornata ad avanzare una richiesta irricevibile: che i magistrati siano politicizzati e seguano e favoriscano le politiche del governo. Se le politiche del governo puntano a ridurre il numero degli sbarchi di profughi, allora i giudici – secondo la dottrina Meloni – non possono emettere sentenze a favore dei profughi.

La riforma e la separazione delle carriere ha lo scopo esattamente opposto ai desideri della premier. Il suo obiettivo è quello di aumentare l’indipendenza del giudice rispetto alle Procure. Di rafforzare la sua imparzialità e terzietà. Il centrodestra dà continuamente l’impressione di non averlo capito. Gran parte del centrodestra, a partire dalla sua leader, sembra convinto che il referendum serva a colpire la magistratura e a ridurre i suoi poteri rispetto all’esecutivo. In questo modo, ogni volta che parlano, portano argomenti alla campagna elettorale del No. Alla fine rischiamo di trovarci in una campagna elettorale dove la lotta è tra due schieramenti che non hanno la minima idea del contenuto, del senso, e dello scopo della riforma.

Quanto alla vicenda di Carola Rakete, comandante della nave di soccorso fatta bloccare da Salvini all’ingresso del porto nel 2019 (per la quale si sono indignati governo e giornali di destra) non c’entra niente con la sentenza dell’altra sera del tribunale di Palermo che ha riconosciuto all’armatore della Sea Watch un risarcimento per il fermo illegale della sua nave. La vicenda della Rakete, che pilotava la Sea Watch, si è conclusa da tempo con il suo proscioglimento. La magistratura riconobbe che la comandante aveva fatto la cosa giusta attraccando alla banchina nonostante l’opposizione della Guardia di Finanza. E che era stata la Guardia di Finanza a sbagliare eseguendo una manovra molto rischiosa nel tentativo di bloccare la Sea Watch. Stop. La sentenza dell’altro giorno non entra nel merito di una vicenda giudiziaria chiusa ma semplicemente quantifica il danno arrecato alla Sea Watch (e ai suoi armatori) bloccata in porto per quattro mesi quindi inutilizzabile. Siccome il blocco era illegale, lo Stato, ovviamente, è stato condannato a risarcire. Possibile che non esista nessuno nell’ufficio studi di Palazzo Chigi in grado di spiegare questi concetti così semplici alla presidente del Consiglio?

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Redazione Eventi e News Redazione Eventi e News in Italia