Asl3, Bottaro va in pensione: “Grazie a tutti. La riforma sanitaria? Necessaria ma solo il tempo dirà se è quella ideale per la Liguria”

Genova. “Sono giorni belli, dove riaffiorano mille ricordi di quanto fatto fino ad oggi. Al contempo sono giorni non semplici: oltre a dei grandi professionisti lascio una famiglia”. Con queste parole il direttore generale di Asl3. Luigi Carlo Bottaro, si congeda dopo 10 anni alla guida dell’Azienda. Il 31 dicembre 2025 il direttore generale uscirà dal suo ufficio, dove ha diretto per dieci lunghi anni l’Asl genovese, per l’ultima volta. A capo dell’Azienda genovese dal 1 agosto 2016 (per i due anni precedenti ne era stato direttore sanitario) il dottor Bottaro ha scelto Genova24 per rilasciare la sua ultima intervista.
In questi anni ha visto la sanità trasformarsi diverse volte. Ha attraversato, come da lui stesso definiti, “due eventi tra i più complessi in assoluto, sotto tutti i punti di vista, della mia carriera“: quello del Covid e, precedentemente, il crollo del Ponte Morandi. “Due battaglie che abbiamo affrontato tutti insieme – ci spiega – da solo non avrei potuto fare niente”.
Lungo quasi tutta l’intervista, il direttore generale, ha parlato di cooperazione e il termine che ha usato con più consuetudine è stato: famiglia. “Ho avuto una grossa responsabilità: quella che quasi 5400 persone mi guardavano quotidianamente come punto di riferimento. E’ stato impossibile salutare tutta questa grande famiglia, uno ad uno, e quindi ho lasciato loro un messaggio – prosegue – credo che il cambiamento migliore che abbiamo apportato in Asl3 sia stato quello di aver creato una rete di professionisti che definisco, appunto, famiglia”.
“A volte non siamo andati tutti d’accordo, abbiamo avuto divergenze su diversi argomenti ma poi abbiamo sempre trovato il modo di fare l’interesse del paziente e dell’Azienda”, aggiunge.
Il dottor Bottaro il 31 dicembre chiuderà la sua porta ma di fatto, in concomitanza, chiuderà anche l’Asl3 in quanto dal 1 gennaio 2026 partirà la riforma sanitaria voluta dal presidente Bucci e dall’assessore alla sanità, Massimo Nicolò. Dal 1 gennaio del nuovo anno ci sarà l’unione delle 5 aziende territoriali con peculiarità assai diverse in un’unica Azienda.
Sarà Marco Damonte Prioli, nominato direttore generale dell’Azienda Tutela Salute Ligure, a guidare la nuova sanità ligure. Il dottor Bottaro sarà “semplicemente” uno spettatore. “Uno spettatore interessato o no? Certamente sì – afferma – ho sempre sostenuto che la sanità, sia a livello nazionale che regionale non potesse continuare ad avere lo stesso asset da diverso tempo. Una riforma era necessaria“.
Bottaro ha inoltre sottolineato che una riforma era imprescindibile anche in conseguenza al fatto che diverse cose sono mutate rispetto ad una decina di anni fa. “In primis la carenza di medici e infermieri – ci spiega – carenze note in tutto il nostro Paese. Anche a livello informatico o tecnologico ci sono state diverse novità importanti, che rendevano la nostra sanità “obsoleta“. La riforma era necessaria”.
“Se mi sento in grado di giudicarla? Troppo presto. Bisogna aspettare la sua applicazione al territorio. E’ una proposta di riorganizzazione che è stata fatta nel diritto e dovere di ciò che compete alla Regione – continua – ora si dovrà mettere in condizione i professionisti di poterla applicare al territorio”.
Ciò che Bottaro ci tiene a sottolineare è la centralità del paziente, centralità che questa nuova riforma non dovrà assolutamente minare. “Io ho sempre pensato che il nostro datore di lavoro è l’utente, la persona da far “contenta” è il paziente – prosegue – la gestione della sanità è un grosso problema ma tutto deve ruotare in funzione del paziente e anche dei professionisti”.
“Le risposte vanno date ai cittadini ma per darle in maniera adeguata e soddisfacente bisogna far si che anche gli operatori che lavorano nel mondo sanitario siano contenti. Se i professionisti sono felici e lavorano in un luogo consono alle loro aspettative riescono a dare risposte più efficienti e veloci agli utenti. Il cittadino è il giudice dal quale non possiamo scappare“, afferma. Bottaro sottolinea più volte come la salute sia apartitica, e come le scelte che la riguardino non devono tenere conto delle diversità oggettive.
Secondo il direttore generale la nuova sfida che dovrà affrontare il mondo della sanità e la Regione Liguria “non sarà una partita semplice, soprattutto perché le tempistiche sono strette“.
In Italia ci sono decine di modelli diversi di organizzazione strutturale della sanità e come sottolinea Bottaro “bisogna che si adattino il meglio possibile al territorio“. “Se questo che scatterà il 1 gennaio è il modello ideale per la Liguria, ad oggi, non so valutarlo. Bisogna aspettare la sua attuazione sul campo, ma mi fido di chi lo ha scelto”.
