I confini del Partito democratico dopo l’intervista di Bettini sulla Russia

Gen 12, 2026 - 13:00
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I confini del Partito democratico dopo l’intervista di Bettini sulla Russia

Diversi esponenti del Pd di area riformista hanno protestato ieri per quella che considerano una richiesta di epurazione nei loro confronti, formulata domenica da Goffredo Bettini in un’intervista al Fatto quotidiano. A me però quello che colpisce di più, nell’intervista, è la ricostruzione della storia del mondo dopo il ’45: «L’Unione sovietica ha fatto ciò che voleva in Ungheria, a Praga, a Danzica. Gli Stati Uniti e l’Occidente, con medesimo metodo, sono intervenuti in Corea, in Vietnam, in Cile e in tutto il Sudamerica». Quasi che non ci fosse alcuna differenza tra i due campi.

In compenso, allora «tali violenze erano nell’ambito di un reciproco sforzo di garantire un equilibrio, una coesistenza, una riduzione degli armamenti… era presente il destino dell’umanità e la sua capacità autodistruttiva grazie all’atomica». Ma ecco che, dopo il crollo dell’Urss, mannaggia alla miseria, tutto cambia. «Il solo impero rimasto, gli Stati Uniti, la Nato e i paesi europei docili al seguito, hanno pensato di poter dominare da soli il mondo». Parole che fino a pochi anni fa nessun dirigente della sinistra italiana, forse nemmeno di Rifondazione comunista, si sarebbe sognato di pronunciare, e che stupiscono ancor di più in bocca a quello che è stato uno dei principali consiglieri e ideologi del Pd veltroniano.

A riprova della vistosa regressione politico-culturale in corso nel Partito democratico, probabilmente anche per effetto del lungo abbraccio con il Movimento 5 stelle (strategia di cui Bettini è peraltro il primo sostenitore). Non stupisce, in questo revival terzinternazionalista, che il dirigente del Pd riassuma così il progetto putiniano: «La Russia intende proteggere i suoi enormi confini, improvvidamente avvicinati dalla Nato, con qualsiasi mezzo.

Anche con l’orrenda invasione dell’Ucraina». Che sarà pure «orrenda», ma evidentemente nella lettura bettiniana è poco più di un eccesso di legittima difesa, nato dalla necessità di proteggere i propri confini. Il declino politico e morale del Pd è segnato però soprattutto dal fatto che sia Bettini, sulla base di queste analisi, a chiedere di «fare chiarezza sulle posizioni di alcuni democratici convinti che con la Russia si possa dialogare solo con le armi», e non l’intero gruppo dirigente, i militanti, gli elettori a chiedere alla segreteria di fare chiarezza sulle posizioni di Bettini.

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