Val Bisagno, nello studio del Politecnico un sistema di spostamento di massa alternativo allo Skymetro

Genova. Pochi giorni dopo lo stop ufficiale allo Skymetro con una delibera di giunta che certifica l’impossibilità a proseguire con l’appalto, il Comune di Genova inizia a ragionare sulla soluzione alternativa per la mobilità della Val Bisagno, soluzione contenuta nello studio affidato dall’amministrazione al Politecnico di Milano per un importo di poco più di 100mila euro.
Oggi una prima bozza dello studio, contenente quella che potrebbe essere la nuova modalità di sistema di spostamento di massa per la vallata, è stata presentata alla sindaca Silvia Salis e all’assessore alla Mobilità Emilio Robotti direttamente dall’ingegnere e docente del Politecnico Pierluigi Coppola, esperto di mobilità, insieme al suo staff.
Top secret l’idea che occupa gran parte del documento. Quello che si sa, stando a indiscrezioni, è quello che il nuovo sistema non sarà. Non sarà lo Skymetro. Non ricalcherà necessariamente il tracciato dello Skymetro. Non sarà costoso come lo Skymetro (si parla di una spesa “infinitamente più economica”) e non avrà bisogno di tempi lunghi per la sua realizzazione. Un identikit che porterebbe a domandarsi perché una soluzione simile non si sia già concretizzata ma è evidente che la messa in pratica non è così semplice.
Tanto che il Comune avrebbe già chiesto alcune modifiche, che arriveranno entro la fine di gennaio insieme allo studio definitivo, per integrare in maniera più armoniosa questo ignoto sistema di trasporto di massa con la viabilità e l’assetto dei quartieri, in particolare sulla Bassa Val Bisagno.
In base alle frammentarie informazioni sulla tipologia di infrastruttura, in primo luogo costi e tempi, quasi certamente si possono escludere ipotesi come tram o tragitti sotterranei metropolitani. Quello su cui l’amministrazione potrebbe puntare – e se ne era già parlato mesi fa – sarebbe un cosiddetto sistema di Bus rapid transit, soluzione adottata in città come Perugia e Bari. Di fatto una sorta di “asse di forza” implementato e potenziato, caratterizzato da elevata frequenza e velocità, caratteristiche che, quindi, non possono prescindere da un’alta percentuale di corsie riservate.
Se così fosse, il Comune dovrebbe trovare anche il modo di attutire eventuali posti auto persi e spazi destinati al traffico privato. Un’eventuale richiesta di finanziamento al governo, quando nel 2026 usciranno i nuovi bandi sullo sviluppo della mobilità urbana, potrebbe includere anche fondi per una serie di azioni di mitigazione dell’impatto della nuova infrastruttura. Era stata la stessa sindaca Salis a dire che il Comune avrebbe partecipato al primo bando utile.
È intenzione dell’amministrazione avviare un percorso di partecipazione con i municipi, i comitati, le associazioni e i cittadini una volta che lo studio sul nuovo sistema sarà pronto e depositato. Insieme alle indicazioni sulle soluzioni possibili per migliorare la mobilità sarà allegata un’analisi dei flussi. Sempre secondo quanto risulta, i numeri sugli spostamenti evidenziati dal Politecnico rappresenterebbero una fotografia molto diversa rispetto ai numeri che accompagnavano il progetto dello Skymetro.
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