Secondo il numero 1 dell’Asl3 quel che sicuramente la riforma della sanità dovrà migliorare sarà la gestione degli accessi ai vari pronto soccorso genovesi. In questi anni, mesi sono diverse le polemiche che sono ruotate attorno alla saturazione dei pronto soccorso e dei lunghi tempi d’attesa per la presa in carico del paziente. Molte le testimonianze di pazienti che denunciavano il fatto di come i pronto soccorso genovesi fossero al collasso in diversi periodi dell’anno (soprattutto quelli festivi).
Se da una parte l’afflusso “incontrollato” potrebbe derivare dal fatto che non c’è una vera e propria educazione sanitaria che permetta agli utenti di capire se la necessità di recarsi al pronto soccorso è reale o meno, dall’altra, la ricerca di risposte immediate da parte dei pazienti viene esaudita (quasi esclusivamente) al pronto soccorso.
L’organizzazione dei medici di medicina generale ha mantenuto gran parte delle regole attuate durante il periodo Covid cosicché, non essendo più contemplato l’accesso libero, si rende sempre necessario prenotare la visita ambulatoriale con il proprio medico curante. Ciò se da un lato favorisce una organizzazione più regolare degli appuntamenti, dall’altro mal si coniuga con le esigenze di un mondo dove tutto è accelerato, le risposte vengono richieste in tempo reale ancor più se si hanno timori per la propria salute. I pazienti pertanto sono ovviamente portati a rivolgersi all’unico luogo dove una risposta precisa e di qualità viene comunque sempre fornita in tempo reale, anche in casi in cui l’accesso al pronto soccorso non sarebbe necessario per gravità.
“Confido molto nell’apertura delle case di comunità e negli ambulatori di prossimità dove i cittadini potranno sicuramente trovare risposte immediate a problemi di salute di minore gravità lasciando che il pronto soccorso possa occuparsi dei pazienti con gravi compromissioni dello stato di salute”, afferma Bottaro.
Un ulteriore motivo di sovraffollamento dei pronto soccorso deriva da una mal gestione del dislocamento delle ambulanze tra i vari ospedali del territorio, creando così disparità di accessi troppo penalizzante.
“Dunque una delle grandi sfide che la riforma dovrà andare ad affrontare sarà anche questa – afferma Bottaro – la centralizzazione in un’unica azienda può, a mio avviso, dare grandi risposte anche da questo punto di vista. Lo dico da anni che era necessario avere un dipartimento dei pronto soccorso genovesi (soprattutto dei tre maggiori, ovvero San Martino, Galliera e Villa Scassi). La regolazione degli afflussi del pronto soccorso deve essere dettata dalla geografia del territorio e dai diversi momenti dell’anno. Una centralizzazione su un’unica Azienda ospedaliera può far si che i pronto soccorso traggano dei vantaggi dal punto di vista organizzativo. La funzione del numero unico per le emergenze sanitarie, il 118, deve far si che la distribuzione sia regolata secondo le diverse esigenze del territorio”.
Ciò che il direttore vuole far emergere è il fatto di come la partita deve essere vinta sul territorio e di conseguenza non ci si può esimere dall’investire risorse sul territorio. Investire appunto in strutture che “tolgano” del lavoro ai pronto soccorso, che li sgravino di casi che possono essere gestiti altrove e da altri specialisti. “Un progetto di cui vado molto fiero è quello che chiamiamo “ambulatorio del mal di denti” che si trova in Fiumara. E’ una struttura ricettiva che permette a chi ha urgenze odontoiatriche di trovare professionisti durante periodi nei quali i dentisti non sono reperibili. In questo modo abbiamo sgravato il pronto soccorso di casi in cui i pazienti, inevitabilmente, si recavano in ospedale per ricevere risposte immediate”.
Non ultimo secondo Bottaro va anche rafforzata ulteriormente la rete sanitaria nelle aree interne della Regione. “Noi sotto questo punto di vista abbiamo portato ottimi risultati, inserendo buone pratiche – afferma – abbiamo lavorato sulla realizzazione della casa di Comunità Valpolcevera e Valle Scrivia. Vorrei ricordare come questa nuova realtà era nata grazie a un accordo interistituzionale – tra Asl3, Regione, Comune di Genova, Città Metropolitana. Ci sono però ancora diverse cose da fare. La nuova riforma dovrà affrontare ulteriormente anche questa sfida”.
In chiusura una battura sul futuro: “Se farò il nonno? Quello certamente – conclude – adesso mi riposo un pochino ma poi ho intenzione di ripartire con un progetto sfruttando le mie competenze in ambito sanitario. Adesso è presto per parlarne, ora è tempo di salutare tutti. Voglio grazie i miei collaboratori, tutti i medici, gli infermieri, gli operatori socio sanitari che hanno lavorato con me in questi anni. Grazie per avermi supportato. Grazie a tutti“.
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