Una sentenza storica condanna i Paesi Bassi: devono proteggere gli abitanti di Bonaire dalla crisi climatica

Gen 29, 2026 - 22:30
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Una sentenza storica condanna i Paesi Bassi: devono proteggere gli abitanti di Bonaire dalla crisi climatica

C’è voluto qualche anno, ma l’iniziativa messa in campo da Greenpeace Netherlands e otto cittadini dell’isola caraibica di Bonaire ha avuto successo e può fare da spartiacque tra un prima e un dopo. Con una sentenza che l’associazione ambientalista non esita a definire storica in materia di giustizia climatica, un tribunale olandese ha stabilito che i Paesi Bassi non proteggono in modo adeguato il territorio dell’isola situata al largo delle coste del Venezuela (ex colonia olandese e dal 2010 municipalità speciale dei Paesi Bassi) dagli effetti della crisi climatica, con ciò violando i diritti umani e dei circa 26 mila abitanti lì presenti.

La Corte distrettuale dell’Aia ha accolto il ricorso presentato dal gruppo di residenti di Bonaire insieme a Greenpeace affermando che gli abitanti dell’isola «vengono trattati in modo diverso rispetto a quelli della parte europea dei Paesi Bassi senza una valida ragione». Secondo i giudici, tale disparità costituisce una violazione dei diritti umani e il tribunale ha ordinato al governo olandese di fissare obiettivi intermedi vincolanti entro 18 mesi per la riduzione delle emissioni di gas serra e la messa a punto di misure di adattamento.

Questa sentenza arriva dopo un parere consultivo della Corte internazionale di giustizia, secondo cui gli Stati che violano i propri obblighi climatici compiono un atto «illecito». I giudici olandesi, in particolare, hanno ritenuto che lo Stato ha violato le molteplici disposizioni della Convenzione europea dei diritti dell'uomo (art. 8 e 14 e articolo 1 del protocollo n. 12), citando un trattamento discriminatorio dei cittadini di Bonaire e l'incapacità da parte dello Stato olandese di ridurre le emissioni di gas serra e proteggere le persone dagli attuali impatti dei cambiamenti climatici.

Greenpeace ha definito il caso di Bonaire «il primo grande banco di prova» per le politiche di mitigazione e adattamento degli Stati dopo il pronunciamento della Corte, sottolineando che potrebbe costituire un precedente di portata globale.

I Paesi Bassi, noti per il loro avanzato sistema di dighe e barriere contro l'innalzamento del mare, secondo i ricorrenti non garantiscono lo stesso livello di protezione ai territori d'oltremare, come Bonaire. Gli attivisti chiedevano un piano di adattamento per l'isola entro aprile 2027 e una riduzione delle emissioni di CO2 a zero entro il 2040, invece del 2050 concordato a livello Ue.

Il governo aveva sostenuto che l'elaborazione di un piano contro il cambiamento climatico fosse un «compito autonomo» delle autorità locali. Ma secondo uno studio della Vrije Universiteit di Amsterdam, il mare potrebbe inghiottire fino a un quinto di Bonaire entro la fine del secolo.

Dice Onnie Emerenciana, uno dei querelanti di Bonaire contro il governo olandese: «Sono molto felice. Oggi stiamo scrivendo la storia. Finalmente L'Aia non può più ignorarci. Il tribunale sta tracciando una linea nella sabbia. Le nostre vite, la nostra cultura e il nostro Paese vengono presi sul serio. Lo Stato non può più chiudere gli occhi. Il prossimo passo è quello di liberare fondi e competenze per piani d'azione concreti volti a proteggere la nostra isola. Dobbiamo davvero farlo insieme, Bonaire non può risolvere questo problema da sola».

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Redazione Eventi e News Redazione Eventi e News in Italia